Le “perle” in realtà, sono state parecchie. Ma quelle che segneranno – nella memoria di molti – la storia del Pdl all’ultimo atto delle primarie, sono senza dubbio due. Quando Alfano, ridotto all’angolo in riunione dopo che Berlusconi aveva smontato ferocemente l’idea stessa delle primarie, lo ha guardato negli occhi e ha tirato fuori tutto quello che aveva dentro: “Non siamo mica barzellettieri..”. E la seconda, sullo stesso tenore, sempre quando il segretario ha puntato dritto al cuore del Cavaliere accusandolo platealmente di “rincorrere gelatai”, forse dimentico che oltre ad aver lusingato come volto nuovo del partito il giovane proprietario della nota gelateria Grom di Torino, sulle navi da crociera Berlusconi suonava il piano, raccontava barzellette, ma soprattutto offriva gelati alle signore. Più tardi il segretario ha chiarito di aver detto “barzellettati” (ovvero oggetto di barzellette) anziché promotori delle medesime (appunto “barzellettieri”), ma nessuno ci ha creduto. C’è stato uno scontro, negato da Berlusconi perchè “con Alfano c’è la massima sintonia”.

Invece è stato davvero “da brivido”, come ha raccontato a caldo un’ancora scossa Daniela Santanchè. Lungi, dunque, dal credere che quelle di Alfano possano essere state semplici gaffe o cadute di gusto; tra Angiolino e Silvio c’è stato un corpo a corpo di inusitata violenza verbale, “da accapponare la pelle” per dirla con un ex fedelissimo come Giuliano Cazzola. Alla fine, la linea Alfano sembra aver prevalso, perchè il Cavaliere, visti i toni più aspri e incontrollabili del previsto, ha preferito “mettersi a disposizione”, convinto tuttavia che per far risorgere il partito ci voglia “una rivoluzione” oppure “uno come me nel ’94”, ma tanto ormai aveva perso la partita di far saltare le primarie.

Insomma, alla fine Silvio ha alzato bandiera bianca. Ben sapendo che le primarie non potranno che rappresentare un vero e proprio bagno di sangue per il partito. Non solo perchè – come felicemente intuito dallo stesso Cavaliere – metteranno in evidenza tutte le vere spaccature e i livori personali usciranno allo scoperto. Ma, soprattutto, perchè a votare ci andranno veramente in pochi. >Come aveva svelato ilfattoquotidiano.it e come ha confermato Berlusconi durante l’ufficio di presidenza, ci sono sondaggi sulle primarie di Alessandra Ghisleri che parlano di un misero 8% dell’elettorato convinto ad andare a mettere la scheda nelle urne delle primarie Pdl. Un bagno. A cui si è aggiunto anche un altro elemento di divisione e di rottura: si è dimesso, improvvisamente, il tesoriere storico del partito, Rocco Crimi. Lo ha fatto subito dopo un’intemerata di Sandro Bondi (nell’ufficio di presidenza) che ha chiesto l’azzeramento di tutte le cariche interne per favorire il rinnovamento. In molti sanno che covava la decisione da tempo, lo aveva già detto a Berlusconi portandogli i preventivi dei costi delle primarie, circa 3 milioni di euro che in cassa non ci sono e che, a questo punto, dovrà sborsare direttamente il Cavaliere. Crimi, insomma, si è sottratto dalla responsabilità di portare il Pdl allo sfascio anche economico ed ha gettato platealmente la spugna.

Altro guaio per il Cavaliere. Che, comunque, ora assapora la possibilità di togliersi di torno un partito morto attraverso delle primarie che si riveleranno un’ecatombe di consenso e un boomerang mediatico; un’emozione che, in fondo, non ha prezzo. C’è già un nuovo soggetto politico, infatti, in rampa di lancio. E’ una lista di industriali ed imprenditori che al Senato potrebbe anche essere capitanata da Briatore, ma che avrà nell’industriale Gianpiero Samorì la vera “punta di diamante”. Nel partito hanno l’idea che sia lui l’uomo che Berlusconi userà per spacchettare il Pdl in più liste, probabilità che trova la netta contrarietà di Alfano. Samorì, però, è davvero un intimo di Berlusconi, anche se lui ha negato in pubblico persino di conoscerlo: “Mi è stata attribuita una ricerca di volti nuovi, un certo signor Samorì che ho incontrato una sola volta nella vita e che non ritenevo nemmeno fosse interessato alla politica”. Macchè. Samorì è stato braccio destro di Dell’Utri negli anni ’90, ai tempi dei circoli del Buongoverno. Oltre che a Marcello, Samorì è anche vicino al fratello Alberto, ma soprattutto è un uomo che conosce come se stesso il bel mondo della finanza, anche quella più cattiva. Banchiere, imprenditore, esperto in scalate bancarie, ultimamente Samorì ha inanellato una serie di colpi. È entrato nell’editoria – nel gruppo Monti Riffeser, che edita Giorno e Nazione e Carlino – e soprattutto nel salotto della finanza che conta, acquisendo, lo scorso 25 ottobre, lo 0,40% del capitale di Mediobanca tramite Modena capitale. La chiave del suo successo di oggi è la vicinanza a Denis Verdini, con il quale i lavori per la nuova lista sono già in fase avanzata.

Soprattutto, al Cavaliere Samorì serve perchè è ricco. Pensa di accollargli tutte le spese della prossima campagna elettorale, visti i tempi di magra che corrono ad Arcore. E questa, di certo, non sarà la rivoluzione, come la intendeva Alfano, ma di sicuro per Berlusconi è l’ultima occasione “per non lasciare il Paese in mano alla sinistra.” Comunque, nessun sentimento di rivalsa o di rivincita nei confronti di Alfano definito come “un figlio” (e sono sicuro che lui mi consideri come un padre, ha spiegato il Cavaliere nel vertice di palazzo Grazioli), ma per Silvio il futuro è altro. “Avevo pensato a un’altra proposta – ha concluso Berlusconi – e cioe’ far votare la scelta del nostro leader agli iscritti del Pdl attraverso dei call center in 10-12 giorni’, ma le primarie del Pdl sceglieranno il nostro candidato premier qualora si dovesse andare a votare con questa legge elettorale”. Ma tanto ormai sono tutti in attesa di verderlo tirare fuori “un dinosauro dal cilindro”. Lui stesso, forse?