Battere la crisi con i libri: è la scommessa di una piccola libreria che ha aperto i battenti il 14 settembre nel quartiere madrileno di Chamberì. Il nome è tutto un programma: “Libros libres”, libri liberi: e infatti chiunque può entrare nel locale, scegliere un volume dagli scaffali che ricoprono totalmente le pareti, metterselo in tasca e uscire. Nessun antitaccheggio farà scattare l’allarme, e nessun addetto alla security inseguirà il “cliente”: da Libros libres tutto è gratis.

Una bella idea, specie nella Spagna travolta dalla crisi: il libro è il passatempo per eccellenza per chi non può permettersi di meglio. Non costa molto e tiene compagnia, senza contare il miglioramento della cultura del lettore. Da qui a offrire i libri in maniera totalmente gratuita, bisogna però fare un passo ulteriore: ci hanno pensato i ragazzi della ong Grupo 2013, oltre 100 volontari specializzati in progetti educativi che coinvolgono bambini a rischio di esclusione sociale. “Il nostro è un progetto totalmente slegato da vincoli economici – ha spiegato uno dei promotori, Alejandro de Leòn, in un’intervista a El Paìs -. Può entrare chi ha soldi da spendere e chi no. Il nostro obiettivo è facilitare l’accesso gratuito alla lettura e al cinema (esiste anche un videoclub)”.

Non si tratta di semplice filantropia: il progetto risponde ad alcuni criteri di sostenibilità economica. Per esistere, la libreria ha bisogno di sottoscrizioni: la quota richiesta ai soci è di 12 euro all’anno, un caffè al mese. Chi vuole, ovviamente, può dare di più; ma la porta di Libros Libres è aperta anche a chi non può permettersi nemmeno la piccola donazione richiesta. Si può contribuire in altri modi: portando libri e materiale scolastico, ma anche dolci fatti in casa e caffè; lavorando come volontari, regalando mobili. La libreria, si legge sul sito, punta “a restare aperta per almeno un anno. Per raggiungere l’obiettivo, abbiamo bisogno di arrivare a un totale di 365 sottoscrittori nei primi dodici mesi”. Finora, le adesioni raccolte sono 180: un countdown sul sito indica quanti soci mancano per arrivare al traguardo.

I volumi sugli scaffali arrivano da donazioni di privati, fondazioni e case editrici; ma è molto importante, per il futuro della libreria, creare un circolo di lettori affezionati, che portino nuovi titoli di qualità. Libros libres non vuole far la fine di altre iniziative simili, come i bar di bookcrossing, che spesso diventano il refugium peccatorum degli scarti dell’industria editoriale, “titoli tossici” che nessuno vuole avere in casa.

L’esempio a cui dichiaratamente si ispirano i fondatori del locale madrileno è un altro: quello della grande libreria The Book Thing di Baltimora, negli Usa. Nata nel 1999, “come tutte le grandi idee, in un bar”, adesso raccoglie circa 250mila libri disponibili a titolo gratuito. Il titolare, Russell Wattenberg, lavorava in un locale frequentato da insegnanti, che si lamentavano spesso del fatto che i loro studenti non avessero abbastanza libri. Wattenberg iniziò a raccogliere i soldi delle mance per aiutarli: la voce si sparse nel bar e i clienti iniziarono a portargli i libri che non usavano più. Così è nata l’enorme collezione che ha dato vita a The Book Thing, un posto che ha “la missione di mettere i libri indesiderati nelle mani di coloro che li desiderano”. Gratuitamente, e con un limite giornaliero fissato ironicamente a “150mila libri al giorno a persona”.

I volumi, a garanzia del fatto che non vengano rivenduti, vengono marchiati con un timbro che recita: “This is a free book – Not for resale”. Lo stesso accade nel locale di Madrid, che curiosamente ha aperto in contemporanea con una grande libreria commerciale. Iniziative come questa possono dare il colpo di grazia a un settore, quello editoriale, già gravemente colpito dalla crisi? “Noi non ci sentiamo in concorrenza con le librerie tradizionali, ma complementari – hanno risposto i gestori di Libros Libres – Abbiamo ricevuto libri in regalo dalle case editrici e nessuno si è lamentato. La cultura genera sempre altra cultura: leggere aiuta a sviluppare l’abitudine alla lettura”.