Il memorandum per la Grecia non funziona. E le parole del vicecancelliere tedesco (“Un’uscita della Grecia dall’eurozona non sarebbe un dramma, e io sono sempre più scettico sulle possibilità di Atene di riuscire a restarvi” dice da Berlino Philipp Roesler), sono la logica conseguenza del report negativo che in queste ore gli emissari della troika stanno redigendo ad Atene. Dove, oltre a una diagnosi da malato terminale all’ultimo stadio ormai appurata da tempo (individuata anche da chi medico non è), si registra la classica goccia che farà traboccare definitivamente un vaso pieno di falle.

Lo Stato greco ha incassato meno di quanto previsto, nell’ordine di un miliardo e mezzo di euro. Circostanza che, sommata alle criticità strutturali, alla scarsa stabilità politica (c’è chi giura che il governo andrà in crisi in autunno), ai ritardi – causa doppie elezioni – su privatizzazioni, lotta all’evasione, e privilegi rimasti praticamente intatti, oltre agli euro greci ancora al sicuro in Svizzera, porta dritto a quell’eurocrisi scongiurata da tutti ma che nel buio dei palazzi del potere tutti temono: non fosse altro perché drammaticamente vicina e reale.

Iniziamo dai conti ellenici, non solo disastrati da anni di ruberie e politiche deleterie, ma oggi anche sotto i colpi dei mancati risultati circa il piano della troika. Che se da un lato si è abbattuto come un odisseico meltèmi su statali, famiglie e ceti meno abbienti, dall’altro non ha raggiunto tutti gli obiettivi. Nei primi sei mesi dell’anno, rileva il ministero dell’economia di Atene, ci sono state meno entrate per un miliardo e mezzo rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. Inoltre il disavanzo di bilancio totale tra metà gennaio e giugno 2012 è pari a 12.477 milioni di euro, mentre il disavanzo primario per lo stesso periodo è pari a 3,32 miliardi di euro. Numeri inquietanti che non possono non essere tenuti in considerazione da chi stila memorandum e da chi dovrebbe osservarli. L’importo delle entrate nette per il bilancio dello Stato è stato pari a 23.191 milioni con una diminuzione rispetto al target di 24.754.000 nell’ordine di 1.563 milioni di euro.

Un altro buco nero di mancati introiti dopo quello segnalato due settimane fa circa dichiarazioni dei redditi non presentate da un milione e 800mila cittadini ellenici oltre a tasse non riscosse. A cui si aggiungono i dati di oggi: nello specifico l’ammontare dei proventi netti di bilancio ordinario pari a 21.688 milioni nel gennaio-giugno 2012, indica che la falla ellenica non è solo in debiti accumulati, ma è nel manico oltre che nel merito. L’obiettivo del bilancio suppletivo per il 2012 (22.841 miliardi di euro) è stato mancato clamorosamente.

Dagli uffici del ministero sostengono che la discrepanza è dovuta principalmente alla carenza di riscossione delle entrate (meno 909 milioni di euro) con riferimento alla possibilità data alle persone fisiche e giuridiche di dilazionare l’imposta sul reddito in due rate (31 luglio 2012 e 8 giugno 2012) oltre alle minori entrate provenienti dalle imposte sul commercio (meno 527 milioni). Ciò in conseguenza della riduzione della domanda interna e con la perdita di gettito delle imposte dirette su esercizi precedenti. Avrebbero influito sul nuovo buco anche i mancati proventi delle tasse di immatricolazione dei veicoli, quelli sulle imposte di proprietà (l’Imu greca, che si chiama karadzi) e la riscossione delle imposte indirette in mora attraverso l’intensificazione dei controlli, che non sono stati efficaci come dimostrano i risultati.

Capitolo investimenti pubblici: sono entrati solo 1,5 miliardi contro una stima di 1,9. Le spese di bilancio per il primo semestre del 2012 ammontano a 35,668 milioni e sono inferiori di 3,964 milioni rispetto alle previsioni, ciò riflette sia la riduzione dei costi del bilancio ordinario (meno 2,338 milioni di euro) sia i minori investimenti pubblici i cui vertici (una società di stato appositamente creata) sono stati sostituiti per ben tre volte in soli sei mesi, con altrettanti manager che hanno fatto un passo indietro dimettendosi.

Uno scenario francamente prevedibile figlio di una cura sbagliata che non ha calibrato né interventi nè complicazioni. La Grecia è in coma irreversibile, da tempo, e oggi Angela Merkel annuncia di non voler promuovere il terzo pacchetto di aiuti, respingendo la possibilità di proroga. Un funzionario del governo tedesco ha detto alla Sueddeutsche Zeitung che “è inconcepibile che il cancelliere tedesco compaia di nuovo in Parlamento tedesco per ottenere il sì agli aiuti”.

E così mentre Berlino non staccherà quell’assegno da 50 miliardi di euro direzione Egeo (che non servirebbe a sanare alcunché, in quanto produrrebbe altri debiti), e mentre come scrivono ormai chiaramente in Germania adesso è più probabile la possibilità di un fallimento per Atene, forse qualcuno a Bruxelles e anche oltreoceano si sta pian piano rendendo conto che quel sondino che alimenta forzatamente un paese e un continente va semplicemente staccato.

Intanto il rappresentante del Fondo Monetario Internazionale ad Atene ha negato il tanto discusso articolo apparso sullo Spiegel: “Il Fmi sostiene la Grecia, nel suo sforzo di superare le proprie difficoltà economiche. Una missione del Fmi avvierà un dibattito con le autorità il 24 luglio su come il programma economico della Grecia, che è sostenuto finanziariamente dal Fondo monetario internazionale, tornerà alla sua orbita corretta”. In precedenza, anche un portavoce della Commissione europea aveva definito quell’articolo “una pubblicazione della stampa che non è commentare, per la Commissione, la posizione del Fmi non è cambiata”. Inoltre in vista dell’arrivo della troika in Grecia, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha invitato Atene a raddoppiare gli sforzi per rispettare i termini del piano di salvataggio. Aggiungendo che non ci sono parallelismi tra la situazione in Grecia e in Spagna in quanto “le cause delle crisi in entrambi i paesi sono completamente differenti, l’economia spagnola è molto più competitiva e ha una struttura diversa”.

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