Sui costi della politica l’Assemblea regionale dell’Emilia Romagna tira dritto, e boccia uno dopo l’altro gli emendamenti proposti dal Movimento 5 stelle per ridurre i vitalizi. Era già successo l’anno scorso, a dicembre, quando l’aula respinse compatta le proposte dei Cinque stelle, che, tra le altre cose, miravano a introdurre il divieto di cumulare diversi assegni per chi è stato seduto anche in Parlamento e per chi è stato europarlamentare (attualmente consentito). Oggi, a distanza di pochi mesi, la stessa raffica di no ha messo in salvo gli assegni dei consiglieri e rimandato i tagli alla prossima legislatura.

Va detto che la Regione, un anno fa, diede il via libera all’abolizione del contestato emolumento. Ma la cancellazione sarà valida solo a partire dalla prossima legislatura. Per questo i consiglieri del Movimento 5 stelle, dopo il tentativo fallito di alcuni mesi fa, hanno deciso di riportare in aula alcune proposte, per stringere i tempi e cominciare a sforbiciare alcune voci già dai prossimi mesi. Il primo emendamento prevedeva di riscuotere l’assegno solo a partire dai 67 anni di età, o di adeguare l’età a quella “dei normali lavoratori”. Il secondo e il terzo imponevano il divieto di cumulare diversi vitalizi per gli ex parlamentari e europarlamentari, e per chi ricopre altre attività retribuite. Mentre nel quarto era previsto un prelievo di solidarietà sui vitalizi, pari al 25%, da destinare alle persone con disabilità grave.

In aula, però, nessuna delle modifiche è stata accolta dall’Assemblea. Il Pd, attraverso il consigliere Luciano Vecchi, ha parlato di “iniziative estemporanee”, facendo notare come la Regione abbia già fatto dei passi avanti sul tema dei costi della politica. Per il capogruppo dei democratici, Marco Monari, i consiglieri del movimento di Grillo dovrebbero mostrare maggior rispetto per l’aula, invece che presentare “emendamenti di bandiera”. Sulla stessa linea l’opposizione. Se Mauro Manfredini della Lega Nord liquida gli emendamenti come “bandierine strumentali”, la capogruppo dell’Udc, Silvia Noè, chiede di “parlare seriamente di certi temi”, e di “non sfruttare l’occasione mediatica offerta dall’Assemblea”.

Una pioggia di critiche simile a quella che arrivò a dicembre, quando il Movimento 5 stelle mise sul tavolo proposte analoghe. Anche allora l’Assemblea fece le barricate. “La verità  – ha commentato il consigliere a 5 stelle Giovanni Favia – è che per i consiglieri regionali esistono cittadini di serie A, loro stessi, e di serie C, quelli che votano e pagano le tasse. Le accuse di voler cavalcare l’antipolitica è assurda. I fatti sono fatti, e dicono che Pd e Pdl difendono i propri privilegi senza remore”.  E poi promette: “Noi continueremo a riproporre gli stessi temi fino a fine legislatura”.