Attentato alla Costituzione. Questa l’accusa che un avvocato cassazionista di Varese, Gianfranco Orelli, ha rivolto in un esposto niente meno che al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano oltre che, in concorso, al presidente consiglio Mario Monti e all’ex presidente Silvio Berlusconi. Il documento è stato depositato alla Procura di Varese. Quattro pagine in cui vengono messi in fila i passaggi che, tra il 9 e il 18 novembre hanno portato alla nomina di Mario Monti, prima come senatore a vita, poi come successore di Silvio Berlusconi a capo del Governo. Atti e fatti in cui l’avvocato varesino vede rappresentati comportamenti che, a vario titolo, violano il dettato costituzionale e la legge penale.

Gianfranco Orelli è un avvocato varesino molto sensibile alle cause promosse dai comuni a guida leghista. Negli anni ne ha patrocinati diversi. Tra le molte cause al suo attivo ha ad esempio quella che ha visto il comune di Morazzone opposto al critico d’arte Vittorio Sgarbi, quella promossa nel 2009 dal sindaco di Varese Attilio Fontana contro Michele Serra per una questione di satira e, ancora, ha difeso il comune di Tradate nella vicenda dei bonus bebè negati agli extracomunitari. Se non può essere definito un legale leghista, quantomeno può essere considerato un avvocato vicino al sentimento insubre, tanto da tenere esposta la bandiera dell’Insubria al balcone del proprio studio di via San Martino, nel centro pedonale di Varese.

Nel suo esposto l’avvocato Gianfranco Orelli ha evidenziato come la “designazione” di Mario Monti da parte di Giorgio Napolitano abbia avuto luogo con un Governo in carica che formalmente non era stato sfiduciato: “Una cosa mai vista”. Nella denuncia vengono rimarcate le perplessità dell’avvocato sulla legittimità del comportamento di Napolitano in occasione della nomina di Monti: “Il dovere del Presidente della Repubblica non è quello di verificare il gradimento di leader ed organismi stranieri prima ancora che italiani” e neppure “quello di evitare le urne a tutti i costi” o di “anteporre alla fiducia del Parlamento quella della Banca Centrale e del Fondo Monetario”. Nell’elencazione delle presunte storture del comportamento di Napolitano, l’avvocato Orelli sottolinea anche come il dovere del Presidente della Repubblica non fosse nemmeno quello di fare un governo senza partiti “in una democrazia fondata sui partiti”. Secondo l’avvocato varesino in quel momento il dovere delle istituzioni era invece: “quello di operare per la preservazione dell’unità nazionale, difendendone radici e valori posti dalla Costituzione, per tutelare la certezza delle regole quale fondamento della democrazia sostanziale”. Un’osservazione da cui deriva la convinzione che il Governo Monti, essendo nato fuori dal Parlamento e senza che l’organo politico potesse esprimersi preventivamente, non sia conciliabile con la Costituzione.

Insomma, secondo quanto esposto da Gianfranco Orelli il Governo Monti è stato imposto alle Camere a cose fatte “dopo che i partiti erano stati esautorati di ogni decisione e le Istituzioni piegate alle ragioni di una strumentalizzata emergenza”. Il tutto, inoltre, mentre il premier Monti intratteneva rapporti privilegiati con altri paesi europei, come Germania e Francia, da cui stando alla ricostruzione dell’avvocato, riceveva “compiti” a e cui comunicava decisioni al’insaputa del Parlamento.

Convinto che i fatti esposti rappresentino una “perdita di sovranità nazionale” e “che sia altamente illegale assoggettare la Repubblica Italiana a potenze straniere”, l’avvocato Orelli ha rimarcato come “la sovranità in Italia – da tempo ed anche in queste ore – non sia esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione secondo il precetto posto dall’art.1”.

Da qui la decisione di presentarsi, carte alla mano, in Procura e denunciare il Presidente Napolitano. “Il perché di questa mia scelta mi sembra abbastanza evidente – ha detto Orelli -, alla base c’è l’esigenza che io sento forte, della legalità, a cominciare dalla Costituzione. Perché ritengo che un cittadino abbia il dovere e il diritto di denunciare quando ritiene che le leggi non vengano rispettate”. E continua: “Siccome i mugugni dei giornali e dei costituzionalisti che la pensano come me non sono stati ascoltati, ho deciso di prendere carta e penna e formalizzare queste accuse, in modo che qualcuno le abbia da prendere in considerazione. Non mi sono inventato nulla, ho assunto le notizie da fonti di stampa, credo di aver riassunto nel mio esposto fatti che possano essere ampiamente sostenuti e dimostrati in un processo”. L’avvocato Orelli è dunque convinto che ci siano tutte le possibilità che l’esposto venga accolto: “Le possibilità legali ci sono tutte – ha detto – i fatti sono arcinoti, si tratta di valutarli e per questo ci vuole un processo, come avverrebbe in un qualunque paese democratico. Se l’Italia sia ancora un paese democratico non lo so, è un tema oggetto dell’esposto stesso”.

Poi spiega: “Mi sono sforzato di preparare questa denuncia nel modo più lineare possibile e spero che in Italia altre persone la pensino come me, che prendano questo documento e presentino analogo esposto in altre procure. Credo che ci siano persone che sentano vivo il bisogno di rimarcare la differenza tra cittadini e sudditi”.