Marine Le Pen sul palco di una manifestazione elettorale

Votare il Front National non è più un tabù tra i giovani francesi. Anzi, Marine Le Pen, la candidata del partito di estrema destra alle presidenziali, potrebbe arrivare in testa tra le loro preferenze: secondo l’ultimo sondaggio dell’istituto Csa, uno dei più affidabili, la Le Pen sarebbe la più votata nella classe d’età 18-24 anni, il 26 per cento dei consensi (a meno di due settimane dal primo turno), con un netto balzo in avanti rispetto alla fine del 2011.

Marine Le Pen, che ha fatto di tutto per realizzare la “dédiabolisation” dell’Fn (come dire, il suo sdoganamento rispetto alla gestione del padre, Jean-Marie), sembra aver centrato il proprio obiettivo soprattutto fra i giovani. In effetti, se globalmente, rispetto al quarto trimestre dell’anno scorso, è addirittura scesa dal 16 al 15 per cento di voti al primo turno nei sondaggi Csa, la quota è salita dal 13 al 26 per cento nella fascia 18-24 anni.

In questa classe d’età la zarina dell’estrema destra è seguita a ruota da François Hollande, il candidato socialista, con il 25 per cento dei consensi, che pero’ è sceso molto rispetto all’indagine precedente (si trovava al 39 per cento). Quanto a Nicolas Sarkozy, è passato dal 17 al 19 per cento. Stabile, invece, il centrista François Bayrou, a quota 11 per cento, mentre Jean-Luc Mélenchon, il referente dell’estrema sinistra, con una popolarità in forte aumento nelle ultime settimane (a scapito di Hollande), conferma il suo trendo positivo anche fra i giovani, dove è passato dal 5 al 16 per cento di consensi.

Anne Muxel, ricercatrice del Centro di ricerche politiche di Sciences Po (Cevifop), mette le mani avanti sottolineando che “gli elettori più giovani sono quelli che prendono la decisione definitiva più tardi”. Sta di fatto che la scadenza elettorale si avvicina sempre più… E, come sottolinea il sociologo Sylvain Crépon, “i giovani dei ceti sociali più modesti e con un livello educativo più basso sono particolarmente attirati dallo spirito anti-sistema della Le Pen e dalla sua denuncia delle élites”. Jean-Marie, d’altra parte, con le sue derive razziste e antisemite (negazione della Shoah compresa), era difficile da ‘digerire’. Con la figlia, invece, le cose sono cambiate. Marine Le Pen ha criticato a più riprese suo padre, è relativamente giovane (44 anni) e, come osserva Crépon, “in questa campagna è praticamente l’unico nuovo leader che emerge. Ed è più giovane dei suoi rivali”. Non solo: non è contraria all’aborto e non parla male degli omosessuali.

Insomma, tanti giovani che non avrebbero mai votato Jean-Marie Le Pen, hanno sdoganato la figlia, che secondo l’indagine Csa ha effettuato la più forte progressione nelle intenzioni di voto al confronto con gli altri candidati e rispetto alla fine dell’anno scorso. Se si vanno a vedere i risultati di un sondaggio simile, realizzato nella classe d’età 18-24 anni allo stesso momento, ma nella campagna del 2007, si può osservare che Jean-Marie Le Pen poteva contare solo sul 7 per cento dei consensi. In testa, invece, c’erano la socialista Ségolène Royal (29 per cento), che nelle periferie aveva un certo seguito, e Nicolas Sarkozy (26 per cento), allora un uomo nuovo della politica, che riusciva a convincere tanti giovani non interessati alla cosa pubblica. Che forse oggi sono invece attratti dalla Le Pen, soprattutto nei contesti sociali più modesti. Convinti anche dalla capacità della donna di farsi capire, dal suo parlare semplice. E dalle sue posizioni negative (e spesso un po’ semplicistiche, a dire il vero) sul potere della finanza internazionale. E delle élite consolidate. Quel discorso no global di estrema destra che la candidata dell’Fn sta portando avanti (pure con qualche ambiguità) ormai da diversi mesi.