Ex Ilva, a Taranto lettera di licenziamento per 2500 lavoratori dell’indotto. I sindacati: “Rischio bomba sociale”. E chiedono aiuto al governo (che a distanza di 100km festeggia la sua longevità)
La notizia era nell’aria, adesso arriva l’annuncio ufficiale. Nicola Convertino, presidente dell’associazione che raggruppa le imprese dell’indotto dell’ex Ilva, comunica l’avvio della procedura di licenziamento collettivo. Sono così in arrivo 28 lettere da altrettante aziende dell’indotto: ufficializzeranno il licenziamento di oltre 2.500 lavoratori di Taranto.
Un annuncio che arriva in un giorno particolare. Segna la fine della la pax dei Giochi del Mediterraneo, manifestazione sportiva che si è conclusa ieri proprio a Taranto e che ha tenuto il freno a queste mosse. Ma soprattutto è evidente il messaggio il messaggio diretto all’Esecutivo: a circa 100 chilometri di distanza, a Bari, Giorgia Meloni festeggia il primato di longevità del suo governo.
E proprio al governo si rivolgono i sindacati: “Non vorremmo ricordare il governo più longevo della storia repubblicana come quello che ha chiuso l’Ilva senza offrire alcuna prospettiva occupazionale, industriale e ambientale“, è l’allarme lanciato dalla Fiom Cgil di Taranto in una lettera aperta a Meloni dove sottolinea il rischio di “una bomba sociale e ambientale senza eguali”.
“Si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso”, scrive nella lettera il presidente Aigu Nicola Convertino: “Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso dell’orgoglio delle nostre aziende, un capitale umano costruito in anni di ingenti investimenti nella formazione di duri sacrifici. Purtroppo, tale provvedimento rappresenta un atto dovuto inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’aria caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”.
Il riferimento è al decreto di fine luglio della Corte di Appello di Milano che ha ordinato la sospensione dell’area a caldo entro il 27 ottobre per presenza di amianto negli altoforni: l’inizio del raffreddamento naturale dell’altoforno Afo1 è previsto dal 16 settembre. Ilva e Acciaierie d’Italia, proprietaria e gestore dello stabilimento, hanno presentato istanza di sospensiva alla stessa Corte d’Appello spiegando che se spengono l’impianto non si riaccende più per ragioni tecniche e di costi. L’udienza è fissata per mercoledì. Le due società – a cui fanno capo la proprietà degli impianti (Ilva) e la loro gestione (Acciaierie) – hanno presentato negli scorsi giorni anche un ricorso straordinario alla Corte di Cassazione chiedendo di annullare il decreto. Pertanto, a meno di novità, tra meno di due mesi – con la chiusura del cuore produttivo di Taranto – non sarà più necessario il lavoro di gran parte delle maestranze dell’indotto. Quindi le aziende annunciano i licenziamenti collettivi. Sempre oggi le organizzazioni sindacali territoriali Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb, hanno chiesto un incontro urgente a Confindustria, Confapi e Aigi Taranto. “In attesa del confronto a Palazzo Chigi previsto per il prossimo 8 settembre e dell’udienza prevista nella data nel 9 settembre – si legge – crediamo sia necessario avviare un confronto con le parti datoriali al fine di garantire un futuro ai lavoratori e alle stesse aziende dell’appalto”.
“Una fabbrica di questa portata – è la considerazione da Convertino nella comunicazione inviata alle Istituzioni e ai sindacati – avrebbe meritato una sorte diversa. Una delle più grandi acciaierie d’Europa – uno stabilimento che per oltre sessant’anni ha superato crisi petrolifere, recessioni, cambi di proprietà, guerre commerciali, procedimenti giudiziari, sequestri commissariamenti, crisi finanziarie e conflitti politici rischia oggi di non morire sul campo di una grande battaglia industriale, bensì di spegnersi per consunzione. Questo epilogo – si legge ancora – non avviene nel contesto di un piano di riconversione già operativo, né con nuove fabbriche già edificate e con migliaia di lavoratori accompagnati verso nuove occupazioni, ma attraverso un mero conto alla rovescia di 90 giorni”.
“Mentre il Governo pensa a fare passerelle e Urso a fare la conta delle presunte manifestazioni di interesse annunciando nuovi investitori, che lo smentiscono dopo poche ore, sulla terra martoriata di Taranto i lavoratori raccolgono i danni amari di 14 anni di vergogna nazionale e di campagne elettorali fatte sulla pelle delle persone”, dichiara Davide Sperti, Segretario generale Uilm. “Purtroppo – sottolinea – questo è solo l’inizio. Durante l’incontro del 4 agosto scorso presentammo la richiesta di un piano straordinario di carattere occupazionale, salariale e sociale a tutela dei lavoratori diretti, di Ilva in As e del sistema degli appalti, che è da sempre quello più esposto. Piano straordinario che prevede inevitabilmente un intervento pubblico. Durante l’appuntamento fissato a Palazzo Chigi per l’8 settembre vogliamo da questo governo le risposte proprio in merito a quel piano, visto che si continua ad attendere come se le soluzioni dovessero piovere dal mercato o da chissà dove”, conclude.
Secondo la Fiom, dal 2012 “nessun governo” ha programmato un serio processo di transizione ecologica, mentre si è intervenuti con “decreti d’urgenza per rinviare un problema sicuramente non di facile soluzione”, aggravando progressivamente le condizioni dei lavoratori e degli impianti. Il sindacato contesta anche il bando internazionale di vendita e definisce il “Piano Corto” del novembre 2025 un “piano di chiusura”. “Il prossimo 8 settembre a Palazzo Chigi il governo dovrà necessariamente dare risposte” alla piattaforma sindacale e chiarire “se intenda chiudere un sito d’interesse strategico, mettendo per strada 20 mila lavoratori e provocando una bomba sociale e ambientale senza eguali”. La Fiom denuncia inoltre che nello stabilimento sarebbero già in corso riunioni per avviare le procedure di spegnimento dell’area a caldo. “È giunto il tempo di dare risposte concrete alle rivendicazioni dei lavoratori”, conclude il sindacato, annunciando che continuerà a battersi “con determinazione”.