Dalle fatture false alla “macchina del fango”: sui rimborsi ai consiglieri regionali del Pdl indaga anche la procura di Viterbo. E tra i tanti documenti, vagliati dagli investigatori, ce n’è uno che pare più inquietante degli altri: il voucher dell’agenzia di viaggi “Gialtour”, alla quale, il consigliere Pdl Francesco Battistoni (che si è dimesso ieri da capogruppo regionale) s’è rivolta per prenotare un viaggio a Torino, nei giorni del “Salone del gusto”. Secondo la versione di Franco Fiorito (indagato a Roma per peculato), Battistoni sarebbe andato a Torino con la sua segretaria, prenotando una camera matrimoniale: vicenda documentata nel dossier, raccolto da Fiorito, e analizzato dagli inquirenti. Sulla fattura dell’agenzia, però, la situazione viene descritta diversamente: Battistoni avrebbe prenotato due stanze separate, e non una, come riporta il dossier.

Il voucher di Battistoni – con l’intero dossier di Fiorito – è stato pubblicato integralmente dal sito web Etruria News, diretto dal giornalista viterbese Paolo Gianlorenzo. Eppure, il documento sul viaggio a Torino di Battistoni, sembra un “falso”, peraltro piuttosto insidioso, perché entra nella vita privata del consigliere regionale. E non sarebbe l’unico. Infatti hanno individuato almeno tre fatture sospette, per un importo complessivo di circa 40 mila euro: spese che riguardano ancora una volta Francesco Battistoni. I pm viterbesi stanno valutando l’attendibilità delle fatture, presentate da Battistoni, per i pagamenti ala società di comunicazione Majakovskij di Viterbo, emesse il 20 novembre 2010 e il 12 dicembre 2011, per importi di 12 mila e 13 mila e 300 euro. La prima, secondo gli inquirenti, potrebbe essere falsa.

Ma è una terza fattura a incuriosire gli investigatori. Parliamo del pagamento alla società Panta Cz che per la stampa, la distribuzione e l’affissione di circa 1600 manifesti, il 29 ottobre 2010 la Panta Cz avrebbe fatturato al gruppo pdl 13 mila euro. L’affare riguarda una campagna pubblicitaria, denominata “Alla prova dei fatti”. È il rappresentante legale della Panta Cz, a parlare di falso: “La copia della fattura, riportata sul sito, indica un totale di 13mila euro ed è stata artatamente alterata in quanto, in realtà, l’originale reca l’importo reale di euro 3mila”. La società segnala il falso alla Gdf. E per la pubblicazione delle fatture false la procura di Viterbo apre un fascicolo su Gianlorenzo.

Il suo nome, però, non è nuovo ai magistrati: dal 2010, infatti, risulta già indagato, sempre dalla procura di Viterbo, per tentata estorsione, falso materiale e truffa. Nel fascicolo – che vede indagata per gli stessi reati l’assessore regionale all’agricoltura, Angela Birindelli – s’ipotizza l’esistenza di una “macchina del fango” utilizzata per colpire nemici politici. O meglio: il nemico politico Francesco Battistoni. Sono passati due anni e l’acredine tra i due è tutt’altro che finito. Perché è lo stesso Battistoni a segnalare alla magistratura l’esistenza del dossier Fiorito sulla testata online di Gianlorenzo, che è indagato anche in un terzo procedimento giudiziario, questa volta della Procura di Civitavecchia. L’accusa: tentata estorsione, corruzione e detenzione abusiva di armi.

Insomma, il direttore del quotidiano online sembra una cerniera che unisce diverse inchieste giudiziarie, tutte interne al centrodestra e tutte legate a scontri politici. Anche in questo caso, infatti, secondo l’accusa, il cronista viterbese, avrebbe messo in piedi una campagna mediatica fatta di dossier contro Pietro Tidei del Pd, avversario politico di Gianni Moscherini del Pdl, entrambi in corsa per la poltrona di sindaco di Civitavecchia alle scorse amministrative. Il sito web di Gianlorenzo, Etruria News non è facile da trovare, né tantomeno da navigare ed è spesso in manutenzione. “Dopo poche ore dalla pubblicazione del dossier – racconta Gianlorenzo – è arrivata la polizia a sequestrarmi il computer e il materiale riportato da tutti i quotidiani”. Dice di non aver mai conosciuto di persona Fiorito con il quale però, ha almeno un elemento in comune: sono entrambe difesi dall’avvocato Carlo Taormina.