Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, lo scorso 17 maggio firmò il presunto accordo per la buonuscita dei Ligresti da Premafin a condizione che la famiglia del costruttore siciliano tenesse un comportamento “rettilineo” nell’operazione con Unipol. E’ questo uno dei passaggi dell’interrogatorio di ieri del banchiere da parte del pm Luigi Orsi, titolare dell’indagine sul tracollo dell’ex galassia Ligresti. Da quanto è trapelato, Nagel avrebbe affermato che la condizione implicita alla firma da lui apposta al documento sequestrato la scorsa settimana dalla Procura nello studio del segretario del patto di sindacato che controlla di Piazzetta Cuccia, l’avvocato Cristina Rossello (ritenuta dagli inquirenti una sorta di fiduciario per entrambe le parti) era che i Ligresti non ostacolassero l’ingresso di Unipol nella holding Premafin cui fanno capo a cascata Fondiaria Sai, Milano Assicurazioni e una serie di partecipazioni strategiche tra le quali anche la stessa Mediobanca e l’editrice del Corriere della Sera, Rcs.

Un obiettivo raggiunto, seppure a fatica e con la minaccia di escussione del pegno sulla azioni di Fonsai detenute da Premafin, il 12 giugno scorso, con il via libera dell’assemblea della holding all’aumento di capitale  riservato a Unipol ottenuto grazie al voto determinante dei Ligresti. L’ad di Piazzetta Cuccia nella sua ricostruzione sui rapporti e gli incontri avuti con i Ligresti nell’operazione Unipol, avrebbe dato al pm una versione in linea con quella messa a verbale nelle scorse settimane da Paolo, Jonella e salvatore Ligresti. Dopo Nagel, che sostiene di aver firmato il documento solo per presa visione, a settembre è probabile che sfilino davanti a Orsi tutti i protagonisti della vicenda, inclusi l’ad di Unipol, Carlo Cimbri, il presidente di Mediobanca, Renato Pagliaro e il numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni. A quel punto il pm lavorerà gomito a gomito con la Consob per appurare se alla Commissione, che in giornata ha consegnato un nuovo esposto in Procura, sia stato nascosto un vero e proprio accordo, anche se poi non eseguito, configurando dunque il reato di ostacolo all’attività degli organi di vigilanza. Ipotesi per la quale Nagel nei giorni scorsi è stato iscritto nel registro degli indagati.

Nel frattempo il manager dovrà vedersela con i suoi azionisti. In mattinata l’Adn Kronos, che ieri aveva lanciato l’ipotesi di un dimissionamento di Nagel, ha riportato che  Angelo Casò, presidente del patto di sindacato che controlla Mediobanca, starebbe informalmente consultando i soci per valutare l’opportunità di convocare a breve una riunione. Mentre per tutto il pomeriggio Nagel  ha incontrato diversi rappresentati di spicco del mondo finanziario e industriale. Tra i quali  anche il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar. 

Intanto procede l’inchiesta su Fondiaria Sai alla quale è stato notificato un decreto di perquisizione e sequestro nonché un avviso di garanzia  per gli ex amministratori della società nell’ambito di un procedimento penale avviato nei mesi scorsi dalla Procura della Repubblica di Torino. Le ipotesi di falso in bilancio e per ostacolo all’attività di vigilanza riguardano il periodo 2008-2011. Dalla lettura del provvedimento sembra emergere che “i fatti oggetto di indagine sono, nella sostanza, già noti al mercato in quanto si riferiscono alle vicende che hanno condotto all’emersione delle perdite del bilancio consolidato relativo all’esercizio 2011 e che sono state oggetto di ampia descrizione nei documenti messi a disposizione del pubblico da parte della società”, ha scritto il gruppo assicurativo nella nota che ha accompagnato il bilancio semestrale in riferimento ai compensi extra ricevuti dalla famiglia siciliana venuti a galla in primavera solo dopo i rilievi posti dal fondo Amber, azionista di Fondiaria. Filone analogo, come sembra in prima battuta, a quello seguito dal consiglio di amministrazione della controllata di Fondiaria, Milano Assicurazioni,  che in serata ha deliberato di convocare l’assemblea dei soci per decidere “in merito alla promozione dell’azione sociale di responsabilità”. L’iniziativa è stata presa “su proposta del comitato di amministratori indipendenti” chiamato a valutare le operazioni con parti correlate (in conflitto d’interesse) e incaricato di approfondire le analisi “delle operazioni e dei fatti censurati nella relazione ex art. 2408 del codice civile” messa a punto dal collegio sindacale di Fonsai.