La Cina sta lentamente rosicchiando pezzi di Africa. La cosa non è un segreto. Noi occidentali abbiamo “acquisito risorse” dal continente nero per decenni: schiavi, animali (interi o a pezzi), risorse naturali di varia natura.

La guerra delle commodity (materie prime) è in pieno svolgimento. Ogni nazione del mondo utilizza tutte le armi a sua disposizione per acquisire più risorse naturali possibili. Gli investimenti cinesi in Africa sono enormi, sia per qualità che per quantià. La Cina ha massicce partecipazioni nelle banche africane e spesso ospita le loro conferenze sul suolo cinese.

Ora si sta consumando l’ultimo atto del processo di espansione cinese in Africa. La colonizzazione culturale è un passo fondamentale per plasmare gli africani, renderli più mansueti, più aperti nei confronti dell’impero.

Ci sono almeno due livelli di colonizzazione culturale. Il primo livello possiamo definirlo morbido: adatto alle menti più erudite dei politici, economisti e liberi pensatori. Queste persone acculturate devono essere “sedotte” da loro eguali, magari che possano vantare esperienze e titoli di fama internazionale.

È il caso della famosa Dambisa Moyo (una economista mondiale di tutto rispetto che, tra le realtà private o pubbliche con cui si relaziona, puo’ vantare collaborazioni con Goldman Sachs). Miss Moyo, nel suo primo bestseller “Dead aid” scriveva che la Cina puo’ essere un ottimo partner per l’Africa. Alcuni non la pensano allo stesso modo

Il secondo livello di colonizzazione culturale è più popolare. Per “intrigare” le masse africane, i cinesi stanno utilizzando strumenti più terra terra. Per far felici i milioni di neri sottopagati e poveri che vivono nelle “unformal settlement” ( definizione very british per chiamare una bidonville) finalmente è arrivata la tv cinese. Stando alle notizie riportate dal China Daily oltre 1,4 milioni di “felici” famiglie africane ora possono godere dei servizi di tv digitale.

Non si confonda questo nuova strategia cinese con mero atto di nazionalismo culturaleL’investimento cinese per questi progetti di tv digitale è rilevante: la China Development Bank ha offerto un prestito di 400 milioni di dollari per finanziare questa iniziativa tecnologica, con un aggiuntivo finanziamento di altri 400 milioni. Perché darsi tanto affanno, per un po’ di tv? Dopo tutto in Cina non tutti i cinesi possono vedere in digitale la loro versione del Grande Fratello.

Credo che vi siano 2 ragioni.

A breve termine

La predominanza cinese in Africa, e la relativa percezione dell’impero celeste come “buon investitore” (parafrasando Miss Moyo) è fondamentale per lo sviluppo futuro della Cina. È quindi importante “educare” la popolazione africana. Il modo più rapido per educare una popolazione che vanta un elevato numero di persone con basso livello di studi è ovviamente la tv, meglio se dinamica e digitale. Per le persone colte, come detto, ci pensa Miss Moyo & Co.

A lungo termine

La Cina sta investendo in un continente dove la classe media crescerà intermini quantitativi ma soprattutto qualitativi. In pratica la medio borghesia africana sarà entusiasta di comprare tutti quei servizi e prodotti che possono affermare un nuovo “status sociale”. Vista in questi termini la strategia dell’impero celeste denota una percezione del futuro cinese in Africa che va oltre la semplice acquisizione di materie prime.

Le scelte della Cina di penetrare un mercato strategico come quello delle comunicazioni digitali è di rilievo. Una simile azione sta avendo luogo, quasi in parallelo, nel mercato Brasiliano e latino americano ( per certi aspetti simile, nella bilancia delle esportazioni di materie prime, a quello Africano).

Vi è da aggiungere che le telecomunicazioni e le infrastrutture tecnologiche di oggi, saranno le radici per la crescita economica di un paese domani. Se la Cina riesce a divenire il maggior fornitore di servizi e prodotti digitali in Africa, tale posizione la renderà in grado di poter influenzare le masse e quindi, tramite i media, la politica africana. Per comprendere cosa questo significhi è bene ricordare che, in alcuni stati, vi sono persone che, possedendo delle tv, sono state elette sindaci, o addirittura primi ministri.