Sempre più agguerrito Jérome Kerviel, conosciuto come il «trader impazzito», che rischiò nel 2008, con i suoi giochini in Borsa, di far colare a picco Société Générale, uno dei colossi bancari di Francia: inizia oggi a Parigi il processo in appello contro l’ex trader. Che, al fianco un nuovo avvocato, David Koubbi, ancora più aggressivo del precedente, intende provare la sua innocenza e annullare la sentenza di condanna, incassata nel primo grado. Ebbene, è grande l’attenzione per la vicenda da parte dell’opinione pubblica (ancora schierata perlopiù dalla sua parte contro la «cattiva» banca, che forse tutto sapeva e che non mosse un dito finché Kerviel le fece guadagnare un sacco di soldi), tanto più che il nuovo processo cade proprio poche settimane dopo l’elezione a presidente di François Hollande, che della campagna contro la finanza spregiudicata e della divisione delle attività retail da quelle più pericolose di investment bank all’interno dei gruppi creditizi ha fatto alcune delle sue principali battaglie personali.

Ha 35 anni oggi l’ex ragazzo che, sbarcato da un paesino della Bretagna a Parigi, voleva conquistare il mondo. Ha la faccia più matura di quando le sue prime foto, cinque anni fa, al momento del patatrac, rimbalzarono nei giornali di mezzo mondo. Stessi modi nervosi, comunque, e ancora il noioso look di un trader. Nel 2010, alla fine di un tormentato processo, che appassionò la Francia intera, Kerviel fu condannato a cinque anni di reclusione, tre dei quali da passare in prigione. Non solo: i giudici gli imposero il (teorico) rimborso dei 4,9 miliardi di euro persi da SocGen al finale della storia. Con i 2.300 euro netti mensili, guadagnati oggi da consulente informatico, gli sarebbero necessari circa 180mila anni per restituire alla banca fino all’ultimo centesimo.

L’appello ha sospeso l’applicazione del verdetto. E oggi inizia il secondo grado, che dovrebbe chiudersi il 27 giugno. La nuova sentenza è prevista in autunno. In primo grado l’allora avvocato difensore di Kerviel, Olivier Metzner, aveva cercato di dimostrare che i superiori del suo assistito avevano chiuso un occhio sulle sue attività così estreme, almeno fino a che resero a Société Générale un bel po’ di soldi: prima che il trader arrivasse ad avere, nel post crisi dei subprime, fino a 50 miliardi di esposizione. I giudici, però, non avevano fatta propria a questa versione dei fatti, scaricando l’intera responsabilità su Kerviel, che avrebbe agito truffando gli organi di controllo (e riuscendoci, nonostante fosse un trader qualunque, a un livello di carriera relativamente basso).

Koubbi, il nuovo avvocato, vuole percorrere la stessa strada, ma con più aggressività: i vertici di SocGen sapevano e in seguito hanno fatto di tutto per nascondere le loro responsabilità. Ha anticipato che dimostrerà, grazie alla consulenza di un team di esperti, che la registrazione di una conversazione fra l’imputato e i suoi superiori, nella sede della banca, è stata tagliata ad arte per occultare la responsabilità di Société Générale. Non solo: l’avvocato difensore avrebbe anche le prove che il gruppo ha beneficiato di 1,7 miliardi di euro di sgravi fiscali, ai quali, invece, per i mancati controlli sull’affaire Kerviel, non avrebbe avuto diritto.

Intanto la polizia ha da poco aperto due nuove inchieste, una per l’accusa di Kerviel ai dirigenti di SocGen di avere dichiarato il falso. E un’altra per calunnia, legata alla contro-denuncia di Société Générale. L’appello, in ogni caso, cade in una fase di turbolenza sui mercati, a causa della crisi dell’euro, che riporta d’attualità la necessaria regolamentazione del settore finanziario. E a Parigi Hollande ha promesso di intervenire a questo proposito, in particolare imponendo una divisione fra le normali attività al dettaglio e quelle di investment bank, compresi i vari maneggi con gli strumenti derivati, come quelli effettuati da Kerviel. Il processo porta, da un certo punto di vista, acqua al mulino del nuovo Governo francese, già al lavoro sulle nuove regole da imporre alle banche.