Il Pdl non ha pace e ciò che poteva restituirgliene, le primarie, sono sempre più in forse. Lo si deduce dalle dichiarazioni di ieri di Silvio Berlusconi e dalla successiva apertura del segretario Angelino Alfano ad una sua nuova candidatura per le politiche. Un tira e molla che va avanti dallo scorso 24 ottobre quando l’ex premier annunciò la data delle primarie e che logora il gruppo dirigente, disorientando anche coloro che ormai davano per certe la consultazione per il rilancio dell’attività politica. Come per il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ieri è tornato ad insistere nel percorso di nomina del prossimo candidato attraverso una consultazione popolare e la sua ex compagna di partito (Alleanza Nazionale, ndr) e candidata per le primarie Giorgia Meloni, che oggi assicura che, comunque vada, lei sarà della partita: “Anche nel caso di una discesa in campo di Berlusconi sarebbe bello fare le primarie – afferma la parlamentare dalle pagine del Corriere della Sera-. Una volta avviato questo meccanismo di partecipazione per dare un segnale di discontinuità, sarebbe un errore fermarsi. Magari si potrebbero posticipare a gennaio”. 

Secondo l’ex ministro della Gioventù “è meglio farsi indicare dai cittadini piuttosto che da una struttura oligarchica come l’ufficio di presidenza, e questo credo debba valere anche per Berlusconi. Il 2008 è ormai lontano e una rilegittimazione è indispensabile”. Meloni auspica l’approvazione di una legge elettorale, invocata da mesi dal presidente della Repubblica e in calendario in Senato da mercoledì, che consenta la nascita di una maggioranza politica. “Preferisco perdere alle elezioni piuttosto che abdicare all’idea che siano i cittadini a scegliere il governo”, dichiara l’ex ministro. “Se il Pdl è in difficoltà, la risposta non è scardinare il sistema ma chiedersi perché il Pdl ha perso consensi e cercare di riconquistarli”. Ma nel partito non tutti sono convinti che il Pdl possa proseguire la sua esperienza politica senza il suo padre fondatore. E’ il caso dell’ex ministro della Cultura Sandro Bondi, che dalle pagine de la Repubblica sottolinea: “Chi aveva pensato di costruire un nuovo centrodestra senza o contro Berlusconi non solo è uno smemorato dal punto di vista morale, ma è soprattutto un velleitario dal punto di vista politico”. Per il senatore del Pdl, “oggi esiste un grande spazio politico ed elettorale per rilanciare lo spirito modernizzatore di Forza Italia”, e “in tanti”, assicura, seguiranno il Cavaliere.

Bondi critica il segretario del Pdl Angelino Alfano, responsabile secondo lui di una “sortita demagogica sugli indagati mutuata dal linguaggio della destra giustizialista. Una posizione infelice come quella del paragone tra Berlusconi e Scalfari. E’ stata una sorpresa e un rammarico per me, che ho sempre nutrito stima e sostegno per lui”. Per l’esponente del Pdl “gli ex An, i capigruppo di Camera e Senato e Formigoni hanno creato una corrente dorotea che non si fondava su alcuna ipotesi di rinnovamento e anzi la escludeva. Alfano purtroppo si è fatto irretire dalla morsa – afferma – rinunciando al rinnovamento di cui molti lo avevano ritenuto capace”. Alla linea di Bondi si aggiunge l’ex ministro e parlamentare del Pdl, Gianfranco Rotondi: “Io sono un Dc e nel centrodestra ammiravo Tatarella, quindi sono sempre per l’armonia e spero che gli scontri nel PdL siano un romanzo dei giornali tanto più che, per fortuna, nessuno mi annovera negli eserciti in presunta guerra. Non si può pensare ad un Berlusconi senza Berlusconi, né esiste la possibilità di un percorso diverso tra Alfano e Berlusconi. In ogni caso – conclude Rotondi – noi Dc diremo la nostra sabato al convegno di Modena”. 

Nel dibattito si inserisce anche Roberto Maroni, segretario della Lega, indicato ieri da Berlusconi come possibile unico candidato. “Se fossi Alfano direi: ‘si facciano le primarie anche se Berlusconi si candida’. Ben venga Berlusconi, magari vincerà lui ma anche Bersani, segretario del partito del Pd, ha voluto le primarie. Bersani – dice a Sky – ha rischiato e ha fatto bene. La mia sfida però è far sì che la Lega diventi il primo partito del nord”.