La Lega Nord dal palco della festa di Zanica (Bergamo) vuole mettere in mostra la sua ritrovata unità, ma della base emerge solo il nervosismo per una situazione per nulla riappacificata. Un nervosismo che sfocia addirittura in violenza quando alcuni militanti hanno aggredito prima verbalmente poi fisicamente alcuni giornalisti che cercavano di intervistarli.

Sono circa un migliaio i militanti leghisti che hanno partecipato alla festa dell’unità del Carroccio, il Lega unita day a cui hanno presenziato i principali esponenti della Lega Nord nel tentativo di fornire un’immagine nuova, di compatta ostilità al governo Monti. Dagli interventi dei big è emersa la volontà di serrare i ranghi e convincere la base di essere ancora un partito presente, in corpo e in spirito.

Tanto che Umberto Bossi ha annunciato di volersi ricandidare alla segreteria della Lega Nord: “Per forza, per la gente”, ha detto, nel senso che “sennò la gente pensa che non siamo uniti”. 

Una manifestazione, il Lega Unita Day, nata dopo la volontà di alcuni militanti bresciani di organizzare un Bossi Day, considerato un tentativo di dividere i dirigenti del movimento. Oltre alla protesta contro l’Imu, è stata la pioggia caduta a intermittenza a caratterizzare la festa, tanto che militanti e simpatizzanti leghisti si sono divisi tra il piazzale esterno di fronte al palco degli oratori e una grande tensostruttura in cui si cucinano salamelle e si possono seguire gli interventi attraverso un maxischermo. I presenti hanno sventolato bandiere della Lega, soprattutto quelle regionali, e hanno scandito slogan contro le politiche fiscali del governo Monti (“Vergogna”, hanno scandito) e hanno inneggiato due volte alla secessione.

Il grosso tendone allestito per l’occasione è andato riempendosi fin dalle prime ore del mattino. Le cucine si sono messe all’opera di buon’ora e hanno iniziato a sfornare panini e salamelle a ritmo di Va’ pensiero mentre il piazzale davanti al palco è andato lentamente riempendosi di militanti e bandiere.

“Serve unità o lo Stato ci attacca”. “Ci occorre unità – ha detto dal palco il Senatur – Quando lo Stato ha visto le divisioni della Lega ha attaccato e mandato i magistrati: ora dobbiamo essere compatti, uniti se vogliamo vincere. Parlo innanzitutto ai dirigenti perché se si chiudono i varchi, tutta la base si salda pronta a dare attacco al centralismo romano”. Bossi ha chiuso il suo intervento indicando nello spirito di “fratellanza” la chiave per ripartire. “La fratellanza – ha sostenuto – che ci unisce da quest’oggi in poi: anche l’acqua è venuta giù dal cielo perchè vuole lavare via ogni incomprensione”. Tornando sugli scandali che hanno messo in ginocchio il partito (e che secondo Maroni invece hanno ricompattato il Carroccio) Bossi ha spiegato di non vedere “ladri ma qualche errore”. Fra gli errori l’ex ministro ha indicato: “Pensate che avevamo a che fare l’amministratore uno legato alla ‘ndrangheta”.

La partecipazione è stata sotto le aspettative, colpa anche del maltempo: solo qualche centinaio di irriducibili hanno sfidato la pioggia per radunarsi davanti al palco invocando la secessione e la libertà da Roma ladrona. Sul palco c’erano tutti i dirigenti del Carroccio, da Bossi ai triumviri Maroni, Calderoli e Dal Lago. I primi a prendere la parola sono stati Manuela Dal Lago e Roberto Calderoli. Poi è stata la volta di Andrea Gibelli, Roberto Cota e Luca Zaia per chiudere con Maroni e Bossi.

Monti e l’Imu. Gli interventi sono stati tutti incentrati sull’opposizione fiscale al Governo Monti, sulle azioni che la Lega propone per contrastare l’Imu sulla prima casa. Ma non solo. Si è parlato anche del partito, della voglia di ripartire più forti di prima, contro tutto e tutti, con la convinzione che la gente capirà le posizioni del movimento. Maroni ha spiegato che fin da subito verranno messi a disposizione 3 milioni di euro per le sezioni del territorio. Soldi che, parola di Calderoli, verranno recuperati “da quegli investimenti del cazzo” il riferito è alle operazioni verso la Tanzania, che tanto sono costati alla Lega in termini di disaffezione della base.

Sull’Imu Maroni ha spiegato le linee guida decise lunedì in consiglio federale: “L’Imu è una tassa iniqua – ha spiegato – e il 25 maggio, a Seriate, convocheremo tutti i nostri sindaci per definire una linea comune da adottare. Le nostre proposte sono chiare. Dobbiamo licenziare Equitalia per licenziare il governo Monti. Invitiamo tutti i sindaci ad adottare misure che riportino in capo ai comuni la riscossione dei tributi. Poi azioni contro il patto di stabilità che sta strangolando le amministrazioni locali”. Parole accolte da un’ovazione del pubblico, pronto alla rivolta fiscale e non solo. Il governo ”ha nominato i tecnici per aiutare i tecnici, e ha scelto uno come Amato che ha messo le mani nelle nostre tasche di notte, vi ricordate quando fece la rapina in banca?” aveva detto in precedenza Roberto Maroni dal palco. “Se i consiglieri del governo Monti sono questi – ha ironizzato il triumviro della Lega – allora ha vita breve”. Per Maroni l’obiettivo è mandare a casa il governo tecnico entro l’estate. 

Il duro intervento di ieri del presidente del Consiglio (contro il governo precedente e contro chi ha inneggiato alla disobbedienza fiscale) ha scatenato i dirigenti leghisti: “E’ stato criminale reintrodurre la tassazione sulla prima casa che è un diritto e non procura reddito e quindi non può essere tassata” ha dichiarato l’ex ministro Roberto Calderoli. Secondo il triumviro è “falso attribuire responsabilità al passato governo perché oggi si può dire che i conti li aveva tenuti più in ordine il governo Berlusconi e grazie alla Lega è stata garantita anche la pace sociale”, mentre ora, dice, “siamo di fronte a un paese in cui il conflitto sociale è pronto ad esplodere”. 

“Niente libertà senza qualche morto”. Roberto Maroni ha parlato anche delle questioni interne, del fatto l’operazione di pulizia che è stata intrapresa continuerà anche nei confronti di “quelli che cercheranno di dividere la Lega” che “saranno immediatamente cacciati, come è già accaduto ad altri”. L’intervento di chiusura di Umberto Bossi, invece, è tornato a fare ampi riferimenti alla necessità di una lotta vera per la libertà, come quella irlandese: “non si arriva alla libertà se non c’è qualche morto, in Irlanda ce ne sono stati molti. Qui lo Stato non ci ha sparato, ma ha tentato di farci fuori con altri mezzi”. Il presidente della Lega si è detto poi convinto che il nord è più forte del centralismo romano, che verrà sconfitto, grazie anche alla nascita di un’Europa dei popoli.

Tra il pubblico, assieme ai militanti, anche molti sindaci del territorio. Tra i tanti Oscar Lancini, sindaco di Adro, che ha sottolineato: “Quello che mi diranno lo accetterò come un comandamento. Farò tutto quello che devo per trattenere risorse da destinare ai miei cittadini. Monti quando parla farebbe bene a pensarci due volte, forse non se ne rende conto, ma la gente sta male davvero”.