“Ho paura che tutti gli sforzi vengano vanificati e non ho ancora riflettuto sul mio futuro”. Così il premier Mario Monti, in un’intervista al Washington Post concessa lo scorso week end a Cernobbio risponde a una domanda sul suo futuro e sulla possibilità che gli venga chiesto da una coalizione di partiti, dopo le prossime elezioni, di rimanere alla guida del governo. “Sono stato talmente impegnato a governare il Paese in questi difficili mesi”, dice il premier, “da non aver potuto riflettere su una tale ipotesi e su quale risposta dare a una richiesta del genere”. “Il futuro politico sul quale sono concentrato – aggiunge Monti- finisce nella primavera del prossimo anno con le elezioni”.

Il presidente del Consiglio è inoltre “preoccupato” che gli sforzi fatti dal governo e i progressi compiuti dal Paese siano vanificati dopo l’uscita di scena del suo esecutivo. “Naturalmente sono preoccupato”, risponde il premier intervistato dal Washington Post, “ma ho la speranza – poi prosegue – che questo non accadrà perché i politici hanno avuto il tempo di riflettere e stanno lavorando al loro rinnovamento”. Inoltre, aggiunge Monti, “l’Italia, come altri Paesei, sta operando nell’ambito di regole europee che limitano il grado di politiche creative che possono essere introdotte da qualsiasi nuovo governo o Parlamento”. 

Il premier, inoltre, parlando dei sacrifici richiesti agli italiani, sottolinea come sia “doloroso per il governo chiederli e doloroso per i cittadini accettarli”, aggiungendo che “per completare il processo di riforme avviato dal governo tecnico ci vorranno anni”. “Forse – sottolinea Monti- se fossimo un normale governo politico sarebbe ancora più difficile”. “Per questo – aggiunge nell’intervista pubblicata due giorni fa dal Washington Post – è importante per me in quanto primo ministro e per i miei ministri distanziarci da qualsiasi speculazione sul futuro, finché ricopriamo questi incarichi la gente capirà che questi sacrifici sono necessari e avrà la speranza che questo consentirà all’Italia di mettersi su un cammino nuovo, più solido e produttivo”. 

Monti mette di nuovo l’accento su quanto fosse drammatica la situazione dell’Italia quando, a novembre dell’anno scorso, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano spinse per le dimissioni dell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi per aprire la via al governo tecnico. “E’ molto inusuale per un Paese chiedere a delle persone che non sono politici di arrivare e guidarlo – spiega – Questo dà la misura di quanto cattiva fosse la situazione”. Monti afferma di non aver esitato ad accettare il ruolo di capo del Governo, e di aver avuto ben presente la gravità della situazione: “Mi è stato chiesto di governare per circa 13 mesi, il che implica immediate, forti, urgenti e dure azioni per impedire che l’Italia esplodesse finanziariamente portando con sé l’esplosione del’Eurozona. Fin dal primo giorno gli Stati Uniti e il presidente Obama sono stati inusualmente interessati a quello che facevamo e molto incoraggianti”.