Il testo di riforma della legge elettorale è stato calendarizzato per mercoledì 28 novembre al Senato. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. “Così – spiega Renato Schifani – il Senato fa ciò che ha promesso ai cittadini e nei colloqui con le alte cariche dello Stato”. Ad oggi, però, l’intesa tra Pd e Pdl sembra lontana. “La speranza è l’ultima a morire – afferma il presidente del Senato parlando con i giornalisti a Palazzo Madama – io mi auguro ancora che arrivi in aula con un’ampia condivisione”. Per Schifani, seconda carica dello Stato, “una cosa è certa, il Senato – ripete – rispetterà gli impegni assunti nei confronti dei cittadini e nel corso dei colloqui tra le altre cariche istituzionali. La prossima settimana, anche lavorando venerdì e sabato, il testo – assicura – sarà definitivamente votato nell’aula di questo ramo del Parlamento, mi auguro con grandi numeri di convergenza”.

Tre giorni fa il presidente della Repubblica, che già a luglio aveva scritto ai presidenti dei due rami del Parlamento, aveva convocato Schifani e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, per sollecitare l’impegno a varare la riforma entro le prossime elezioni.  Ancora oggi il capo dello Stato è tornato a parlare della necessità della riforma. La campagna elettorale non deve stremare il Paese; l’obiettivo deve rimanere “il bene dell’Italia”. Per il presidente  si devono dare risposte efficaci alle “sfide” e ai “problemi” del Paese. E per questo ‘esige’ che “si individui un limite oltre il quale la discordia dei partiti non possa spingersi”. Insomma i partiti facciano pure la loro campagna elettorale ma siano ben consapevoli che ci troviamo in una “fase cruciale e critica per l’Italia”. E’ un richiamo a quella che definisce “una comune responsabilità per il bene del Paese”. 

E’ probabile che ad approdare in Aula sia un testo votato dall’asse della ‘vecchia maggioranza’ Pdl, Lega, Udc con l’appoggio di Mpa e Coesione Nazionale. Un’ipotesi che, qualora si verificasse, rappresenterebbe per il Pd un “colpo di mano inaccettabile”. E che, tra l’altro, non metterebbe in sicurezza il testo dalle insidie dell’Aula, soprattutto di quella della Camera. Tutto questo al netto dell’ennesimo tentativo di mediazione del senatore leghista Roberto Calderoli pronto a mettere sul piatto una nuova formulazione del suo lodo, il cosiddetto ‘ascensore’: il premio progressivo a chi arriva primo alle elezioni ma non supera la soglia necessaria a vincere il premio di maggioranza. La nuova proposta dovrebbe essere formalizzata in commissione domattina ma, allo stato, non sembra in grado di determinare la svolta che porti all’intesa. Il nuovo rinvio tra l’altro, spiega qualcuno, è anche funzionale a ‘scavallare’ le primarie del centrosinistra di domenica, prima delle quali è difficile che, anche qualora ci fosse da parte dei democrats una disponibilità che al momento sembra lontana non potrebbe comunque essere formalizzata in questi giorni. Calderoli immagina un premio del 25% dei seggi conquistati alla prima lista o coalizione di liste qualora si attesti tra il 35 e il 45%. Per il Pd quel 25 deve diventare almeno un 30 ma Calderoli fa già sapere che è una cifra troppo alta.

Per questo anche a sentire il presidente della commissione, Carlo Vizzini, sembra difficile che si arrivi a una sintesi. “C’è ancora un ragionamento aperto – sottolinea – per arrivare a una maggioranza ampia anche se per quello che credo io c’è una disponibilità a discutere sull’idea in sé ma sui numeri c’è una rigidità che non so se sia possibile superare”. Il Pd, tra l’altro, dopo una riunione al partito puntualizza, con la presidente dei senatori Anna Finocchiaro, che “per noi la frontiera è il lodo D’Alimonte”. Dall’altro lato il Pdl è indisponibile a un accordo col Pd che non comprenda l’intero testo. “Il Pd – dice Gaetano Quagliariello – ci deve dire che vota l’intera legge, sennò siamo come in un suk”. Il Pdl, tra l’altro, se la prende con l’indisponibilità del Pd ad accettare compromessi. “Da mesi – attacca la portavoce vicaria del Pdl Anna Maria Bernini – cercano pretesti per far saltare il tavolo e conservare l’attuale legge”. Intanto in commissione resta blindato il testo Malan. Sul nodo del premio di maggioranza però l’Udc lancia qualche segnale di fumo con una astensione che, come spiega Giampiero D’Alia, ha l’obiettivo di spingere a un’intesa tra Pdl e Pd. Qualora non ci fosse un accordo, in ogni caso, i centristi sarebbero comunque orientati ad appoggiare il testo Malan vista la necessità di riformare il Porcellum