Il rumor racconta che lunedì scorso, al mattino, i dirigenti del quotidiano Libération, responsabili della pubblicità, si siano messi le mani nei capelli, una volta sbirciata la prima pagina del giornale. La sera prima, la redazione aveva deciso di pubblicare una foto con Bernard Arnault, il solito freddo sorriso stampato sulla bocca e una valigia alla mano. E sopra la frase : «Vattene, ricco coglione». Ebbene, Monsieur Arnault non è solo l’uomo più abbiente di Francia (e d’Europa). Ma è anche  il primo inserzionista pubblicitario nel suo Paese attraverso la miriade di marchi di lusso del colosso Lvmh.

Come era facile da prevedere, il nostro, già dal giorno seguente, ha sospeso la pubblicità dei vari Louis Vuitton, Dior, Givenchy o marchi di champagne del suo impero su Libération, Libé come lo chiamano gli aficionados del quotidiano per eccellenza della sinistra intellettuale. Si tratterebbe già di 150mila euro andati in fumo, secondo quanto riportato ieri dal concorrente Le Monde. Che, in realtà stima a 700mila euro la perdita totale, se si calcola anche il ritiro della pubblicità di altri gruppi del lusso, che hanno proceduto in questo senso per solidarietà con il temuto Monsieur. L’unica consolazione della redazione di Libé: la crescita del 27% delle vendite rispetto alla media di questo periodo in quel fatidico 10 settembre, quello della copertina incriminata.

Ma perché i giornalisti di Libération ci sono andati giù così duri? Il presidente François Hollande vuole introdurre un’aliquota del 75% su tutti i redditi personali che eccedano il milione di euro annui (Arnault rientra largamente nella categoria). Proprio nello scorso fine settimana è venuto fuori che il magnate ha chiesto la nazionalità belga per sfuggire alle nuove tasse. E alla patrimoniale, già applicata in Francia. Così nasce quel feroce titolo. Cha fa allusione a una frase simile («Vattene, povero coglione») pronunciata dall’ex presidente Nicolas Sarkozy al Salone dell’agricoltura, del 2008, quando era stato interpellato da una persona in visita all’esposizione. Da sottolineare: Arnault, che ha sempre giocato con le sue amicizie con i politici, è amicissimo di Sarkozy.

Il patron di Lvmh, occhi di ghiaccio ed esimio pianista, è anche uno scaltro uomo d’affari. La sua fortuna cominciò negli anni Ottanta quando rilevò il gruppo Boussac, nel Nord del Paese, da dove è originario pure lui, figlio di un imprenditore del settore immobiliare. Boussac, conglomerato tessile sull’orlo della bancarotta, gli venne ceduto praticamente per niente, anzi lo Stato gli concesse un bel po’ di sovvenzioni pubbliche, con l’impegno che rilanciasse il gruppo. Lui intascò, ma poi procedette allo smantellamento, gettando i dipendenti sulla strada e mantenendo la sola attività redditizia, la società Christian Dior. Questo è il primo e solo uno degli esempi di che pasta il nostro sia fatto, esempio da manuale del raider finanziario. A tutto questo, comunque, i media francesi non acennano quasi mai (molto poco pure in Italia o negli altri Paesi, dove il ricco francese è un importante inserzionista). Di lui (che è anche proprietario di Les Echos, equivalente a Parigi del Sole 24 Ore) sui giornali o nelle tv d’Oltralpe non si scrive o non si parla. Oppure lo si fa con deferenza, sottolineando il suo «genio negli affari», « l’abilità manageriale», al massimo «la riservatezza». Non parliamo dei femminili o dei magazine. Tanto più che, basta sgarrare e l’ufficio stampa chiamerà subito il giornalista malcapitato per protestare. Libération ha infranto un tabù.

E sta rischiando grosso. Nonostante questo sia stato l’anno delle presidenziali, vinte per di più dal candidato della sinistra, François Hollande, le vendite di Libé hanno «tenuto» in questi tempi di crisi, ma hanno comunque segnato un meno 3% fra il gennaio e il luglio 2012 (tra l’anno scorso e oggi la diffusione media è di 122mila copie al giorno). E gli ultimi mesi stanno registrando un peggioramento accelerato della situazione. Le vendite in luglio sono calate del 17,6% su base annua mentre gli spazi pubblicitari sono diminuiti, secondo i dati di Kantar Média, del 27% in luglio e del 16% in agosto. Intanto, a proposito di miliardari, va detto che l’azionista di riferimento del giornale è un altro straricco francee, il barone Edouard de Rotschild, benefattore che ne ha salvate a più riprese le sorti. E che ha difeso la redazione («Rientra nello stile provocatorio di Libération – ha detto – e nella linea di quello che il giornale deve essere »). E’ risaputo, però, che da tempo Rotschild vuole vendere la sua quota. E ci sarebbe già un interessato, ancora un plurimilionario. Si tratta di Matthieu Pigasse, viepresidente della banca d’affari Lazard in Europa, il «finanziere rosso» di Parigi, dalle simpatie esplicite per la sinistra. E che, con i suoi soldi, ha già salvato altri giornali, Le Monde in testa.