Nessuna decisione fino a ottobre, ovvero nessuna sentenza europea senza il nulla osta della Troika, che entro la fine di settembre completerà la sua missione periodica ad Atene. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il numero uno dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker hanno liquidato così ogni ipotesi di decisione anticipata sulla richiesta avanzata dal premier greco Antonis Samaras per un allungamento dei tempi di implementazione del piano di austerity imposto al suo Paese. Se nelle prossime settimane gli ispettori Ue-Bce-Fmi si riterranno sufficientemente soddisfatti la prevista tranche di aiuti potrà essere sbloccata per raggiungere le casse di Atene e scongiurare così la bancarotta a breve termine (ipotesi che Samaras ha comunque escluso nel caso di un rinvio degli aiuti previsti per ottobre ma che ha paventato in caso di sospensione definitiva). Se a quel punto dovesse essere accolta anche la richiesta del governo ellenico, l’attesa dilazione del piano potrebbe entrare a regime offrendo così alla Grecia una possibilità di sopravvivenza anche nel medio-lungo periodo.

Nell’incontro odierno ad Atene, tuttavia, Juncker ha lanciato anche segnali di speranza affermando di essere “totalmente contrario a un’uscita della Grecia dall’euro” sottolineando il pericolo di una simile eventualità in linea con quanto dichiarato dallo stesso Samaras (“sarebbe una catastrofe”). E il capo del governo greco ha risposto attraverso un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung promettendo che “i tedeschi riavranno i loro soldi, lo garantisco personalmente”. La fitta agenda degli incontri di questa settimana proseguirà domani con la riunione tra Angela Merkel e il presidente francese Hollande a Berlino. I due leader dell’eurozona riceveranno poi lo stesso Samaras in due appuntamenti distinti venerdì e sabato ma di decisioni, anche qui, nemmeno l’ombra. 

Samaras, che oggi ha confermato la ferma intenzione di proseguire con il piano di austerity, fa i conti con una situazione sempre più complessa. Nei giorni scorsi, l’esecutivo di Atene si è visto costretto ad alzare da 11,5 a 13,5 miliardi il valore del piano di tagli alla spesa pubblica previsto dagli accordi. Un cambio di programma che accentua ulteriormente le difficoltà del Paese. Ieri, il quotidiano greco Ekathimerini ha anticipato i contenuti di massima del piano del governo parlando, secondo quanto riferito da fonti vicine al ministero del lavoro, di 5,2 miliardi di tagli alle pensioni e al welfare. Le pensioni più basse (attualmente fissate a 485 euro al mese) non verrebbero toccate, ma il periodo minimo di contribuzione necessario per l’accesso a queste ultime dovrebbe essere innalzato a 20 anni dagli attuali 15.

La stessa correzione da 2 miliardi sul programma iniziale, per altro, identifica un altro problema sostanziale. Il buco aggiuntivo, infatti, nascerebbe dalle previsioni del governo sulla diminuzione delle entrate fiscali proprio a seguito dei tagli a stipendi e pensioni. In pratica, l’espressione stessa del circolo vizioso dell’austerity in un contesto di recessione permanente. I contribuenti si impoveriscono e lo Stato incassa di meno, vedendosi così costretto ad operare ulteriori tagli. Non è un mistero che la crisi greca si alimenti oggi in questo modo, ed è proprio facendo leva su questa evidenza che Samaras cerca oggi di convincere l’Europa a concedere più tempo nell’attuazione della manovra.

Un’impresa impossibile? Forse no, almeno a giudicare dal comportamento di alcuni fondi speculativi che, un po’ a sorpresa, hanno ricominciato a dare un po’ di fiducia alla Grecia. Alcuni hedge funds, riferisce la Reuters, starebbero infatti riprendendo a scommettere sui titoli di Stato greci, ad oggi particolarmente svalutati (si viaggia attorno al 17% del valore nominale), convinti che una futura intesa sul salvataggio di Atene ne spingerà al rialzo il valore. I volumi sono ancora piuttosto bassi ma i valori sono in rialzo rispetto all’inizio dell’estate (i titoli in scadenza nel 2027, apprezzandosi, hanno visto i rendimenti scendere dal 29 al 23% dalla fine di maggio ad oggi) e, di recente, non sono mancati i fondi che hanno scelto di raddoppiare la propria esposizione complessiva sulla Grecia. Un’ipotesi avanzata dagli investitori è che, per alleggerire il peso del deficit greco, che la Bce scelga di accollarsi parte delle perdite dell’haircut che ha accompagnato il piano di ristrutturazione del debito ellenico. Perdite che fino ad oggi sono state imposte solo ai creditori privati.