“Noi no”, è un grido contro la violenza sulle donne. A lanciarlo sono gli uomini di Bologna per una campagna di comunicazione che dall’Emilia Romagna vuole arrivare in tutta Italia. Perché ogni volta che si parla di violenze nei confronti del genere femminile, il rischio è quello di scordarsi di chi le commette, spesso padri, compagni e mariti (è di oggi la cronaca dell’ennesimo femminicidio avvenuto a Torino, ndr). A promuovere la campagna, la fondazione del Monte e l’associazione Orlando, grazie ad una campagna di comunicazione realizzata da Comunicattive e Studio talpa, vincitori di un bando promosso nel 2011.

Testimonial della campagna anche il capitano del Bologna calcio Alessandro Diamanti

“Noi no!” – dicono le responsabili di Comunicattive, – non vuol dire “noi non c’entriamo, noi siamo innocenti”, ma il contrario. È un modo per far prendere la parola agli uomini che possano così assumersi le loro responsabilità, mettendoci la faccia”. A lanciare la campagna una serie di manifesti per le strade di Bologna con volti di uomini accompagnati da tre verbi chiave e la loro spiegazione come da dizionario: minacciare, umiliare e picchiare. Perché violenza sulle donne è soprattutto ignoranza, dicono gli organizzatori e bisogna uscire dalla convinzione che tutto si risolva in un semplice incidente. A volte capita di minacciare, o dire una parola di troppo o dare uno schiaffo. Luoghi comuni da sfatare in una giustificazione della violenzache subito diventa pericolosa.

“L’idea diffusa – spiega Annamaria Tagliavini dell’associazione femminista Orlando – è quella per cui violenza sia soltanto l’atto fisico. Ma anche far temere che possa succedere qualcosa, avvilire la compagna o la sorella o l’amica è un gesto di violenza. Abbiamo bisogno di una vera rivoluzione culturale nel nostro paese: le donne hanno fatto molto, ora è arrivato il momento di responsabilizzare gli autori di queste violenze per fronteggiare un fenomeno ancora troppo diffuso”.

Un'immagine della campagna contro la violenza sulle donne "Noi no"
Un'immagine della campagna contro la violenza sulle donne "Noi no"

Una rivoluzione dunque, che vuole arrivare in quegli ambienti dove il tema è spinoso e difficile da trattare. “Purtroppo – continua Tagliavini – si pensa che occuparsi di violenza alle donne sia una cosa da “femministe”, da donne e basta. Il nostro intento è quello di parlare non a chi è già sensibilizzato, a intellettuali ed esperti in materia. Vogliamo arrivare ai cittadini, agli uomini del bar in fondo alla strada dove probabilmente si parla di “donne e motori”. Spesso la violenza è associata a un discorso seduttivo e noi vogliamo distruggere quel luogo comune, perché la violenza è da condannare e basta”. Per questo i testimonial della campagna vengono dagli ambienti più disparati: primo fra tutti il capitano del Bologna calcio Alessandro Diamanti, poi lo scrittore Stefano Benni, gli attori Ivano Marescotti e Giampaolo Morelli, il regista Giovanni Veronesi e il professor Stefano Bonaga. Anche se a fare più rumore in rete sono le parole dei cittadini che hanno deciso di lasciare la loro testimonianza: dal tassista, all’istruttore di boxe fino al videomaker. Tutti in coro con una spilla rossa appuntata sulla giacca hanno lanciato il loro “Noi no” per ribadire l’importanza di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza alle donne.

Ivano Marescotti, testimonial della campagna "Noi no"
Ivano Marescotti, testimonial della campagna "Noi no"

La seconda fase della campagna prevede la costruzione di una community online tramite il sito, dove chiunque può lasciare testimonianza e adesione. L’obiettivo è quello di superare i confini dell’Emilia Romagna e coinvolgere quante più persone possibile. “Il “noi” di NoiNo.org – si legge dal manifesto online – è una prima persona maschile plurale. Perché non siamo un’associazione né un partito: siamo una rete di uomini diversi tra loro. Ognuno con la sua idea di che cosa vuol dire essere un uomo: in NoiNo.org c’è spazio per tutti. Tranne che per i violenti”.

E se la campagna sembra molto semplice e diretta, a evidenziarne la necessità sono gli ultimi dati raccolti sulla diffusione del fenomeno in Italia. 98 le vittime registrate dall’inizio dell’anno secondo i dati di Telefono Rosa (99 con l’accoltellamento di oggi), il call center che denuncia dal 1988 la violenza subita da parte delle donne italiane. Una media di una donna uccisa ogni dieci giorni, una statistica agghiacciante che si aggrava se si considera la difficoltà di misurare un sommerso che spesso fatica a rivelare gli abusi. Per questo, una delle nuove strategie per arginare il fenomeno prevede di sensibilizzare chi commette violenza.

Una mobilizzazione al maschile dunque, che ricorda quella di “Walk a mile in her shoes”, marcia politica organizzata in tutto il mondo dove uomini sfilano con tacchi a spillo per promuovere una campagna contro stupri e violenze. Un gesto di campo per ricordare che la violenza sulle donne non è una guerra uomini contro donne, ma un disagio del quale bisogna non solo parlare e discutere, ma anche cominciare a individuare i responsabili.