Italia strano Paese. Abbiamo festeggiato l’anno scorso i centocinquant’anni dell’unità, ma stenta ad emergere un vero senso di identità comune. Ho letto su Facebook un divertente post che simboleggia a mio avviso in modo sintetico ed efficace il cuore della questione: “Per gli italiani, gli italiani sono sempre gli altri”.

Quando ci assumeremo le nostre responsabilità di popolo? Ci siamo fatti governare per molti anni da un pagliaccio erotomane e corrotto che sublimava le nostre frustrazioni di maschi medi con le sue millantate attività erotiche accelerate, ininterrotte e nevrotiche. Ma lo hanno votato anche parecchie donne, cosa ancora più strana. 

Poi, pentiti di tanti eccessi, ci siamo consegnati mani e piedi legati a un banchiere severo che, dall’alto della sua presunta scienza e tecnica, ci ha messo tutti, chi più chi meno in mutande. E, agitando spauracchi di catastrofe, ha tagliato senza colpo ferire pensioni, demolito garanzie sociali, inferto colpi irreversibili a sanità, cultura e istruzione. Il tutto nel plauso pressoché generalizzato di una classe politica indegna, che continuava ad arraffare l’arraffabile, organizzando, con il denaro pubblico rubato ai servizi sociali ed al bene comune, osceni  festini e concedendosi vacanze milionarie ai Caraibi e altrove. Fino all’inevitabile intervento della magistratura, uno dei pochi settori ancora complessivamente sani di questo nostro Paese malato.

E se c’è chi protesta per questo andazzo che risulterebbe insopportabile a chiunque, è pronto il feroce manganello. Come per gli studenti che hanno manifestato venerdì scorso 5 ottobre. Una gioventù cui è stato sottratto ogni futuro dalle politiche dissennate che sono la diretta traduzione delle peggiori teorie neoliberiste e degli interessi diretti delle banche e degli altri attori finanziari, viene umiliata e percossa selvaggiamente per aver protestato.

Decisamente uno come me, che ha lottato negli anni settanta per il sindacato di polizia e ha sempre sostenuto la necessità di non contrapporsi agli agenti in quanto tali, si trova a disagio di fronte agli eccessi di questi robocop che pestano minorenni e li trascinano per strada. 

Intanto la classe politica gozzoviglia o, nel migliore dei casi, si arrovella e bisticcia su primarie, leggi elettorali, tagli ai loro stipendi e pensioni che non ci saranno mai perché, in questo caos senza senso e senza principi che è diventato la vita politica del nostro Paese, l’unica bussola valida sembrano essere, anche e soprattutto per i nostri politici, mediocri yesmen senza cultura e senza progetti, solo gli interessi immediati propri e della propria famiglia e amici stretti.

Ma così si distrugge una democrazia.

Dobbiamo quindi dire grazie agli studenti per aver salvato la dignità del nostro popolo. E augurarsi che ben presto scendano in piazza anche altri per difendere la speranza di una vita diversa da quella che ci propone oggi un governo che non sa fare altro che imporre sacrifici a quelli che i sacrifici li fanno da sempre. E anche i robocop si mettano una mano sulla coscienza e tornino ad essere cittadini consapevoli, comportandosi di conseguenza ed evitando di essere gli strumenti passivi di una repressione senza prospettive.

I giovani hanno paura del futuro, come ha detto uno dei partecipanti alla manifestazione studentesca di Roma. E in effetti un futuro gestito da Monti o da Berlusconi fa paura anche al più coraggioso tra di noi. A dirla tutta, però, non è un problema solo italiano. I giovani che manifestano in difesa del diritto all’istruzione vengono repressi un po’ in tutto il mondo, dal Canada al Cile. Cultura e sapere sono manifestamente un lusso inutile per la cricca di beoti neoliberali che governa il mondo. Del resto, sembrano dire, di che cultura credete abbiamo fatto uso noi per arricchirci alle spalle dell’umanità e del pianeta? Basta essere furbi, disporre di un ammontare adeguato di capitale e via…arraffi chi può! Avanti verso nuove privatizzazioni e si divarichi a più non posso la forbice fra pochi ricchi e moltissimi poveri! Tanto ci pensa la polizia a far tacere gli scontenti…

In Italia però, il nostro governo “tecnico”, sorretto da uno schieramento pressoché unanime di parlamentari, sembra brillare per assoluta incapacità di dare inizio perfino a una parvenza di dialogo con gli studenti. E allora si scatenino i robocop…

L’altra settimana, a piazza Tharir al Cairo stavo contemplando i bei graffiti lasciati dai rivoluzionari, che ci parlano di dignità e ribellione. Un insegnamento da ricavare dalle rivoluzioni arabe, come da ogni rivoluzione, è che un regime che basa solo o prevalentemente sulla repressione la sua sopravvivenza non può andare lontano. Perfino in Italia. Ci vediamo il 20 ottobre alla manifestazione dei lavoratori!