Per gli amministratori del Partito democratico bolognese dire Passante nord è un po’ come lo Stretto di Messina per Silvio Berlusconi: un totem. E come il sogno del Cavaliere  potrebbe dissolversi. L’ultimatum arriva dalla Società Autostrade: da anni l’azienda dei Benetton ha messo a disposizione 1,3 miliardi di euro per questo anello che dovrebbe by-passare il capoluogo emiliano decongestionando, secondo i suoi fautori, il traffico autostradale che oggi attraversa la città. Ora però se non si arriverà al progetto entro novembre 2012, addio ai soldi. Così gli amministratori, quelli per i quali 0 si fa il passante o si muore scalpitano.

Il comunicato congiunto di Provincia e Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna, riporta la data di lunedì 30 luglio 2012: “La proposta di tracciato definitivo e gli interventi di banalizzazione ((la trasformazione dell’attuale asse autostradale in tangenziale, ndr)sul tracciato esistente dovranno essere condivisi e definiti entro il 30 novembre 2012, pena la perdita dei finanziamenti oggi vincolati nominalmente alla realizzazione del Passante Nord”. Alfredo Peri, assessore regionale alle infrastrutture spiega il perché di questi tempi stretti. “È una condizione che ha posto Anas e Società Autostrade. I soldi non possono rimanere lì all’infinito e su questo concordiamo”.

Il Passante nord originario, pensato ormai 10 anni fa, è una striscia d’asfalto lunga 40 chilometri, con quattro caselli autostradali e tre corsie per senso di marcia che da Ponte Rizzoli per arrivare a Lavino di Mezzo avrebbe unito da est e ovest della città. Il progetto ottenne il benestare di quasi tutti gli amministratori dei paesi che sarebbero stati interessati dai lavori. Tuttavia la Commissione europea nel 2010 fece andare tutto a rotoli chiedendo una modifica del tracciato. Così com’era infatti non poteva essere considerato una deviazione della A14, ma una nuova opera. Per questo motivo sarebbe servito un bando di gara europeo, impossibile da prendere in considerazione visto che il Passante si farà solo coi soldi di Società Autostrade e di nessun altro.

Da qui l’idea di un nuovo progetto, il cosiddetto “passantino”, che ridurrebbe il tracciato iniziale a circa 30 chilometri, partendo e concludendosi da due nuove città (San Lazzaro e Borgo Panigale) e interessando nuovi comuni che rischiano di vedersi sventrati. Ed è su questo nuovo documento che nei mesi scorsi si sono riattivate le schermaglie tra Regione e Provincia da una parte e il Comitato di Cittadini proponenti un’alternativa al Passante dall’altra.

“Lavoriamo per una terza alternativa che venga incontro ai bisogni del territorio e alle prescrizioni europee”, spiega ieri a ilfattoquotidiano.it Giacomo Venturi, vicepresidente della Provincia. A disegnare la nuova strada ci saranno tutti, meno i Comuni interessati, che potranno fare da osservatori esterni. La formula nel comunicato delle istituzioni utilizzata è contorta e politichese: “Le valutazioni saranno in capo a un comitato tecnico, appositamente costituito, del quale faranno parte tutti i soggetti interessati: Anas, Autostrade, Regione, Provincia e Comune di Bologna e dovranno essere coerenti con i caratteri salienti dell’ipotesi progettuale che il sistema degli enti locali ha presentato e sempre sostenuto, con il pieno coinvolgimento dei Comuni interessati nelle decisioni inerenti al tracciato ed al progetto definitivo”.

Per le forze politiche contrarie alla grande opera, qualunque sia il tracciato, sarebbe il colpo di grazia per i polmoni dei cittadini della Provincia di Bologna. “Abbiamo chiesto e ottenuto i dati recenti di Autostrade con i dati di traffico a picco del 10 %. La Provincia continua a ragionare su dati del 2007 prima della crisi”, spiega Giovanni Favia, consigliere regionale del Movimento 5 stelle. Inoltre il problema è che la tangenziale di Bologna potrebbe non essere affatto decongestionata. “Aggiungeranno una sola corsia alla attuale tangenziale, ma molti automobilisti, soprattutto gli autotrasportatori che lavorano a cottimo e hanno prezzi altissimi per il carburante, piuttosto che allungare sul passante Nord preferiranno pagare il pedaggio, anche se molto caro, e uscire sulla tangenziale attuale, che è comunque più corta”, spiega ancora Favia.

E mentre il comitato dei cittadini guidato da Gianni Galli chiede un “colpo di reni” ai sindaci che dal canto loro sono pronti a dare battaglia. “Senza una mediazione il Passante non si farà, noi non saremo silenti e supini. Il tracciato dovrà essere discusso e condiviso, spero che Autostrade ne sia consapevole”, ha detto Irene Priolo sindaco del Comune di Calderara, uno di quelli a rischio sventramento. 

Intanto Autostrade per l’Italia, chiamata in questione da ilfattoquotidiano.it, per ora tace.