Caccia in Toscana, Giani come il governo Meloni: “Doppiette garanti della biodiversità”. E la Regione approva il piano venatorio col no di Avs
Nessuno ne parla, ma per ragioni opposte. Il Pd non lo fa per l’evidente imbarazzo, i 5 stelle – nonostante l’impegno a livello locale per apportare alcune modifiche – perché non condividono il testo. Come potrebbero, entrambi i partiti, criticare il Piano faunistico-venatorio della Toscana, dal momento che ricalca lo spirito e – in parte – i contenuti della legge “sparatutto” che loro stessi stanno contrastando in Parlamento? Impossibile. E pure la destra e il centrodestra se ne stanno in silenzio. Il motivo è che hanno poco da criticare: ciò che ha fatto Eugenio Giani, per loro, di fatto, va bene.
La Regione Toscana ha approvato il Piano faunistico-venatorio, con l’obiettivo di dare ordine alla normativa e alle infinite deroghe che si susseguivano dal 2015. Lo ha fatto coi voti favorevoli di Partito democratico, Movimento 5 stelle e Casa Riformista (cioè, Matteo Renzi) e i voti contrari di Alleanza Verdi-Sinistra – che ha duramente osteggiato il provvedimento – e di tutto il centrodestra. Con, attenzione, dei “però”: diversi emendamenti di Fratelli d’Italia sono stati approvati dal centrosinistra, in particolare quelli che, nell’elaborazione delle norme di protezione della fauna selvatica, mettono i cacciatori e il mondo agricolo sullo stesso piano delle realtà ambientaliste.
IlFattoQuotidiano.it aveva anticipato i contenuti del documento lo scorso novembre. Da allora la Giunta ha impresso l’accelerazione all’iter legislativo, andando incontro – pur con qualche timido aggiustamento, rivendicato dai 5 stelle – tanto alla Confederazione italiana agricoltori (e a Coldiretti) quanto ad ArciCaccia (e alle altre associazioni venatorie). A un mese e mezzo dal sì al Piano, peraltro, la Regione Toscana ha approvato il calendario per la prossima stagione di caccia. E l’impostazione è sempre la medesima: le indicazioni della scienza (leggi Ispra) restano inascoltate, mentre si spara il più possibile al più alto numero di specie. Pur avendo escluso Pavoncella e Combattente, si fa strage di 10mila Tortore dal collare (con Coldiretti che esulta), si allunga la stagione venatoria, si concede la caccia vagante anche a settembre e gennaio, si anticipa a fine agosto l’addestramento di cani (in un periodo di forte stress per la fauna selvatica) e non si fa nulla per estendere il divieto dell’uso del piombo nelle munizioni.
Giani lo ha definito “piano dell’equilibrio”, che “nasce con l’intento di trovare una sintesi virtuosa fra le tre componenti centrali della comunità locale: agricoltori, cacciatori e ambientalisti, tutte accomunate da un profondo legame e rispetto per l’ambiente”. Dopo aver ricordato che in Toscana i cacciatori sono passati da oltre 200mila agli attuali 60mila, il presidente ha ribadito che “la loro presenza è indispensabile per garantire la biodiversità, il contenimento delle emergenze e l’equilibrio ecologico: senza di loro ci troveremmo di fronte a uno squilibrio dai danni gravissimi”. Ma per Avs “nonostante le modifiche introdotte, il piano continua a rappresentare un punto di vista troppo vicino alle posizioni del mondo venatorio e un’occasione persa per introdurre previsioni di maggiore tutela della fauna e di difesa della biodiversità nella nostra Regione. Una posizione chiara, coerente anche con quella presa a livello nazionale contro il ddl caccia (ddl Malan, ndr) e che abbiamo ribadito e sostenuto anche nei confronti avuti col mondo ambientalista toscano, in un rapporto serio e basato sui dati reali”. Il M5s, dal canto suo, ha cercato di eliminare soprattutto le storture culturali del Piano, come il riferimento ai capannisti, che contribuirebbero al “mantenimento di preziose oasi di biodiversità”, o di introdurre aspetti fondamentali, come il richiamo alla definizione di fauna selvatica come “patrimonio indisponibile dello Stato”.
Guido Scoccianti del Wwf Toscana ha analizzato così il provvedimento: “Pur riconoscendo alcuni miglioramenti introdotti durante l’iter di approvazione, il Piano non rappresenta ancora il cambio di passo necessario per affrontare la crisi della biodiversità che interessa la Toscana e per limitare l’impatto dell’attività venatoria, continuando a sostenere una caccia che sostenibile non è”. E qui i punti critici, sottolineati da altre associazioni ambientaliste e animaliste, come Tutela fauna Toscana: “Restano infatti aperte questioni fondamentali: la superficie destinata alla tutela della fauna selvatica non aumenta di un metro quadrato; mancano misure concrete per contribuire agli obiettivi della Strategia europea per la biodiversità al 2030 e della Nature Restoration Law; non vengono introdotte tutele sufficientemente incisive per le specie più vulnerabili; non si affronta in modo adeguato l’impatto degli appostamenti fissi e della pressione venatoria in genere ed in particolare nelle aree di maggior pregio naturalistico”.
E ancora: “Resta una visione della gestione faunistica e dei conflitti con le attività agricole fondata prevalentemente sugli abbattimenti e affidata in larga misura al mondo venatorio, mentre dovrebbero essere rafforzati prevenzione, monitoraggio e gestione pubblica della fauna, mantenendo netta la distinzione tra attività venatoria e controllo faunistico. La finalità della caccia, come sappiamo, non è infatti la gestione della fauna selvatica”. Da qui l’appello ai cittadini
Un appello ai cittadini a esercitare il diritto di escludere i propri terreni dalla caccia. “Particolarmente problematica resta la conferma delle limitazioni imposte dalla Regione Toscana al diritto dei proprietari e conduttori dei fondi di chiedere l’esclusione dei propri terreni dalla caccia programmata. Il Wwf continua a ritenere tali limitazioni in contrasto con lo spirito della normativa nazionale e con i più recenti orientamenti giurisprudenziali”.
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