L'ex ministro Roberto Maroni

Al bando le divisioni che porteranno Pdl e Lega a correre separati alle elezioni. Arriva la difesa d’ufficio a Umberto Bossi da parte dell’ex presidente del Consiglio e leader del Pdl Silvio Berlusconi. dopo che alcuni elementi dell’inchiesta sul comportamento del tesoriere del Carroccio Francesco Belsito ricondurrebbero anche a presunte spese della famiglia del Senatur. “Chiunque conosca Umberto Bossi e la sua vita personale e politica – dichiara con una nota – non può essere neanche lontanamente sfiorato dal sospetto che abbia commesso alcunchè di illecito. E in particolare per quanto riguarda il denaro della Lega, del movimento al quale ha dato tutto se stesso. Perciò esprimo a Umberto Bossi la mia più affettuosa vicinanza”.

Il Cavaliere ha aggiunto che “sarà bene anche ribadire e ricordare che Bossi, contrariamente a quanto cercano di suggerire certi media, non solo non risulta accusato di alcunché ma dovrebbe casomai essere considerato persona offesa. Sono certo che tutto si chiarirà e che verrà provata l’assoluta estraneità di Umberto Bossi e della sua famiglia a qualsiasi ipotesi di reato”. In effetti le fonti inquirenti assicurano che né Bossi né suoi familiari sono indagati anche se nel decreto di perquisizione sono indicati “esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord“.

Maroni: “Dimissioni? Una buona notizia”. Le dimissioni del tesoriere Belsito vengono accolte dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni come “una buona notizia: adesso bisogna andare fino in fondo e fare pulizia dentro il partito, cominciando dalla nomina di un nuovo amministratore capace di aprire tutti i cassetti”. Ha in mente qualcuno, un nome per il ruolo di amministratore della Lega? “Certo, ma ne parlerò nelle sedi opportune”.

Maroni in mattinata era stato molto deciso, il più chiaro di tutti gli esponenti del suo partito: “E’ il momento di cogliere questa occasione per fare pulizia” era stato il suo commento poche ore dopo le perquisizioni nella sede della Lega.  “Si tratta di una brutta vicenda iniziata tempo fa con indiscrezioni su operazioni diciamo strane – aveva aggiunto – ed è una conseguenza molto negativa su cui non si è fatta sufficiente chiarezza”.

Un concetto, quello di fare pulizia, ribadito con forza da Maroni, perché quanto accaduto “fa male alla Lega e ai suoi militanti”. “E’ il momento di fare una operazione di trasparenza e mettere le persone giuste al posto giusto” ha sostenuto Maroni, secondo cui, pur valendo il principio di innocenza, “l’inchiesta deve indurre il nostro amministratore a fare un passo indietro”.  Sull’attività investigativa degli inquirenti e le dimissioni di Belsito, inoltre, Maroni ha detto che “l’inchiesta in cui risulta indagato il nostro tesoriere mi sembra particolarmente importante, per cui credo che la risposta giusta che la Lega deve dare è un passo indietro volontariamente da parte dell’amministratore e la nomina di un amministratore verso cui abbiamo fiducia, che possa fare chiarezza sui conti, dirci davvero cosa è successo finalmente e prendere in mano la situazione“.

L’ex ministro dell’Interno, però, ammette anche le responsabilità del partito, sottolineando che sulla vicenda di Francesco Belsito, la Lega Nord poteva fare qualcosa prima. “L’abbiamo anche chiesto. Abbiamo chiesto in un consiglio federale che ci portassero i conti, che si facesse chiarezza e si facesse un passo indietro”. Le richieste di Maroni e dei suoi, però, non sono mai state accolte. E chi non ha ascoltato? “Chi doveva decidere” ha risposto il numero due del Carroccio.

Sull’inchiesta sul tesoriere leghista si stanno moltiplicando in queste ore le dichiarazioni scioccate e insofferenti di esponenti di peso del partito. Per esempio il presidente della Regione Veneto Luca Zaia che definisce l’intera vicenda come “raccapricciante”: “All’interno della Lega Nord è ora di fare chiarezza, di fronte ad una situazione raccapricciante che è un’agonia” sono le sue parole. “Mi sembra raccapricciante – ribadisce – tutto quello che si sta leggendo. E’ un’agonia, è ora di mettere parola fine: si faccia chiarezza e si faccia pulizia”. Per l’ex ministro dell’agricoltura “abbiamo l’obbligo di dimostrare ai cittadini e ai militanti che in Lega si svolge tutto in maniera corretta”.

Altrettanto nette le parole di Luciano Bresciani, assessore alla Sanità della Regione Lombardia: “Aspettiamo a vedere quello che succederà – afferma – ma io vedo un’azione dei giudici e basta”. “Oggi è di moda ‘l’indagamento’ – ha scherzato Bresciani – ma per me ogni persona indagata, fino a prova contraria, è innocente”. Tuttavia, mentre si leva qualche voce che ritiene sospetta l’attività dei magistrati, l’assessore leghista sottolinea che “i giudici hanno il dovere di fare le loro indagini. Vediamo poi se ci saranno dei colpevoli. Ma se su dieci indagati, ci saranno dieci innocenti allora qualche riflessione andrà fatta”.

L’eurodeputato padano Matteo Salvini, dopo aver contestato alla Finanza di essere intervenuta proprio nel primo giorno di deposito delle liste in vista delle elezioni amministrative di maggio, corregge un po’ il tiro: “E’ opportuno che chi è indagato faccia un passo indietro”. Ma torna sul suo pensiero già espresso in precedenza: “Un conto è l’opportunità di tenere i soldi in Padania anziché in Tanzania, e di questo sono assolutamente convinto; un altro è mandare venti finanzieri da Napoli a Milano nella sede della Lega nel giorno dell’avvio della campagna elettorale in tanti comuni del Nord, neanche fosse un covo di malavitosi. Un blitz così di solito scatta nelle operazioni anticamorra”. Ma se Belsito non lascerà l’incarico spontaneamente? “Tutto da vedere anche perché non c’è una prova che sia una – è sicuro Salvini – Un tale dispiegamento di forze a qualcosa dovrà portare, ma si può anche indagare in maniera diversa. Non si può non pensare che ci sia sotto qualcosa di diverso, a fini politici per colpire un grande partito di opposizione”.

La tempistica dell’azione delle Fiamme gialle, aveva dichiarato nelle scorse ore Salvini, “qualche dubbio di accanimento però lo fa venire”. Salvini aveva raccontato quasi in diretta la perquisizione della Finanza dai microfoni di Radio Padania.

La sintesi del pensiero all’interno della Lega Nord è probabilmente quello del capogruppo alla Camera Giampaolo Dozzo: “Io penso che Belsito farà le debiteconsiderazioni e molto probabilmente metterà a disposizione del movimento il mandato, ma sarà lui a decidere. Che posizioni dovevamo avere secondo voi? Abbiamo visto che la Procura ci considera parte lesa, quindi vediamo che sviluppi ci saranno. Io penso che ognuno deve pensare cos’è il bene del movimento, quindi, se Belsito ritiene di fare il bene del movimento faccia un passo indietro”. E così è successo.