”Se si andasse a elezioni a ottobre, come potrebbe essere possibile, la sinistra potrebbe vincere”. Lo ha spiegato Silvio Berlusconi parlando ai coordinatori regionali del Pdl. Il motivo sta, secondo l’ex premier, in “questa legge elettorale, visto che la Lega masochisticamente ha deciso di andare alle amministrative da sola e Fini ha fatto quello che ha fatto”. E la sinistra, secondo Berlusconi, vorrebbe approfittarne prima che cambi l’attuale legge elettorale, il Porcellum. All’ex presidente del Consiglio ha replicato a stretto giro il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani che, mentre annuncia la propria proposta di riforma del finanziamento ai partiti, chiarisce: “”Il Pd mantiene la parola data e per noi si vota nella primavera del 2013”.

Berlusconi e la metamorfosi del Pdl. In vista di una possibile chiamata alle urne, Berlusconi ha annunciato l’intenzione di cambiare nome al Pdl, “acronimo che non suscita emozione”, in occasione del prossimo Congresso. Dopodiché, per contrastare la sinistra, “proporremo a tutti i partiti moderati una confederazione” con la possibilità di “mantenere la propria sigla” e di “unirsi a noi”. Secondo il Cavaliere, sul fronte della legge elettorale si va verso un accordo sul proporzionale alla tedesca con una soglia di sbarramento al 5 o al 6 per cento, e “il partito che vincerà avrà la responsabilità di governare”.

Secondo le indiscrezioni trapelate dalla riunione a porte chiuse, Berlusconi avrebbe chiesto la linea dura contro i dissidenti interni: “Sottoporremo al massimo degli attacchi chi vuole dividere i moderati e consegnare il partito alla sinistra”.

Il quid di Alfano. L’incontro con i coordinatori regionali è anche l’occasione per rilanciare la successione di Angelino Alfano. Che, contrariamente a quanto affermato in precedenza dallo stesso Berlusconi, avrebbe il “quid” necessario a guidare il partito. “Alfano lo conosco bene, lavoro con lui da oltre dieci anni, è dotato di una lealtà assoluta e di una capacità straordinaria e di quel quid in più che solo lui ha e di cui c’è bisogno, di quel quid in più e non di quello che qualcuno aveva provato ad attribuirci”.

Le riforme istituzionali. Apertura agli avversari, invece, su un altro fronte caro al fondatore del Pdl, il cambio dell'”architettura istituzionale dello Stato”. Che va cambiata insieme alla sinistra “in quanto con questa situazione anche il più bravo non avrebbe gli strumenti per incidere sulla realtà del paese”. Secondo Berlusconi, “c’è un accordo sul fatto che soltanto una Camera debba approvare le leggi. C’è anche un accordo sul fatto che il presidente del Consiglio possa nominare e dimissionare i propri ministri”, vecchio cavallo di battaglia già contenuto nella riforma del centrodestra poi bocciata dal referendum. Berlusconi è tornato ad accusare la Corte costituzionale, che interverrebbe a bocciare le leggi sgradite come “braccio operativo della sinistra giudiziaria”.

Bersani: “Se B. ha problemi, lo dica”. Sulle elezioni anticipate a Berlusconi risponde Bersani che conferma che il Pd mantiene la parola e quindi vuole sostenere il governo Monti fino alla scadenza naturale della legislatura, cioè nel 2013. “Se Berlusconi ha problemi lui, lo dica – insiste – ma mi consenta di lasciare a me la parola sul Pd”. “Vedo – prosegue il segretario del Pd – certamente un po’ di disagio sull’altro fronte, soprattutto perché da quel lato non funziona il tentativo di mettersi al riparo dalla vicenda Monti per non pagare dazio. Ma molti ricordano che Monti non è venuto dopo i partiti, Monti è venuto dopo Berlusconi dovendosi caricare lui, e un po’ anche noi, delle difficoltà che ha trovato”. E su una eventuale vittoria del centrosinistra temuta da Berlusconi, Bersani ironizza: “Per lui quel rischio lì c’è”. “Guardiamo cosa succede in Europa – conclude – è ormai chiaro quale sarà il terreno di sfida che noi abbiamo intuito da tempo: avanzeranno i progressisti e i moderati per dare risposte saldamente istituzionali alla crisi”.

Schifani: “No alle elezioni a ottobre”. L’ipotesi di una tornata elettorale, comunque, a ottobre vede contrario anche il presidente del Senato Renato Schifani: “Spero proprio di no, ma non credo: sarebbe un danno per il paese” dichiara. E sulla legge elettorale: “Io aspetto e… spero”.