Quelli di Charlie Hebdo sono un manipolo di simpatici mattacchioni, che del non rispetto delle regole a ogni costo (e anche un po’ sprezzo del pericolo) fanno “arte” e una professione, o piuttosto dei machiavellici e subdoli veicolatori di provocazioni ben studiate e monodirezionali?

Sono anni che i due volti dei satirici del settimanale parigino prendono alternativamente il sopravvento nel dibattito dell’opinione pubblica. Il mini-editoriale del direttore di Charlie Hebdo, Charb (al secolo Stéphane Charbonnier, 45 anni e direttore della pubblicazione dal 2009) fa pensare a una crociata laica contro ogni limite e ipocrisia: “Disegna un Maometto glorioso, e tu muori. Disegna un Maometto divertente, e tu muori. Schizza un Maometto ignobile, e tu muori. Realizza un film di merda su Maometto , e tu muori. Resisti al terrore religioso, e tu muori. Lecca il culo agli integralisti, e tu muori. Prendi un oscurantista per un abbrutito, e tu muori. Cerca di discutere con un oscurantista, e tu muori. Non c’è nulla da negoziare con i fascisti. La libertà di farci beffe senza trattenerci, la legge ce la concede già, la violenza sistematica degli estremisti ce ne da altrettanta. Grazie, banda di stronzi”.

Approffitando dell’iconoclastia musulmana e del divieto di ritrarre il profeta i vignettisti francesi si lasciano andare a scenette dozzinali e triviali, ma il senso più alto del loro tratto è di rappresentare la libertà d’espressione. 
La satira su Maometto era già valsa al periodico un attentato incendiario alla redazione nel novembre di un anno fa. Con seguito di rivangate polemiche. Nel 2006, infatti, la rivista apertamente di estrema sinistra, stava per chiudere avendo disperso il patrimonio di lettori: l’allora direttore Philippe Val, ne risollevò le sorti ripubblicando le vignette di Maometto che già avevano infiammato il Nord Europa. Ci fu un processo in tribunale, si accese un dibattito tra intellettuali e politici, Val era in ogni talk show a parlare di libertà di espressione anche se poi licenziò Siné, disegnatore di punta, per aver scritto una battuta sulle lobby ebraiche e sul figlio di Sarkozy. Poi Val, amico di chitarra di Carla Bruni, divenne – appunto nel 2009 – direttore della rete radiofonica France Inter. E quando gli fu chiesto perché non se la prendesse mai con lo Stato di Israele e con gli ebrei rispose: “Aspetto che facciano delle sciocchezze come gli integralisti cattolici e islamici”.

Adesso Charb pare proseguire sulla pista tracciata dal predecessore – ieri ha affermato che “il governo Sarkozy ci ha dato più appoggio” – sul filone radical-chic e di comunità esclusiva che fa di Charlie Hebdo un punto di riferimento ormai storico per la gauche plurielle con le sue volute e continue cadute di stile e il suo riferimento infantil-sessantottino (il periodico è nato di fatto nel 1970) a Charlie Brown.

Il Fatto Quotidiano, 20 Settembre 2012