Ancora una volta, come al G8 di Chicago e al G20 di Los Cabos, tutti gli occhi sono puntati su di lei. Con la differenza che questa volta gli appelli non bastano più: ora, a Bruxelles, vanno prese le decisioni. Ma lei, la cancelliera tedesca non sembra intenzionata ad arretrare. Dopo l’apertura al patto sulla crescita, da Berlino sono arrivati solo veti. E le caute, presunte aperture, come quella sugli eurobond e lo scudo “anti-spread” lanciata proprio nel giorno di avvio di un vertice Ue considerato cruciale per la salvezza dell’euro, sono state subito smentite.

La Merkel insomma gioca la sua partita, alzando sempre di più il tiro e mostrandosi inflessibile anche sulla proposta Monti di uno scudo-antispread. Del resto Frau Merkel è stata la prima ad assicurare di non farsi troppe illusioni su questo summit, bocciando anche il piano redatto da van Rompuy, Barroso, Juncker e Draghi, che punta troppo, come ha detto ieri al Bundestag, su una condivisione della responsabilità (leggi eurobond e simili) e troppo poco sulla condivisione dei controlli.

Il discorso, da mesi, non cambia: un Paese virtuoso come la Germania, motore della crescita in Europa, che conta di arrivare nel 2016 a un avanzo di bilancio e nel quale la disoccupazione è in calo, non può pagare per gli altri. Ed è inutile tirare fuori la carta degli indubbi vantaggi sui tassi di interesse per la Germania. Dipendono “dalla fiducia nella solidità della Repubblica federale, nonostante un indebitamento complessivo ancora alto”, ha tagliato corto il ministro delle Finanze Schaeuble, e non è certo una condizione “per cui ci si deve scusare”. Questi i toni ufficiali di fronte ad un’opinione pubblica che, a quanto pare, è tutta con la Merkel che ieri al Bundestag (che proprio domani ratificherà il fiscal compact) ha ricevuto un lunghissimo applauso.

La posizione della cancelliera continua ad essere granitica, almeno formalmente, anche sulla proposta tutta italiana sullo scudo “anti-spread”, fortemente appoggiata dalla Francia e, soprattutto, dalla Spagna, che ieri ha lanciato l’allarme sulla tenuta di Madrid con i tassi attuali, schizzati oggi al 7%. Ma la questione è sul tavolo e per l’Italia non è poco. Anche se, precisano le fonti, è presto per parlare di spiragli. Ma puntuale, sempre formalmente, è arrivata la stoccata da Berlino: “E’ esagerato andare in panico per i tassi sui titoli di Stato italiani e spagnoli”.

Da Frau Merkel, dunque, nessun passo indietro fino all’ultimo. Un atteggiamento che, tattico o meno in vista della serrata discussione di Bruxelles, le è già valso una parodia di Verdi: “La donna è immobile, ma è ora che si muova”, ha ironizzato il presidente del Partito europeo dei liberaldemocratici, Graham Watson.