La fine dell’era di Umberto Bossi è vicina. Sabato e domenica a Milano, al forum di Assago, verrà celebrato il quinto congresso federale della storia della Lega Nord. Un evento di portata epocale per il popolo leghista, che con ogni probabilità, per la prima volta, voterà un segretario diverso dal Senatùr.

Ad un mese dai congressi regionali del Veneto e della Lombardia, che hanno visto eletti i maroniani Flavio Tosi e Matteo Salvini, il Carroccio è arrivato al giro di boa. Dopo aver toccato il fondo con gli scandali e le inchieste che nei mesi scorsi hanno travolto l’ala bossiana del partito, Roberto Maroni deve ora dimostrare di avere la forza, il carisma e la credibilità necessaria a traghettare la Lega Nord verso una nuova forma, senza perdere ulteriormente la faccia davanti ad un elettorato troppo deluso. La transizione in realtà è iniziata già da mesi, con la progressiva affermazione dello stesso Maroni come nuova figura di riferimento del partito. Tuttavia in questi mesi sullo sfondo è sempre rimasta l’ombra ingombrante di Bossi che, tra mille imbarazzi dei suoi detrattori, non ha mai accettato di farsi definitivamente da parte, rivendicando per sé un ruolo anche nella Lega di domani. Un ruolo da “padre nobile” e da “presidente operativo” che gli viene riconosciuto da quasi tutta la vecchia guardia, da quei personaggi che vivono con apprensione la voglia di cambiamento di una parte della Lega, sentendosi parte in causa. A tremare sono i vari Borghezio, Castelli e lo stesso Calderoli. Gente legata al passato, che in un radicale cambiamento ha molto da perdere e poco da guadagnare.

In queste ore sono parecchi, tra i militanti, a temere un compromesso tra il vecchio e il nuovo leader. Un compromesso che per l’ennesima volta farebbe della Lega un partito come tutti gli altri, pronto all’inciucio pur di garantirsi la sopravvivenza. Quello del compromesso tra Maroni e Bossi è uno scenario plausibile (annunciato dallo stesso Bossi, che da settimane non perde occasione per sottolineare di aver concluso un accordo con Maroni “per non spaccare la Lega”). Uno scenario che la base non è pronta ad accettare. Secondo la gran parte dei militanti ad una sopravvivenza precaria è preferibile una rottura netta con il passato. Una spaccatura dolorosa, a costo anche di perdere un pezzo della storia del partito, ma che garantisca la tenuta di una forza storica. La speranza dei militanti maroniani (che oggi rappresentano la stragrande maggioranza all’interno del partito) è quella di vedere la Lega finire saldamente nelle mani di Roberto Maroni, un politico d’esperienza, capace di condurre il partito verso il futuro. Certamente non un Bossi bis. Piuttosto un segretario di transizione, un uomo forte e con le idee chiare, che tra qualche anno consegni la Lega Nord nelle mani di una nuova classe dirigente.

Il programma dei lavori per il prossimo fine settimana è fittissimo. Al congresso potranno partecipare, oltre ai delegati con diritto di voto (in tutto 630), anche i tesserati militanti. C’è da aspettarsi che saranno in molti, da ogni angolo del Nord Italia a voler prendere parte al più sofferto e al più atteso tra i congressi leghisti. Si inizia sabato mattina alle 9 con le operazioni preliminari e nel pomeriggio di sabato (a porte chiuse) si alterneranno al microfono diversi personaggi della galassia leghista. Aprirà le danze l’onorevole Maria Piera Pastore, poi sarà la volta del coordinatore dei giovani padani Lucio Brignoli e da lì si passerà agli otto capigruppo regionali, per chiudere con gli interventi dei tredici segretari regionali, tra gli altri Gianluca Pini per la Romagna, Roberto Cota per il Piemonte, Flavio Tosi per il Veneto e Matteo Salvini per la Lombardia.

I lavori del congresso riprenderanno domenica 1 luglio con il voto del nuovo statuto, per passare poi all’intervento del presidente federale Umberto Bossi, poi quelli dei capigruppo parlamentari Francesco Speroni (Parlamento Europeo), Giampaolo Dozzo (Camera dei Deputati) e Federico Bricolo (Senato), i governatori regionali Roberto Cota, Luca Zaia e Andrea Gibelli per passare ai triumviri Manuela Dal Lago, Roberto Calderoli, Roberto Maroni e passare poi ai candidati alla carica di segretario federale. Seguirà il voto , lo spoglio delle schede, la proclamazione degli eletti e l’intervento del neoeletto.