Di Palazzetto Paltrinieri rimangono solo le macerie. E una perizia giurata che priva la famiglia della possibilità di accedere agli aiuti destinati ai terremotati, perché la demolizione della loro casa non è avvenuta in seguito alle scosse del 20 e del 29 maggio, ma per ordine del sindaco di Cavezzo, Stefano Draghetti. Firmatario di un’ordinanza che l’8 giugno scorso ha autorizzato una squadra dei vigili del fuoco a buttare giù l’edificio, senza che i proprietari fossero avvisati.

“Oltre il danno, la beffa – racconta Alessio Bondi, figlio di Rosaria Paltrinieri, che in quel palazzo fino a maggio ci abitava – siccome non abbiamo una scheda Aedes, visto che la demolizione è avvenuta senza alcun verbale, ma solo con il prospetto riepilogativo d’intervento che si rifà alla proprietà a fianco, e che la casa ce l’hanno demolita le ruspe senza che fossimo avvertiti, non possiamo nemmeno accedere agli aiuti”. Nessun risarcimento, dunque, e la rabbia per una vicenda, quella della demolizione, che non convince la famiglia.

“Gli esiti delle perizie che abbiamo richiesto dimostrano che non si presentavano sfaldamenti delle malte, le catene interne ai capitelli erano intatte e ancoravano tutta la struttura reggendo i solai. Il materiale con cui la casa era stata costruita nel 1912 era quindi eccellente e grazie alle catene perimetrali avrebbe resistito anche a scosse di intensità superiore”.

A dimostrarlo, oltre alla relazione tecnica, ci sono le foto. Quelle che ritraggono il piano terra del palazzo, l’unico rimasto in piedi dopo che le ruspe hanno demolito il resto della casa, dove la cucina e la sala da pranzo sono intatti, con le suppellettili sulle mensole e gli elettrodomestici ancora funzionanti. E quelle scattate dopo la scossa del 29 maggio, che evidenziano come buona parte del fabbricato fosse privo di quelle crepe strutturali a ‘x’ che preannunciano un possibile crollo. “Allora perché – chiede Alessio – con tanti edifici ridotti in macerie, da demolire, hanno distrutto proprio casa nostra, che era inagibile ma recuperabile? Ci sono altri interessi dietro?”.

“Il sindaco non è un tecnico o un ingegnere e non ha visitato di persona il sito – ribatte lo staff di Draghetti, contattato telefonicamente da ilfattoquotidiano.it – e se i vigili del fuoco, preposti a effettuare le demolizione, capaci, si presume, di stabilire cosa va abbattuto e cosa no, in una relazione hanno decretato che la casa era da tirare giù, è ovvio che lui si sia fidato e abbia dato l’ok. Ora spetterà ai magistrati decidere chi ha torto e chi ha ragione”.

Ma ci sono altri aspetti che gettano nuovi dubbi sulla demolizione di Palazzetto Paltrinieri, primo fra tutti un video, che retrodaterebbe l’intervento delle ruspe di un giorno rispetto all’8 giugno, la data in cui la casa sarebbe stata rasa al suolo. A smentire l’ordinanza comunale. Rimettendo in discussione la ricostruzione dei fatti prodotta dall’amministrazione cittadina. In rete, infatti, alcune immagini firmate You Reporter e datate 7 giugno, mostrano la facciata dell’edificio priva di una fila verticale di tre piani di finestre, e accanto alle prime macerie, le ruspe in azione. In accordo con alcune fotografie in possesso della famiglia, scattate proprio il 7 giugno. “Il video – risponde però lo staff del sindaco – non dimostra che le ruspe stessero demolendo palazzo Paltrinieri”. Eppure quella parte di edificio prima c’era, racconta Alessio, “è un errore di chi ha iniziato i lavori prima della data dichiarata?”

Ma anche sulla rimozione delle macerie la famiglia ha dovuto scontrarsi con le istituzioni locali. Il palazzo, come edificio storico risalente al secolo scorso, è sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e da luglio, la famiglia Paltrinieri ha inoltrato diverse richieste al Comune per poter rimuovere le macerie e portarle in un’area apposita, dove recuperare quel poco che è rimasto intatto dopo la demolizione. Senza però ricevere alcuna risposta. “Ad agosto – racconta Alessio – sono andato nell’ufficio del sindaco per chiedere l’autorizzazione a recuperare le macerie e a puntellare il piano terra, che secondo noi era ancora integro. Lui mi ha risposto che probabilmente non c’era rimasto nulla da recuperare, e che la puntellatura, comunque, sarebbe stata a carico nostro. Mi ha detto anche che è molto dispiaciuto e che non capiamo che ci ha fatto un favore firmando l’ordinanza. Così possiamo impugnarla e ricevere un risarcimento. Ma da chi?”

Poi però, il 17 agosto, gli avvocati della famiglia hanno ricevuto una lettera firmata proprio dal primo cittadino, nella quale si informava che le macerie sarebbero state rimosse e portate in discarica. In barba alle prescrizioni della soprintendenza.

A bloccare tutto è intervenuto l’assessorato all’Ambiente della Regione, interpellato direttamente dalla famiglia che, preoccupata, ha scritto al commissario Vasco Errani per sottoporre alla sua attenzione la vicenda. “Dopo alcuni sopralluoghi l’ingegnere della Protezione civile mandato dalla Regione ha bloccato il trasferimento indifferenziato delle macerie in discarica e ci ha permesso di rientrare in quel che rimane di casa nostra”.

Di varcare la soglia del piano terra, solo per scoprire che il salotto e la cucina erano rimasti lì, immobili, come se il terremoto non ci fosse mai stato. Come se le ruspe non avessero demolito gli altri piani, distruggendo tutto in poche ore. “E’ stato un dolore incredibile – racconta Alessio – siamo entrati in casa e tutto era lì, come se non fosse successo nulla. Per un attimo abbiamo dimenticato le macerie che schiacciavano il soffitto, e abbiamo respirato l’aria di casa. Qualcuno dovrà pagare per quello che ci hanno fatto”.

Ora tutto è nelle mani della Procura, che dovrà stabilire se i recenti elementi depositati dalla famiglia Paltrinieri, tramite avvocati, possono effettivamente delineare un quadro con nuove responsabilità. Se, quindi, la prima ricostruzione dei fatti sia o meno plausibile. “Speriamo anche che il commissario intervenga per fare giustizia in questa demolizione affrettata, ingiusta e crudele più di qualsiasi sisma” scrive la mamma di Alessio, Rosaria, in una lettera inviata proprio a Errani, pubblicata anche sul blog che la famiglia ha aperto per denunciare la vicenda. 

“Noi continueremo a lottare perché emerga la verità” aggiunge Bondi che nell’amarezza riesce anche a trovare una nota positiva, “Dopo aver dormito in roulotte, per poi passare da una casa all’altra rimbalzati tra amici e parenti, i miei genitori hanno trovato una sistemazione grazie a una coppia modenese che ha concesso loro un appartamento in comodato gratuito. Sono gesti che ti fanno sorridere, e sperare”.