Un deposito segreto aperto presso lo Ior a nome di un laico potrebbe come veicolo per il riciclaggio del denaro. E’ quanto emerge dall’interrogatorio dell’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi davanti al procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Stefano Rocco Fava che il Corriere della Sera oggi definisce come la “pista più scottante” dell’inchiesta che riguarda l’Istituto Opere religiose. Gotti Tedeschi, però, non ha specificato il nome dell’intestatario che secondo quanto riporta il quotidiano di via Solferino potrebbe riguardare personaggi coinvolti nei casi Grandi eventi, P4 e Finmeccanica. 

La polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma sta indagando su “una decina di conti intestati a religiosi, ma che in realtà sarebbero stati utilizzati come prestanome da chi aveva bisogno di muoversi dietro il paravento dell’anonimato”. In questo modo alcuni beneficiari hanno potuto occultare “le proprie ricchezze tra i proventi di donazioni benefiche e i fondi accantonati per il sostentamento dei bisogni” dietro i conti intestati a suore e sacerdoti. 

Nei giorni scorsi il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone  ha ipotizzato il reato di riciclaggio perché sui conti dell’ex presidente sarebbero finiti somme di denaro sospette. Dopo aver risposto alle domande sulla commessa da 560 milioni per la vendita in India di 12 elicotteri Agusta, snodo centrale dell’inchiesta su Finmeccanica, Gotti Tedeschi è stato sentito anche sul suo ruolo nell’Istituto per Opere Religiose. L’ipotesi più accreditata negli ambienti giudiziari è che dalla perquisizione disposta nei suoi uffici, dai magistrati napoletani, all’ex presidente della banca vaticana siano emersi documenti importanti per le indagini sull’istituto vaticano. L’ex presidente della banca era stato sentito in qualità di testimone indagato in procedimento connesso, quindi con l’assistenza di un difensore. Gotti Tedeschi è iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma per violazione delle norme antiriciclaggio in relazione alla movimentazione sospetta di 23 milioni di euro, sequestrati nel settembre 2010 e poi restituiti allo Ior. Per quella vicenda è tuttora indagato anche l’allora direttore generale Paolo Cipriani.