Chiede asilo politico, come un rifugiato. Da tempo Julian Assange, la mente di Wikileaks la più grande sorgente di notizie secrete degli ultimi tempi, si è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra  chiedendo aiuto e sostegno. La notizia è stata diffusa in una conferenza stampa dal ministro degli esteri dell’Ecuador Ricardo Patino, precisando che la richiesta dell’ideatore di Wikileaks è allo studio. Il ministro Patino ha anche spiegato che Assange ha inviato una lettera al presidente Rafael Correa, in cui, tra le altre cose, assicura che è in atto “una persecuzione” nei suoi confronti, per cui si vede appunto costretto a chiedere l’asilo politico.

Il creatore di Wikileaks, che con la sua azione ha inondato la rete di documenti riservati facendo la gioia di molti cronisti ma attirandosi le ire di tanti paesi, afferma proprio che la persecuzione “di cui sono oggetto in vari paesi, deriva non solo dalle mie idee e dalle mie azioni, ma anche dal mio impegno per pubblicare informazioni che coinvolgono i potenti, di rendere nota la verità e, con ciò, di smascherare la corruzione ed i gravi abusi dei diritti umani nel mondo”. Nella conferenza stampa in cui ha annunciato che il fondatore di Wikileaks si era rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, il ministro degli Esteri dPatino non ha voluto rispondere a domande, ma ha giustificato il diritto di Assange di chiedere asilo politico alla luce del suo timore di essere estradato in un paese estero.

Il fondatore di Wikileaks, che aveva perso il ricorso in appello contro l’estradizione in Svezia (che chiede gli venga consegnato perché riconosciuto responsabile di violenza sessuale, ndr), è quindi sotto la protezione della rappresentanza diplomatica. Alla fine del 2010 era stato il paese sudamericano a dirsi disponibile a offrirgli la residenza nel Paese.