Una Corte di Gerusalemme ha condannato oggi per un capo d’accusa l’ex premier israeliano Ehud Olmert, assolvendolo tuttavia per altri due nell’ambito di un caso di presunta corruzione che nel 2008 lo aveva costretto a dimettersi da capo del governo. Egli dovrà scontare quattro mesi di lavoro al servizio della comunità, ma non il carcere.

Olmert è stato condannato peril reato di abuso di fiducia per presunti favori accordati a Uri Messer, suo ex socio in uno studio legale, in una vicenda di investimenti gestita dal dicastero del Lavoro quando egli ne era titolare. E’ stato invece assolto dalle imputazioni principali di truffa, falso ed evasione fiscale relative a due altri casi: quello delle presunte fatture gonfiate di 17 viaggi all’estero – suoi o di familiari – gestiti fra il 2002 e il 2006 attraverso l’agenzia Rishion Tours e fatti pagare secondo l’accusa sia allo Stato sia a organizzazioni private; e quella di aver incassato circa 100.000 dollari tra finanziamenti irregolari e regali dal controverso uomo d’affari ebreo americano Morris Talansky.

I giudici hanno viceversa condannato sia per abuso di fiducia sia per truffa Shula Zaken, per anni assistente e stretta collaboratrice di Olmert.

Il caso – per i suoi effetti e per il suo epilogo, con la condanna seppur parziale di un ex premier – è considerato dai media senza precedenti nella peraltro lunga lista di scandali politici della storia d’Israele. Olmert, 66 anni, già dirigente di lungo corso del Likud, fu tra i fondatori di Kadima al fianco di Ariel Sharon quando questi decise di rompere con la destra e imporre lo sgombero di 8000 coloni dalla Striscia di Gaza. Gli succedette poi alla guida del governo nel 2006, dopo che Sharon fu colpito da ictus. Ma lo scandalo sfociato nel processo di oggi lo costrinse ad annunciare le dimissioni a fine 2008 e lasciare la poltrona il 23 gennaio 2009 (dopo la conclusione dell’offensiva militare Piombo Fuso contro Hamas nella Striscia di Gaza), interrompendone di fatto la carriera politica.