Il Papa ha ribadito la sua idea a Milano: la famiglia si fonda sul matrimonio tra un uomo e una donna. Ma a pochi giorni dalla sua visita è proprio il capoluogo lombardo a tornare al centro delle speranze delle coppie di fatto, sia etero che omosessuali. Perché proprio qui, venerdì mattina a Palazzo Marino, verrà presentato alla stampa un progetto di legge di iniziativa popolare per l’istituzione delle unioni civili. Mentre, su un binario parallelo, il Comune si doterà nei prossimi mesi del registro promesso più volte dal sindaco Giuliano Pisapia.

Due strade, una a livello nazionale e una a livello locale, perché le coppie non sposate vedano riconosciuti i propri diritti. L’approvazione di una delibera comunale per istituire il registro delle unioni civili è andata finora a rilento e ha causato anche qualche spaccatura all’interno della maggioranza arancione tra laici e cattolici. Ma che il provvedimento avrebbe subito un’accelerazione dopo l’Incontro mondiale delle famiglie lo si è capito settimana scorsa, quando Pisapia ha garantito la sua approvazione entro la fine dell’anno. Il sindaco non ha omesso la sua attenzione a questo tema nemmeno venerdì scorso sul sagrato del Duomo. Il discorso di saluto al pontefice lo ha infatti concluso con un augurio: “Da Milano può ripartire un messaggio forte che dia nuovo impulso alla formazione di tutte le realtà familiari”.

E da Milano il messaggio partirà: alla delibera sul registro che i consiglieri di maggioranza potrebbero depositare già nei prossimi giorni, si aggiunge la conferenza stampa di venerdì sul progetto di legge sulle unioni civili. Tra i promotori ci sono gli organizzatori del Padova Pride Village, il più grande festival lgbtq del Nord Italia, appoggiati anche da esponenti di Pd, Idv e Sel. “Per presentare la legge abbiamo scelto Milano perché è la città italiana con la comunità lgbtq più grande. E perché con Pisapia è partita una nuova stagione politica fatta di innovazione, attenzione ai temi civili e all’inclusione sociale”, spiega Alessandro Zan, oggi assessore di Sel a Padova, la prima città a dotarsi a fine 2006 di un registro per le coppie di fatto. “La nostra iniziativa – continua Zan – vuole colmare un vuoto, visto che il legislatore sinora non si è dimostrato all’altezza di un Paese europeo”.

Per l’appuntamento è stata scelta la sala Alessi, che a Palazzo Marino è la più grande. Parteciperanno anche l’ex parlamentare del Prc Vladimir Luxuria, il presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini e la deputata del Pd Paola Concia. “Nei giorni successivi inizierà la raccolta delle 50mila firme necessarie per presentare la legge in Parlamento”, spiega Luca Gibillini, consigliere comunale di Sel che organizza l’evento. A Pisapia è stato chiesto di portare un saluto, ma il suo staff non ne conferma la presenza.

L’eventuale assenza del sindaco non avrebbe nulla a che fare con le polemiche che ancora una volta si sono levate non appena a Milano si è tornato a parlare di diritti alle coppie di fatto. Ultima quella causata da un’intervista del vicesindaco Maria Grazia Guida, cattolica eletta nella lista del Pd, che ad Avvenire non ha nascosto la sua contrarietà al registro delle unioni civili e, in opposizione alle dichiarazioni del primo cittadino, ha detto di preferire “norme amministrative che assicurino diritti minimi alle diverse formazioni sociali”. Parole che sono state subito rilanciate dai consiglieri comunali del Pdl Riccardo De Corato (“il vicesindaco si è ricordata di essere cattolica”) e Carlo Masseroli (“spero che gli altri cattolici della 
sinistra la seguano e la sostengano per evitare che resti del tutto ininfluente”).