When I find myself in times of trouble / Mother Mary comes to me…

Succede così, un amico ti manda un sms: “E’ morto Chinaglia”. Non ci crederesti nemmeno se fosse il 29 febbraio di un anno bisestile, perché mai dovresti crederci il primo d’aprile? Così lasci passare qualche ora, poi vedi la faccia di Felice Pulici alla Tv, e capisci che è vero. Un altro sms, sempre dello stesso amico: “In Inghilterra la Lazio del ’74 sarebbe un romanzo popolare”.

L’amico è romanista, ma che conta? È la pura e semplice verità. Un romanzo popolare, o un’epopea tragica che negli anni ha lasciato una scia di lutti, un dolore grande come la follia di quella squadra, undici uomini che non giocavano a calcio, scherzavano. Scherzavano con tutto, col pallone, con gli avversari, con le pistole, scherzavano con la vita. E quando poteva morire uno come Chinaglia se non il primo aprile di un anno bisestile?

And when the broken hearted people / Living in the world agree…

Te lo ricordi Cecco? Che finì sparato per scherzo, a ventott’anni, dal gioielliere Tabocchini? Te lo ricordi il Maestro? Che fece appena in tempo a vincere quello scudetto passandosi incredulo una mano sul viso in mezzo a un mare di bandiere, e quando quella mano si abbassò c’era già la faccia della malattia che lo guardava fisso negli occhi?

Tutto ha un ordine, anche la maledizione. E questa è l’unica storia calcistica al mondo in cui il tiro del destino è più imparabile di un calcio di rigore sparato nel sette. Mio zio mi ha chiamato alle cinque, è lui che mi accompagnò allo stadio la prima volta. Era un Lazio-Pistoiese di un secolo fa, era il vecchio Olimpico, senza copertura, con la gente che si riparava la testa dal sole facendosi i cappelli coi fogli di giornale. “Come stai?”. “Va bene, anche se martedì mi operano, ho dovuto interrompere la chemio”. Non sapeva niente manco lui di Chinaglia, presumo.

And when the night is cloudy / There is still a light that shines on me…

Ma adesso che lo sai, che cambia? È un altro pezzo di una storia mitica che svanisce. Ti avevamo perdonato tutto, Gio’, anche quel casino dell’85 quando credemmo che ci avresti portato l’America e invece ci lasciasti sull’orlo del baratro. Questa però no, Gio’, questa non te la perdono.

Let it be… Let it be…