Sulla legge anticorruzione i partiti di maggioranza si apprestano a votare la fiducia chiesta dal Governo Monti, ma restano i mal di pancia. Ed è un eufemismo. Restano le diversità di vedute fra Pdl e Pd, ben avvertite dall’esecutivo anche durante i vertici che stamani hanno preceduto la decisione dell’esecutivo di spacchettare il voto. Non sono mancate le questioni politico-procedurali. Fra i nodi sono da annoverare l’articolo 7 e l’articolo 13 del disegno di legge. Il primo prevede l’impossibilità di fare contratti con la Pubblica Amministrazione per chi è condannato per reati contro la Pubblica Amministrazione, come la concussione o la corruzione. Il secondo include l’aumento, voluto dal Pd, delle pene, nel minimo e nel massimo, per la corruzione. Sembra insomma più un auspicio che non una fotografia della realtà l’immagine che riprodotta dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda: “La maggioranza che sostiene il governo Monti è una maggioranza solida che ci appoggia con pieno convincimento”.

I distinguo. Il voto è previsto per domani e, aldilà delle questioni procedurali che hanno obbligato l’esecutivo a spacchettare in tre il testo, c’è già chi, a titolo personale, si sfila: “Domani, a titolo personale, non sarò in Aula a votare alcuna delle fiducie imposte dal governo”, ha annunciato il Pdl Luca D’Alessandro spiegando che la sua è una scelta “per disciplina di partito e senso di lealtà nei confronti del capogruppo Cicchitto, perché altrimenti, in tutta coscienza non potrei che urlare tre volte no”. Questo provvedimento, “infatti, è francamente invotabile”, ha aggiunto. 

I malumori del Pdl. Il Pdl voterà a favore, ha sottolineato il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ma “il voto di fiducia richiesto dal Governo interrompe un dibattito in corso che poteva essere proficuamente sviluppato in Commissione e in Aula e costituisce una forzatura. Purtroppo il Governo si è dimostrato incapace di svolgere un ruolo di reale mediazione su un tema sul quale da sempre le differenze fra il Pdl e il Pd sono profonde e ben note. In seguito a tutto ciò ci auguriamo che alcune formulazioni vengano cambiate al Senato”. Sempre per il Pdl è stato il presidente dei senatori, Maurizio Gasparri a dire: “Il ministro Severino propone delle norme, ma già dice che potranno essere cambiate nel prosieguo dell’iter parlamentare, ammettendo che forse c’è qualcosa che non funziona. Tutto questo anche se il governo stesso ha posto la fiducia su norme che in sostanza non difende più”.

Alla vigilia si era fatto sentire anche Maurizio Paniz: “Oggi il governo potrebbe chiedere la fiducia sull’anticorruzione – aveva dichiarato – e questo sarebbe un peccato perché bloccherebbe il dibattito in una giornata molto importante. Porre la fiducia vuol dire stoppare il dialogo e impedire approfondimento su alcuni punti come le prospettazioni di nuovi reati, come il traffico di influenze. La norma è troppo generica e non permette al cittadino di capire quando la propria condotta diventa illecita. Corriamo il rischio che molte persone che incorrono in una normale segnalazione, senza arrivare a una raccomandazione, possano essere soggette a un procedimento. L’Europa ci chiede di tipizzare, ma non possiamo prendere dall’Europa solo quello che ci piace. E’ proprio l’Europa che non comprende l’esistenza del reato di concussione, ma di ciò non si parla perché c’è un procedimento aperto in tal senso contro Berlusconi per il caso Ruby. Noi vorremo che i temi della giustizia si affrontassero contemporaneamente – ha sottolineato – e quindi anche la responsabilità dei magistrati e le intercettazioni. Spezzare il dialogo non va verso la possibilità di trovare un’intesa”. Infine la posizione sul voto: “Se oggi potrò non votare, non voterò la fiducia perché non credo in alcuni di questi provvedimenti. Io sono aperto al dialogo ma non voterò una norma in cui non credo”.

Il Pdl: “Norma salva-Penati”. Nel merito il centrodestra polemizza a distanza con il Pd. “E’ chiaro che quando si mette mano ad una riforma che riguarda il codice penale – riflette il capogruppo Pdl in commissione Giustizia Enrico Costa – qualche processo inevitabilmente ne viene toccato. Ma perché si sta molto attenti a non toccarne alcuni, in primis quelli che riguardano Berlusconi, mentre non ci si indigna per nulla se se ne toccano altri che riguardano diverse parti politiche?”. Secondo il deputato, infatti, la norma agevolerà l’ex capo della segreteria del Pd e consigliere regionale lombardo Filippo Penati, coinvolto in un’inchiesta a Monza. “Perché – chiede Costa – il governo cerca, da una parte, di formulare una norma che, pur di ‘non toccare’ il processo Ruby che si celebra a Milano, dribbla le indicazioni che ci arrivano dall’Europa, mentre non si premura di non interferire con un altro stranoto processo come quello che riguarda Penati e che dovrà prendere il via a Monza? Su questo infatti calerà un’inevitabile mannaia visto che con la fiducia al ddl Anticorruzione così formulata si accorceranno sensibilmente (di 5 anni) i tempi di prescrizione per il reato di concussione per induzione”. Replica la capogruppo del Pdl in commissione Donatella Ferranti: “Noi lavoriamo nella massima trasparenza, come testimoniano i nostri emendamenti, tutti depositati e tutti finalizzati ad inasprire le pene per i reati di corruzione. Inoltre, non c’è nel nostro costume la logica ad personam”.

I mugugni anche dell’Udc. “La fiducia sicuramente non è lo strumento più auspicabile perché mancava solo l’ultimo miglio, almeno sull’articolo 10 del disegno di legge sulla corruzione, ma la cosa peggiore rispetto alle fiducie è che il testo ritornasse in un cassetto e non vedesse la luce”, ha sottolineato l’Udc Roberto Rao, che però ha aggiunto: “Votare subito le fiducie e rimandare il testo in Senato significa evitare qualsiasi alibi perché il disegno di legge non venga approvato in questa legislatura”. Da parte sua, Pier Luigi Mantini ha duramente criticato il Pdl per non avere voluto inserire nel disegno di legge anticorruzione l’incandidabilità dei condannati per reati gravi, che passerà nelle delega dal governo.

Severino: “Con la fiducia superiamo l’impasse”. A trarre le somme è stato il ministro Paola Severino: “Il provvedimento sulla corruzione ha avuto una lunga fase di dialogo nelle commissioni riunite. C’è stato un dibattito molto ampio e credo occorra avere memoria lunga sulla serie di tavoli che sono stati aperti sul provvedimento”. Il “rispetto per il Parlamento c’è stato tutto e finché è stato possibile andare avanti con il dialogo, senza che ci fossero nette contrapposizioni politiche, ho cercato di farlo” ha proseguito il Guardasigilli. La fiducia è arrivata come “unico strumento per portare avanti il provvedimento che tutti giudicano importante. Un mezzo anche costruttivo”.