Ricapitolando: secondo il sottosegretario Gianfranco Polillo gli italiani dovrebbero rinunciare a una settimana di ferie per combattere la crisi. I parlamentari del Pdl, invece, non possono rinunciare al mese d’agosto. A dirlo a chiare lettere è stato ieri il capogruppo dei deputati della Camera del Popolo delle Libertà, Fabrizio Cicchitto. “Io ve lo dico: se ci volete far stare qui fino al 12-13 di agosto, sono problemi vostri… Io ci starò, perché tanto ho le vacanze a due ore da qui, ma non ci sarà nessun altro. A quel punto ve la dovrete trovare voi una maggioranza: in bocca al lupo…”. Dichiarazione non ufficiale, ma pronunciata con questa forma al ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda e registrata dai giornalisti parlamentari della Dire, specializzata in informazione politica e parlamentare. Insomma: una settimana di ferie val bene una crisi. Il governo è avvertito: non giochi con le ferie dei parlamentari.

Giarda in quel momento stava discutendo proprio del calendario dei lavori con uno dei vice di Cicchitto, Simone Baldelli. Monti aveva appena concluso il suo intervento alla Camera e i deputati erano in attesa di votare la fiducia sulla riforma del lavoro. Cicchitto interrompe la conversazione tra Giarda e Baldelli e intima al ministro di non chiedere ai deputati il forcing fino alla vigilia di Ferragosto. A Giarda non resta neanche il tempo per rispondere (un po’ per la sorpresa, un po’ per il “blitz” di Cicchitto). Appena riesce a rispondere a bassa voce: “Sto proprio parlando con lui – spiega indicando Baldelli – del calendario…”.

Le parole di Cicchitto sono diventate un argomento ‘must’ su Internet. E sui principali social network è circolata la petizione ‘Chiuso per ferie’, in cui si chiede: “Non permettiamo che il governo italiano chiuda per ferie e vada in vacanza con tutti i suoi deputati, ministri, senatori, etc. Più responsabilità politica da parte di tutti gli schieramenti politici, tecnici e non. Risolviamo la miriade di problemi che ci sono, non rimandiamoli a settembre”.

Oggi Cicchitto ha fatto marcia indietro, derubricando le sue parole a una battuta: “La nostra preoccupazione fondamentale è costituita dalla sovrapposizione di un numero straripante di decreti che rischiano di intasare i lavori parlamentari in luglio, agosto e settembre. Il resto lo lasciamo ai rottamatori in servizio permanente effettivo”, ha precisato il capogruppo del Pdl, sottolineando che le sue parole sono “al netto dello scatenamento di esercitazioni polemiche fondate sul fraintendimento totale di ciò che è stato detto scherzosamente tra Giarda e me”. E ancora: “Lavoreremo a luglio, agosto esettembre. Le mie erano solo battute ma si vede che le questioni meno serie hanno più rilievo di quelle serie”.

Sul tema ferie, dopo le polemiche suscitate dalle parole di Cicchitto, è intervenuto anche il presidente della Camera Gianfranco Fini: visto l’alto numero di decreti in scadenza – ha detto – i lavori potranno continuare anche nelle settimane successive alla prima e seconda di agosto e si potrà prevedere di votare anche lunedì e venerdì ed in notturna. Ma Fini, in un colloquio col premier Monti, non ha mancato di sottolineare  “la necessità di riflettere” sul numero di decreti, che ammontano a 13, in scadenza tra luglio e agosto.

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha criticato la polemica anti-casta sulle ferie dei parlamentari ad agosto: “Finchè c’è un decreto da votare – ha detto – staremo qui a votare, pure ad agosto. Anche gente che ha famiglia e che farebbe volentieri due giorni di ferie. Però così si passa il segno, queste cose porteranno il Paese a disastro”.