L’amica del politico in odor di mafia: “I voti, i voti, i voti, dammi i voti. Lo capisci che questo è voto di scambio”. Il magistrato: “La ‘ndrangheta è un pericolo per la democrazia”. Reggio trema. L’ex consigliere comunale Dominique Suraci era il referente politico della cosca De Stefano-Tegano di Archi. Un altro fedelissimo del governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, è finito in manette nell’ambito della inchieste “Sistema” e “Assenzio”, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.

Concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione elettorale, associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e truffa allo scopo di ricevere erogazioni pubbliche. C’è tutto nell’indagine condotta dalla Dia, dai carabinieri e dalla guardia di finanza. Dominique Suraci era il dominus di un sistema criminale nel settore della grande distribuzione alimentare. Un sistema che, l’ex consigliere di centrodestra ha sfruttato anche in chiave elettorale. Alle elezioni del 2007, infatti, il politico imprenditore è stato eletto con 1205 voti che gli hanno consentito a Palazzo San Giorgio di ricoprire il ruolo di presidente della seconda Commissione consiliare “Programmazione e servizi generali”. Voti rastrellati grazie all’ex direttore operativo della Multiservizi (la società mista sciolta per mafia), Pino Rechichi, e all’indagata Costanza Ada Riggio, titolare del centro studi “Corrado Alvaro”. Il gip ha concesso gli arresti domiciliari a quest’ultima che, secondo gli inquirenti, ha convogliato su Suraci i “consensi” dei partecipanti ai corsi di formazione, attraverso la minaccia che «altrimenti sarebbero stati bocciati».

Lo scambio di voto è stato accertato attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dalla Direzione investigativa antimafia. Raccapriccianti, e allo stesso tempo significativa di come viene “pilotato” il consenso in riva allo Stretto, sono le conversazioni registrate dagli inquirenti. “Voti blindati”. Così Costanza Ada Riggio ha definito il suo sostegno al consigliere Suraci, perfettamente consapevole che, per essere favoriti, i ragazzi dei corsi di formazione venivano sottoposti a un ricatto: “Perché sanno che se io li verifico… a giugno a luglio loro devono fare esami, a giugno, quindi hai capito, l’elezioni vengono prima degli esami (…) io sai che gli dico: questo è un voto di scambio, agli alunni, questo è un voto di scambio, se mi escono i voti, poi usciranno i voti, così faccio che ti pare che gli dici: mi voti? (richiesta ndr). Mi devi votare (perentorio ndr), mi devi dare un voto, dammi la via, dammi il nome e la via, mi deve dare il voto (perentorio ndr.)… è finito il tempo ti do questo bigliettino”.

Tra i grandi elettori di Suraci, c’era l’ex direttore operativo della Multiservizi, Pino Rechichi, già condannato a 16 anni di carcere perché considerato un uomo della cosca Tegano. A lui, Dominique Suraci avrebbe consegnato una serie di nominativi che dovevano rientrare tra le 131 assunzioni che la società mista ha effettuato pochi giorni prima delle elezioni comunali. I favori si ricevono, ma si fanno anche.

E se da una parte le cosche ti danno una mano, dall’altra fai di tutto per restituire la “cortesia”. Voti, soldi, indebite percezioni di fondi pubblici, false fatture e crediti di imposta taroccati. Sullo sfondo la “Reggio bene”, habitat naturale della zona grigia asservita e allo stesso sfruttatrice di certi ambienti criminali. La “Reggio bene” che ha entrature importanti anche a Milano. Non è un caso, infatti, che l’ex consigliere arrestato era intimo amico del fantomatico avvocato Bruno Mafrici, indagato nell’inchiesta sui rapporti tra la ‘ndrangheta e la Lega Nord. In quest’ottica Suraci è stato protagonista di un’azione volta a favorire gli interessi della ‘ndrangheta garantendo ad un ampio numero di operatori economici, legati alle cosche, la possibilità di partecipare alla fornitura dei supermercati a marchio Sma, di proprietà della Sgs Group, intestata alla compagna dell’ex consigliere comunale per quale sono stati disposti gli arresti domiciliari.

L’inchiesta della Dia, guidata dal colonnello Gianfranco Ardizzone, ha svelato i retroscena di una vicenda emblematica per comprendere l’universo Suraci: quella della Vally Calabria Srl, una società che ha gestito per qualche tempo numerosi supermercati fino alla bancarotta fraudolenta avvenuta un attimo dopo la cessione formale dell’azienda dai reali responsabili del fallimento alle “teste di legno” «L’impresa di Suraci – ha sottolineato il procuratore Sferlazza – rappresenta l’espressione della ‘ndrangheta che è un pericolo per la democrazia». L’operazione di oggi, coordinata dal sostituto procuratore Stefano Musolino, ha portato al sequestro di beni per circa 130 milioni di euro. Oltre che per le società coinvolte nelle indagini, sono stati applicati i sigilli a una grossa e lussuosa imbarcazione attraccata nel porto di Napoli.