Dopo i festeggiamenti e i bagordi per la vittoria contro la Germania, per l’Italia di Cesare Prandelli è già ora di pensare al prossimo avversario: la superfavorita Spagna di Del Bosque. Che domenica a Kiev, nella finalissima, tenterà di conquistare il triplete, cosa mai riuscita a nessuno nella storia del calcio. Ma se contro i tedeschi i precedenti nelle partite decisive erano totalmente favorevoli agli Azzurri, contro gli iberici non sempre c’è andata bene.

Brucia ancora, e non poco, l’eliminazione subita ai calci di rigore nel 2008 in Austria e Svizzera quando gli errori di De Rossi e Di Natale furono fatali ai nostri colori. Magra consolazione pensare che fummo eliminati da coloro che pochi giorni dopo avrebbero alzato quella coppa europea. Ma prima di quell’evento gli ispanici ci hanno sempre temuto e dopo la vittoria contro la Germania hanno ancor più paura. Nel 1934 la squadra del ct Pozzo, che portò gli azzurri ad alzare per la prima volta nella loro storia la coppa Rimet, impattò 1-1 ma poi eliminò gli avversari ai quarti battendoli 1-0 nella ripetizione. Per il resto un pareggio a reti bianche e una vittoria di misura (1-0, Vialli) nei gironi agli Europei del 1980 e del 1988.

Sei anni dopo, negli Stati Uniti, un’altra vittoria ai quarti di finale passata alla storia. Non tanto per il “golasso” di Roberto Baggio che all’88’ ci regalò la semifinale, quanto per la gomitata con cui Tassotti ruppe il naso a Luis Enrique. Un’immagine che fece il giro del Mondo e che è rimasta ben impressa nella memoria degli spagnoli. Tant’è vero che la stampa iberica ha riportato a galla quell’episodio a poche ore dal possibile biscotto tra Spagna e Croazia che avrebbe potuto eliminare Buffon & C. “Tranquila Italia: no somos rencorosos”, titolava il quotidiano Marca la mattina del 18 giugno. Una combine che per fortuna non s’è concretizzata e che ha permesso all’Italia di arrivare fino a questo punto, a un passo dal titolo europeo. Un biscotto che, ripensandoci, forse gli spagnoli avrebbero fatto meglio a portare a termine. Ora nella penisola iberica c’è chi comincia a chiedersi se non fosse stato meglio eliminare gli azzurri già al girone, giusto per togliersi il dente in anticipo. E il sito di Marca ha lanciato un sondaggio.

Ora “La Roja” ci teme, eccome se ci teme. Questa mattina lo stesso giornale che ci aveva preso in giro due settimane fa titolava “L’Italia di Balotelli fa paura” mettendo in risalto come quella di domenica sarà “Una finale tra giganti”. As ed El Pais, invece, hanno sottolineato la strepitosa partita di Balotelli definito “enorme” dal primo e “l’incredibile Hulk azzurro” dal secondo. Chiusura dedicata a El Mundo che fa notare come Spagna-Italia rappresenti “l’inizio e la fine” di questo Europeo per entrambe le formazioni. La prima partita del girone C si giocò il 10 giugno a Danzica. Domenica, a Kiev, si chiuderà il cerchio e si spegneranno i riflettori su Polonia e Ucraina. Ma anche i media inglesi, polacchi e americani hanno elogiato l’Italia che ha giocato la partita perfetta, una sfida che è stata definita “la più bella partita di questa manifestazione”. I giornali tedeschi, ovviamente, si sono concentrati sul massacro di Low, artefice del fallimento “uber alles”.

Tra 48 ore ci sarà la resa dei conti. La Spagna tenterà di entrare nella storia del calcio mondiale visto che nessuno ha mai centrato il “triplete” vincendo tre finali consecutive tra Europei e Mondiali. L’Italia, invece, cercherà di bissare il titolo conquistato nel ’68. Dalla nostra, a parte i precedenti, abbiamo altri due fattori da non sottovalutare. La partita sarà diretta dal portoghese Proenca, lo stesso di Inghilterra-Italia, un arbitro che ci ha portato fortuna. E poi l’asso nella manica: quel Di Natale che a Danzica portò in vantaggio la squadra di Prandelli e fece tremare la Spagna. Quella è l’unica rete subita dalle furie rosse in tutto il torneo. Finora.