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Sgombero Spin Time, 200 persone accampate in strada da giorni: “Qui abbiamo riacquistato dignità, ora non sappiamo cosa succederà alle nostre vite”

Le voci dal presidio permanente di attivisti e cittadini, arrivati in sostegno degli abitanti dello stabile romano occupato, ora sotto sequestro. "Mia madre è malata e non può stare in piedi. Senza casa la situazione è difficile"; "Difendiamo un'idea di città lontana dalla speculazione"
Sgombero Spin Time, 200 persone accampate in strada da giorni: “Qui abbiamo riacquistato dignità, ora non sappiamo cosa succederà alle nostre vite”
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Da giorni dormono in tenda, in auto o in sistemazioni di fortuna. Aspettano una risposta che potrebbe arrivare dal nuovo tavolo tecnico convocato in Prefettura, mentre il palazzo di Spin Time resta sigillato, sotto sequestro e presidiato dalle forze dell’ordine dopo l’incendio che nella notte tra il 29 e il 30 luglio ne ha determinato l’inagibilità. Per le circa 400 persone che vivevano nello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme – tra cui almeno 90 minori – il tempo sembra essersi fermato. Da allora nessuno ha più potuto fare ritorno nella propria casa, se non per pochi minuti, uno alla volta e accompagnato dalla polizia, per recuperare documenti, medicine e beni essenziali. Fuori dall’edificio, lungo via di Santa Croce in Gerusalemme, è nata una tendopoli. Qui gli abitanti aspettano di capire quale sarà il loro futuro, mentre il Comune di Roma continua a lavorare a una soluzione sia nel breve sia nel lungo periodo. Nel frattempo, accanto ai residenti, è cresciuto un presidio permanente di attivisti e cittadini arrivati in sostegno di Spin Time, che sin dalle prime ore dopo l’evacuazione hanno espresso il timore che l’incendio potesse trasformarsi in uno sgombero.

Per chi viveva nello stabile, però, la questione non riguarda soltanto il recupero di un’abitazione. Spin Time, in questi tredici anni, è diventato per molti un luogo dove ricostruire la propria vita. “Io vivo da 13 anni in questo palazzo, praticamente da quando è stato occupato”, racconta Marco a ilfattoquotidiano.it. “La difficoltà più grande è che in questo momento sono fuori dal palazzo dove vivo. Per me questa situazione di inagibilità è tutta da dimostrare. Se intervengono degli specialisti in grado di verificare che il palazzo è ancora agibile, è possibile rientrare, ma bisogna dimostrarlo”. Dentro Spin Time, racconta, è rimasto quasi tutto. “Sono riuscito a prendere il minimo necessario in quel momento. Sono stato uno dei primi ad andare a spegnere l’incendio, mentre gli altri si mettevano in sicurezza uscendo dal palazzo senza nulla”. Secondo Marco, nella ricostruzione dell’incendio c’è un elemento che rischia di essere trascurato. “Non viene raccontato il fatto che comunque l’incendio è partito da un quadro elettrico. A differenza di quello che qualcuno vuole fare pensare, è un incidente. Il palazzo è vecchio, ci sono impianti da 40 o 50 anni che comunque sono sofferenti. Con il caldo di questi periodi il quadro elettrico è uno degli elementi più sottoposti a stress, perché vive il calore come una camera ossidrica. Considerando la vecchiaia dell’impianto, sono cose che possono succedere”. Ora la preoccupazione principale è capire cosa accadrà nei prossimi giorni. “Il futuro lo immagino così: per me questo non è uno sgombero effettivo. O rientriamo presto oppure il Comune troverà una soluzione. Noi siamo Spin Time, non siamo una cosa così”. “Abbiamo dato risposte alle istituzioni e abbiamo fatto capire che vivere in comunità non è una stupidaggine. Significa cambiare Roma, cambiare l’Italia, cambiare anche il modo di pensare il governo, sia di destra che di sinistra”, aggiunge.

Anche Ana, arrivata a Spin Time molti anni fa dopo aver perso il lavoro mentre affrontava una malattia, racconta una situazione di grande incertezza. “Stiamo vivendo una grande insicurezza. Io ho una mamma malata che non può stare in piedi. Non avere la tranquillità di stare a casa, riposarsi e avere le sue cose è difficile. È una situazione orribile, ma l’unica cosa che possiamo fare è aspettare. Non abbiamo alternative”. Da giorni, come tanti altri abitanti, attende di capire quando potrà tornare nella propria abitazione. Per lei, però, Spin Time non è mai stato soltanto un tetto. “Per me, come per tanti altri, questo è il luogo dove abbiamo trovato casa e dove abbiamo potuto riacquistare dignità. È qui che abbiamo trovato una comunità, un posto dove poter ricominciare. Per questo oggi non sappiamo solo dove dormire, ma anche cosa succederà alla nostra vita”.

La vicenda di Spin Time non riguarda soltanto gli abitanti dello stabile, ma anche una rete di realtà sociali e politiche che negli anni hanno attraversato quello spazio. “Questa è una battaglia per salvare le nostre città dalla speculazione dei grandi interessi finanziari. È un presidio che tutela le persone comuni e la politica dal basso, opponendosi all’istinto predatorio dei padroni del mondo”, spiega Jacopo Augenti, segretario dei Giovani Democratici di Roma. “Difendere questo spazio significa quindi difendere il nostro futuro. Significa anche difendere una realtà che abbiamo vissuto e attraversato spesso. Un punto di riferimento fisico e politico per la nostra organizzazione, per i valori che rappresenta e per gli spazi che mette a disposizione di tutta la città ogni giorno. Questo spazio è perciò anche un po’ casa nostra, è casa di tutti i romani, e nessuno di noi accetterà di abbandonare la propria casa”. Anche Mediterranea Saving Humans, realtà che negli anni ha trovato ospitalità negli spazi di Spin Time, si schiera al fianco degli abitanti. “Quando si difende una casa comune, si difende un’idea di città. Siamo al fianco di chi ogni giorno costruisce accoglienza, diritti e comunità. Gli spazi che generano solidarietà vanno protetti”, spiegano dall’organizzazione. “Difendere Spin Time significa difendere molto più di un edificio: è una casa comune che supera l’idea di una città pensata soltanto per produrre rendita”.

Sul fronte istituzionale, l’obiettivo indicato dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e ribadito dall’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, durante l’assemblea davanti a Spin Time il 31 luglio, è duplice: da una parte l’acquisto del palazzo dalla proprietà InvestiRE Sgr, dall’altra, nell’immediato, il rientro in sicurezza degli occupanti. Nel frattempo resta l’urgenza di dare una risposta alle famiglie, agli anziani e ai bambini che continuano a trascorrere giornate e notti di caldo rovente fuori dall’edificio. E cresce anche la mobilitazione del mondo della cultura e dello spettacolo a sostegno degli abitanti di Spin Time. Tra i firmatari dell’appello compaiono registi come Paolo Sorrentino, Marco Bellocchio, Mario Martone, Matteo Garrone, Ferzan Ozpetek, Paolo Virzì, Francesca Archibugi e Francesca Comencini, insieme allo scrittore Roberto Saviano e alla giornalista Concita De Gregorio. Hanno aderito anche numerosi esponenti del cinema e del teatro, tra cui Carlo Verdone, Valerio Mastandrea, Luca Marinelli, Riccardo Scamarcio, Sonia Bergamasco e Lino Guanciale, oltre a musicisti come Daniele Silvestri, Max Casacci, Cosmo e Ditonellapiaga. Nel documento viene denunciata la situazione di emergenza determinata dalle temperature estreme e dall’assenza di soluzioni abitative adeguate, chiedendo alle istituzioni tempi certi per il rientro delle famiglie nell’immobile e ricordando il valore sociale e culturale costruito da Spin Time nei suoi tredici anni di attività.

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