La morte di Loris D’Ambrosio scatena le reazioni del mondo politico e di quello giudiziario. Il cordoglio è unanime, ma la scomparsa del consigliere giuridico di Giorgio Napolitano è anche l’occasione per sollevare da più parti la polemica per le critiche piovute su D’Ambrosio per via delle telefonate con Nicola Mancino che chiedeva un intervento al Colle sui pm che indagano sulla trattativa Stato-mafia. A dare fuoco alle polveri è stato proprio Napolitano, che per primo ha parlato di “campagna violenta e irresponsabile”. A seguire gli esponenti del centro-destra che, come il Capo dello Stato, puntano il dito contro chi in queste settimane ha svelato ulteriori tasselli della trattativa tra uomini dello Stato e mafia nel 1992. Ma il leader dell’Idv Antonio Di Pietro non ci sta: “Esprimiamo cordoglio e rispetto per la morte improvvisa del dottor Loris D’Ambrosio, ma respingiamo con fermezza al mittente ogni strumentalizzazione che ne viene fatta, quasi a voler far credere che la colpa sia di chi ha criticato il suo operato e non di chi ha tentato di sfruttare il suo ruolo”, afferma in una nota. Il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, sceglie invece di seguire la linea di Napolitano e di andare oltre:Questo drammatico evento dovrebbe essere per tutti motivo di profonda riflessione. E’ difficile considerare questa scomparsa non condizionata dai recenti eventi”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il collega Fabrizio Cicchitto (Pdl):  “Loris D’Ambrosio è stato oggetto recentemente di un’indegna campagna, per altro strumentale rispetto ad un altro bersaglio” e il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi: “Una scomparsa che lascia purtroppo aperti molti tristi interrogativi sugli interventi, spesso a gamba tesa, della giustizia. Sono vicino al Presidente Napolitano, che aveva di recente lanciato un chiaro allarme per l’uso improprio delle intercettazioni nel nostro Paese”. In serata, durante l’edizione serale del suo tg, Enrico Mentana riporta le parole di Ilda Boccassini, che accredita la versione del presidente della Repubblica: “Un uomo che ha sempre salvaguardatol’autonomia e l’indipendenza della magistratura” e che è stato “bersaglio nelle ultime settimane di attacchi ingiusti e violenti”.

Per Pierferdinando Casini (Udc), scompare “un servitore dello Stato”, mentre Pierluigi Bersani (Pd) si dice “profondamente colpito”. Massimo D’Alema (Pd) parla di “un uomo che ha servito le istituzioni con straordinaria lealtà, competenza e passione”. Il presidente del Senato, Renato Schifani (Pdl) ha espresso “vicinanza personale e istituzionale al presidente Napolitano. Sono vicino a lui per il suo impegno e per come esercita con saggezza, autorevolezza ed equilibrio il suo ruolo”. “In molti lo abbiamo stimato e apprezzato negli anni per le sue doti di lealtà istituzionale, mai venuta meno e dimostrata anche quando, nei più difficili momenti, ha deciso di esprimerla in un rispettoso e sofferto silenzio”, ha affermato il ministro della Giustizia Paola Severino.

Cordoglio da tutto il mondo della magistratura, con il plenum del Csm che ha fatto una pausa dai lavori in segno di lutto. Michele Vietti, vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, scrive: “La perdita di D’Ambrosio lascia un vuoto incolmabile – dice Vietti – sia per i rapporti umani che lo legavano a molti di noi, sia per la straordinaria professionalità che ci verrà a mancare. Ha rappresentato in particolare per il Csm un interlocutore attento, preparato ed equilibrato nel rapporto costante con la Presidenza della Repubblica”. Il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati ha voluto ricordare l’amico e collaboratore del presidente della Repubblica: ”Piango il collega e amico Loris D’Ambrosio: nei diversi e delicatissimi incarichi rivestiti nella sua lunga carriera ha servito la giustizia e le istituzioni con dedizione totale, profonda competenza giuridica, discrezione e integrità assoluta”. Piange la scomparsa ”dell’amico Loris” ed esprime “vicinanza alla famiglia” l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara.

Nessuna reazione ufficiale per ora da parte della Procura di Palermo. Il sostituto procuratore Nino Di Matteo, che assieme ai colleghi Lia Sava e Francesco Del Bene coordina le indagini sulla trattativa tra cosche e uomini dello Stato, si limita a dire che non ci sarà alcun commento da parte dei pubblici ministeri: “Noi non parliamo”, afferma Di Matteo. D’Ambrosio era stato sentito infatti come teste sulle telefonate che aveva ricevuto dall’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, che è indagato per falsa testimonianza.