Per quest’ultimo blog, prima di una pausa di una decina di giorni per un pezzo di vacanza, ho deciso di cercarmi dei guai, di attirarmi la più feroce antipatia di molti lettori. Non che finora abbia avuto solo tenerezze. Ma quello di cui oggi voglio parlare ci porterà ben oltre, perché andrà a toccare uno dei sentimenti più profondi dell’animo umano, il tifo calcistico.

Già mi sento fischiare le orecchie per le reazioni di alcuni tifosi illustri come Darwin Pastorin.  Ma vado avanti ugualmente, perché la vicenda della nuova maglia della Juventus, squadra – lo dico subito – per cui ho una particolare antipatia – e degli scudetti da appiccicarci, ha dei risvolti così buffi che non riesco a tacere. 

C’è, dunque un presidente, Andrea Agnelli, che dichiara di non riconoscere l’aritmetica, cioè le classifiche della FIGC, istituzione di cui disputa le competizioni. Quando lo vedo in tv, mi ricorda, un po’ anche somaticamente, Claudio Martelli ai tempi in cui sosteneva che Craxi era un esule e che i tribunali che lo avevano condannato non facevano parte di un sistema democratico (lui era stato ministro della giustizia ma fino a quel momento non se ne era accorto). Poi il presidente rinuncia alle tre stelle e si inventa la scritta “30 sul campo”.

Come se quello che succede in campo non c’entrasse nulla con quello che accade fuori, intorno. Per esempio si potrebbe aggiungere: 30 sul campo e sulle tessere telefoniche di Moggi, oppure 30 sul campo e nello spogliatoio di Reggio Calabria, dove il nostro eroe aveva chiuso a chiave un arbitro che non si era comportato bene. Infine l’Agnelli rinuncia alla scritta e se ne inventa un’altra, ancora più scema: “Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”, che si presta a maliziose interpretazioni, perché se vincere è l’unica cosa che conta, fate in po’ voi….  

Poi c’è, come ciliegina sulla torta, anzi sulla maglia, l’immensa scritta che promuove non un marchio ma un modello della casa madre: JEEP. E la cosa mi ricorda una barzelletta che molti anni fa mi raccontò un mio allievo fiero torinista. La racconto? Ma sì! Anche se è un po’ vecchiotta. Per capirla bisogna andare agli anni Ottanta. Allorala Juventus era molto forte, era la squadra di Platini, Tardelli, Scirea con Trapattoni in panchina, ma non disdegnava aiutini arbitrali. E la Fiat, proprietaria della squadra, aveva due modelli di auto, la Ritmo, una media cilindrata, ela Croma, più costosa e prestigiosa. La storiella racconta che durante una partita la Juve va in difficoltà, il centrocampo è lento, un po’ macchinoso. Allora il Trap, com’è suo costume, si alza dalla panchina e comincia a urlare ai suoi ragazzi: “Ritmo! ritmo! ritmo!” L’arbitro lo sente, gli si avvicina e sussurra: “Guardi che eravamo d’accordo per una Croma”. 

Dai! È solo una barzelletta, la solita vox populi…. Arrivederci a fine luglio!