Il procuratore capo della Direzione nazionale antimafia Piero Grasso, dopo lo scontro istituzionale provocato dall’uscita di Panorama, vede muoversi ombre simili a quelle che si lanciarono a testa bassa contro lo Stato nel 1992: in particolare contro i magistrati e contro il presidente della Repubblica. Fabrizio Cicchitto,  quelle ombre non solo non le vede, ma ingaggia un duro duello a distanza con il procuratore nazionale antimafia interpretando le sue dichiarazioni come una probabile “sciocchezza” o nel migliore dei casi “un inaccettabile esercizio di faziosità politica”. “Le stragi mafiose del 1992 – aveva spiegato Grasso alla Festa del Pd – si inserivano in una strategia più ampia che tendeva a mantenere l’esistente ed a fermare la spinta al cambiamento. Oggi c’è una ulteriore destabilizzazione fatta da menti raffinatissime contro la magistratura e contro il capo dello Stato”.

Apriti cielo. Cicchitto, attuale capogruppo del Popolo delle Libertà alla Camera, ex sbandieratore della sinistra del Psi che faceva capo a Riccardo Lombardi e iniziato alla loggia massonica P2 nel febbraio 1980 (tessera 2232), parte in quarta. Se sa qualcosa di più, parli, è il succo. Ma Cicchitto va oltre. “Visto il ruolo che ricopre – dice – il dottor Piero Grasso dovrebbe dirci in modo assai preciso il nome e il cognome e anche le azioni concrete messe in atto dalle ‘menti raffinatissime’ che, come nel 1992, stanno conducendo un attacco a giudici e al Quirinale. In primo luogo, che cosa farebbero adesso quelle ‘menti raffinatissime’, perché Falcone usò quella espressione per riferirsi al fallito attentato della Addaura”.

Ma con una frase Grasso scatena il dirigente berlusconiano che segue la strategia difensiva già intrapresa dal leader del partito ieri. E la miglior difesa è sempre l’attacco. “Oggi – prosegue Cicchitto – fortunatamente non stiamo discutendo di nessun attentato, nè fallito nè tanto meno riuscito, ma solo di indebite intercettazioni al Presidente Napolitano fatte dalla Procura di Palermo e dalle clamorose conseguenze istituzionali, giornalistiche e politiche che esse hanno provocato, a partire dal ricorso alla Consulta presentato giustamente dal Presidente della Repubblica”. Infine l’affondo finale: “Fra le conseguenze giornalistico-mediatiche di quelle indebite intercettazioni c’è anche il numero di Panorama che, come ha giustamente rilevato il giornalista Fasanella che ha redatto il pezzo incriminato, ha semplicemente offerto una panoramica di tutte le posizioni e le voci emerse in materia. Se il dottor Grasso, anche giocando sull’equivoco di una citazione, arriva a equiparare il numero di Panorama al fallito attentato della Addaura a Falcone, non solo afferma una autentica sciocchezza, ma cade in un incredibile e inaccettabile esercizio di faziosità politica”.

Ieri Cicchitto aveva avuto parole di ammonimento anche per un altro magistrato, in difesa delle istituzioni e dei partiti politici. Era stato infatti il capo della procura di Palermo, Francesco Messineo a intervenire sullo stesso argomento: aveva ammesso che che ci possa essere “in qualcuno un desiderio, non dico di ricatto, ma di condizionamento, un tentativo di influenzare in qualche modo i più alti organi dello stato. Giustamente ha ragione il presidente della Repubblica che ha respinto questo maldestro tentativo di ricatto, se tentativo di ricatto è stato, anche se la Presidenza della Repubblica si colloca su un livello più alto, per cui parlare della possibilità di ricatto è proprio fuori questione. Si tratta soltanto di informazioni, procurate da non so quali fonti e con quale metodo, che poi ovviamente bisognerà vedere se corrisponderanno alla realtà”. Ma il passaggio che aveva fatto irritare il capogruppo del Pdl è stato un altro: l’ipotesi, aveva aggiunto Messineo, è che “questo possa essere utilizzato, legittimamente, da coloro che chiedono una restrizione, un giro di vite sul piano delle intercettazioni, ma se si ha una determinata posizione politica, altamente legittima, tutto sommato non c’è bisogno di pretesti, la si sostiene e si vede quello che capita con le altre forze politiche”. A questo aggiungeva di avere nei confronti del Quirinale il massimo rispetto e che qualsiasi decisione prenderà la Corte Costituzionale nel conflitto di attribuzione sollevato dal Colle sull’intercettazione di Napolitano verrà accolta con “il massimo ossequio”. 

Ma vale comunque la reprimenda di Cicchitto anche al magistrato siciliano: “Capiamo che la Procura di Palermo è alla ricerca disperata di rifarsi una verginità – aveva – Ma a tutto c’è un limite, anche perchè notoriamente è una Procura colabrodo da cui esce di tutto. Anche alla luce di ciò sarebbe opportuno che il dottor Messineo tenesse un linguaggio più sobrio, senza fare prediche a non ben precisate forze politiche”.

Ma ad andare di corsa lancia in resta contro Grasso è anche un altro parlamentare del Pdl, l’ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano: “Se sa qualcosa di più, lo dica – incalza – Saremmo tutti lieti di leggere quello che è frutto non solo di opinioni, ma mi auguro di elementi raccolti”. 

Le parole del procuratore antimafia sono invece piaciute alla presidente dell’Associazione familiari vittime dei Georgofili Giovanna Maggiani Chelli: “Ci danno ragione nel nostro continuo tentativo di inserirci nel dibattito in corso sulla trattativa Stato-mafia, che naturalmente però noi vorremmo più costruttivo e finalizzato alla sostanziale ricerca della verità dentro i tribunali dello Stato”. “Per noi – continua la Maggiani Chelli – è evidente che la mafia quella fatta di menti raffinatissime, tenta di spostare l’attenzione altrove , infatti nessuno si ricorda più in queste ore, dell’esigenza di cercare di stabilire attraverso il processo di Palermo per la trattativa Stato mafia, quali siano state le reali responsabilità di politici ,con incarichi istituzionali, che al tempo delle stragi del 1993 temevano di essere uccisi dalla mafia e chiesero quell’ausilio che ha poi provocato i morti di via dei Georgofili. Infatti secondo noi è nel tentativo di salvare la pelle a uomini potenti della politica e delle istituzioni che i nostri figli hanno dovuto morire”.

Delle dichiarazioni di Grasso dà un’interpretazione il parlamentare di Futuro e Libertà Nino Lo Presti: “Le menti raffinatissime di cui parla il procuratore Grasso, non hanno dovuto faticare molto – riflette – per sfruttare la polemica che in modo maldestro certa sinistra ha cavalcato in questi mesi contro il presidente Napolitano e che di fatto sta facendo un bel servizio al Cavaliere. Ai veri democratici non rimane che stringersi attorno al presidente Napolitano e invitarlo a resistere o, meglio ancora, a scendere in campo in prima persona per guidare il riscatto morale e civile del nostro Paese”.

Al fianco di Grasso, infine, si mette anche Laura Garavini, membro Pd della commissione antimafia, secondo la quale le dichiarazioni di Grasso “offrono importarti spunti di riflessione sui rischi di destabilizzazione che il Quirinale, con la sua nota, ha voluto porre all’attenzione del dibattito collettivo”. E risponde direttamente a Cicchitto: “Qualcuno però fa finta di non capire e preferisce fare chiasso, con argomenti scarsi, come le diversità tra le circostanze del fallito attentato all’Addaura contro Giovanni Falcone e quelle della situazione attuale, o minimizzando la gravità di un servizio giornalistico basato sul nulla. C’è sempre chi preferisce fare confusione piuttosto che affrontare i nodi anche occulti della vita politica del nostro Paese”. 

Del resto lo stesso Cicchitto non è nuovo a uscite del genere. Oltre un anno fa se l’era presa con il procuratore di Palermo Pietro Ingroia. All’epoca il magistrato stava indagando sugli uomini di Stato reticenti sulla stagione delle stragi. Anche allora l’uomo del Pdl invitava a fare i nomi. Nomi che nove mesi dopo sono finiti in una richiesta di rinvio a giudizio.