Fra le varie brutte statuine del presepe politico contemporaneo, spicca da due decenni Dell’Utri Marcello: indagato dal 1994, condannato a nove anni di reclusione nel 2004, ridotti a sette nel 2010 (nonostante ne fossero stati chiesti undici), non ha mai perso un’oncia della sua squisita arroganza.

Oggi, in attesa di giudizio per Concorso esterno in associazione mafiosa, ostenta il consueto stato d’animo superbo: come se l’odioso crimine contestato fosse un blasone, un attributo nobiliare. Fatti di sangue blu. L’accusa di estorsione ai danni del compagno di collusioni (il povero Silvio che non chiarì mai l’origine delle sue fortune) la accoglie con un sorriso sprezzante: oddio, anche questa adesso, che mancanza di fantasia, perché non mi accusate, per una volta, di pedofilia?

Non serve, senatore: ci sono frodi fiscali, false fatture, ville da nove milioni vendute a 21… non s’ha bisogno di inventarsi nulla. Se un morboso ed estroso magistrato, ce la farà, finalmente, ad arrivare fino in fondo, possiamo sperare che, almeno Lei, ci si levi di torno. Nel frattempo, voglia accettare, in segno d’apprezzamento per il suo inimitabile stile, la nomination per il premio Faccia di Bronzo 2012. Un doveroso omaggio a “l’uomo che non si vergognava mai”.

Il Fatto Quotidiano, 20 Luglio 2012