Il 6 maggio 2012, François Hollande è eletto presidente della Repubblica francese. Lo stesso giorno e durante tutta la campagna elettorale, un gruppo di cittadini di Clichy-sous-Bois, banlieue parigina, chiamano al voto i loro vicini di casa. 

Nei mesi precedenti, il leader socialista ha incontrato il collettivo ACLEFEU che si occupa del recupero dei quartieri popolari e delle banlieue francesi. Il collettivo ha anche occupato un edificio di Parigi e lo ha chiamato simbolicamente “Ministero per la crisi delle banlieue“: da oltre trent’anni il quartiere, come moltissimi altri in tutta la Francia, è ai margini dell’agenda politica del governo. E ai suoi cittadini vengono negati i diritti fondamentali della Repubblica: accesso alla sanità, al mondo del lavoro, alla cultura e all’istruzione. 

D’altra parte, il ricordo del 2005 è ancora vivido: il 27 ottobre di quell’anno, Bouna Traoré et Zyed Benna, due ragazzi di Clichy di 17 anni, vengono uccisi fulminati all’interno di una cabina elettrica, e un terzo, Muhittin Altun, rimane ferito. Secondo alcuni testimoni, i ragazzi, inseguiti da una pattuglia di polizia, avevano scavalcato il muro per nascondersi. Il prefetto locale François Molins ed il ministro degli interni dell’epoca, Nicolas Sarkozy, sostennero invece che i ragazzi non fossero stati fisicamente inseguiti, e che la pattuglia di polizia era stata chiamata sul posto per un presunto tentativo di furto. Le banlieue di tutta la Francia reagiscono e si infiammano di guerra urbana, per tre settimane. 

Oggi gli abitanti di Clichy, dicono che la situazione del quartiere non è molto diversa da allora. Cosa farà il nuovo governo per gestire la crisi delle banlieue?

di Chiara Zappalà, videomaker, e Martina Castigliani, giornalista free-lance

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