Non andare a votare è stata considerata l’unica alternativa a Beppe Grillo. Oggi in Sicilia domani nel resto d’Italia, il partito dell’astensionismo che ha conquistato l’isola si sposterà nel resto della Penisola avanzando con sempre maggior impeto. Un uragano, alimentato dall’incapacità di rinnovarsi dei partiti tradizionali e dallo ‘spread’, ormai inaccettabile, tra la realtà in cui sono costretti i cittadini e quella (di privilegi) dei politici. La lettura mette d’accordo la maggior parte dei sondaggisti. Da Nicola Piepoli a Roberto Weber di Swg.

“Non c’è stato il rinnovamento politico che i cittadini auspicavano e quindi hanno risposto con gli strumenti a loro disposizione”, commenta Renato Mannheimer. “Il segnale è molto importante, c’è stato un forte incremento anche rispetto alle precedenti elezioni siciliane e si sono raggiunti limiti prima mai neanche immaginati”, conclude il presidente dell’Ispo (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione). La conseguenza “preoccupante – spiega invece Weber – è che da domani chi governerà la Sicilia lo farà rappresentando solo una parte minima dei governati e accadrà così anche nel Lazio e in Lombardia nei prossimi mesi, fino alle politiche”. Perché “è chiaro che Grillo a Roma porterà 130 parlamentari almeno”, aggiunge. E l’unico sfidante del Movimento 5 Stelle sarà l’astensionismo.

IN ALCUNI PAESI della Sicilia ha votato il 20% degli aventi diritto. Ad Acquaviva Platani, in provincia di Caltanissetta, hanno scelto il loro candidato solo 600 persone su 3100. A Riesi quattro mila su 14mila. Complessivamente ha votato il 47,43% dei siciliani contro il 66,68% di affluenza del 2008. “Alle politiche su dato nazionale si perderanno dagli otto ai sei milioni di voti”, analizza Weber. “Ci potrà essere un soprassalto se i partiti cosiddetti tradizionali sapranno leggere con obiettività e realismo il dato siciliano, ma se nel 2006 hanno votato 38 milioni di italiani, 36 due anni dopo, alle prossime politiche andranno alle urne in 30 milioni”. Anche perché, prosegue Weber, il movimento di Grillo ha conquistato voti da tutte le parti: “Sia dal centrosinistra sia dal centrodestra; il malessere è alto, altissimo”. Analisi ancora più pessimista, se possibile, è quella che tratteggia Nicola Piepoli. “Siamo all’anarchismo. Il fenomeno è molto superiore alle aspettative. Io prevedevo Grillo a livello nazionale al 15% ma con il risultato siciliano possiamo dire che andrà oltre il 22% previsto”.

Il voto di domenica conferma i sondaggi ottimistici delle ultime settimane per il M5S e anzi supera le previsioni. “Grillo e astensione, astensione e Grillo: le due cose andranno insieme”, aggiunge Weber che prevede un risultato pesantissimo “nel Lazio in particolare, dove il malcostume e la politica hanno profondamente deluso: tra la vita dei politici e quella degli elettori c’è una sorta di spread, che in questi mesi ha superato ogni limite accettabile” . Lo spread tra eletti ed elettori non è fra l’altro limitata a un solo partito, spiegano i sondaggisti interpellati, ma tutti indistintamente “sono considerati responsabili della situazione”. Quindi il Pdl, con Silvio Berlusconi e Ruby, Scajola e la casa vista Colosseo a sua insaputa, fino a Re-nata Polverini e Batman Fiorito. Il Pd, con Filippo Penati e le ville di Luigi Lusi. Fli, con la casa di Montecarlo e la Lega con i soldi in Tanzania di Francesco Belsito. “Non capisco come facciano i partiti a non capirlo”, conclude Weber. Inoltre “tutti cercano di riunire i moderati, ma i moderati non ci sono più, non crescono, non si spostano e soprattutto non si riconoscono più in nessun partito”. E comunque, scherza Piepoli, “vince sempre chi non si astiene quindi vince e vincerà Grillo”.

da Il Fatto Quotidiano del 30 ottobre 2012