É uno psicodramma online quello che ha investito i Giovani democratici, la giovanile del Pd. Un articolo in punta di penna li fa a fettine (“Abbiamo vent’anni, ma ne dimostriamo cinquantasei”) e porta migliaia di clic inaspettati al sito de L’Avanti! – testata online che sta cercando di darsi nuovo smalto dopo essere stata scambiata per il foglio truffaldino di Lavitola. I giovani Pd però non ci stanno, si arrabbiano, e dalle loro tastiere si scagliano contro l’autrice dell’articolo sfoggiando il solito repertorio destro-maschilista (“escort”; “psicopatica”). Ma ecco che scendono in campo altri navigatori a difesa della libertà di satira, i clic si impennano, i “condividi su Facebook” superano in scioltezza la soglia delle migliaia, e il caso è servito.

La polemica nasce su avantionline. it, sito che ci tiene a precisare: “Niente c’entriamo con l’imbroglio messo in piedi dall’esule volontario e dal fuggiasco Lavitola” il quale “con ingegno criminale mise in piedi un’operazione per accedere ai finanziamenti per l’editoria registrando una testata di egual nome alla nostra storica”. L’autrice del pezzo è invece la brillante Martina Alice de Carli, 32enne solitamente dedita agli articoli di moda e per una volta al servizio della satira politica – dopo il can can sollevato dal suo post, peraltro, si è trincerata dietro un forse eccessivo “no comment”.

Il suo articolo si intitola “Noi Giuovani Democratici e Dalemasessuali” ed è una divertente fenomenologia del “giovane democratico”. “Noi siamo giuovani democratici – la voce narrante che prende a prestito la prima persona plurale –, e liberalizziamo pensieri al plurale maiestatico. Lanciamo una fatwa contro Luca Telese ché su Twitter attacca il nostro Segretario. Se tocchi Bersani ti facciamo male. Se tocchi D’Alema ti muore la mamma. D’Alema è il più lucido pensatore del panorama politico italiano, e ha sempre ragione. Walter Veltroni non esiste”. Ce n’è per tutti: “Il nostro pilastro luddista, Stefano Fassina, è un eroe: sopravvissuto all’ostico ambiente bocconiano. Matteo Renzi è uno yuppie. Noi preferiamo la Cina agli Stati Uniti”. Non manca naturalmente il finto politichese: “Le primarie si devono svolgere solo sulla base di un accordo con le parti sociali. Il pensiero cattolico può aiutare il Partito democratico a sconfiggere le drammatiche piaghe del liberismo, della finanza, e del libero mercato”. “Indossiamo giacche larghe e stropicciate come le nostre occhiaie. Per San Valentino organizzeremo una veglia di lettura (perché chiamarla ‘ reading’?) dedicata alla storia d’amore tra Nilde e Palmiro”. E ancora, “le nostre amiche e compagne pensano all’articolo 18 non al tacco 12, e hanno deciso di non depilarsi le ascelle per ricordare l’insopportabile selva di contratti precari. Gli amish sono nuovisti. Pippo Civati è un trasgressivo. Prendere la birra al bar da soli, è bello. Non siamo eterosessuali. Non siamo omosessuali. Siamo dalemasessuali”. Una satira che ai giovani democratici fa male come sale sulle ferite – non così al segretario appena rieletto, Fausto Raciti, che replica senza astio su Facebok.

In molti sul social network si scagliano contro l’autrice che è “bionda”, “fa pena”, è “da prendere a schiaffi” in quanto “psicopatica” e “dannata decerebrata”. Online, naturalmente, altrettanti difendono la giornalista. Pippo Civati sul suo blog esprime “solidarietà a Martina e a tutti quelli che riescono ancora a non prendersi troppo sul serio”. Una categoria forse più rara tra alcuni giovani Pd, soprattutto tra quelli “dalle giacche larghe e stropicciate” che sognano una vita alla D’Alema.

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Il Fatto Quotidiano, 29 marzo 2012