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Venezia 83, l’Ucraina contro la Mostra del Cinema: “Il film ‘Dau’ non va proiettato, è propaganda per Putin”

Kiev ha protestato ufficialmente per l’inserimento nel programma della pellicola del regista russo Ilya Khrzhanovsky: "Strumento di guerra ibrida"
Venezia 83, l’Ucraina contro la Mostra del Cinema: “Il film ‘Dau’ non va proiettato, è propaganda per Putin”
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Quel film è uno “strumento della politica statale” del Cremlino e non s’ha da proiettare. L’Ucraina ha protestato ufficialmente per l’inserimento del film Dau del regista russo Ilya Khrzhanovsky nel programma dell’83esima Mostra del cinema di Venezia. “In un momento in cui la Russia continua la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina, distruggendo sistematicamente le nostre città, il patrimonio culturale e l’identità nazionale, concedere a un progetto legato allo Stato russo e alle sue reti di influenza una delle più prestigiose piattaforme culturali del mondo manda un segnale estremamente preoccupante”, ha dichiarato il ministero degli Esteri ucraino.

Secondo Kiev, la partecipazione di Dau non deve essere considerata una questione di censura, ma alla luce del modo in cui Mosca utilizza la cultura come mezzo della propria “guerra ibrida“. Il ministero ha quindi invitato la Mostra di Venezia e più in generale la comunità culturale internazionale a riconoscere la natura politica dei progetti culturali legati alle reti di influenza del Cremlino e a non considerarli neutrali.

Dau è un progetto cinematografico e artistico avviato nel 2006 da Khrzhanovsky e inizialmente concepito come un film sul fisico sovietico Lev Landau. La grande quantità di materiale prodotto ha portato alla realizzazione di diversi film e progetti paralleli. Per le riprese venne costruito a Kharkiv, nell’Ucraina orientale, un enorme set che riproduceva un istituto di ricerca sovietico, dove vissero centinaia di attori professionisti e non professionisti. Il progetto ha suscitato forti polemiche anche per le accuse di sfruttamento dei partecipanti e per le condizioni psicologicamente pesanti a cui sarebbero stati sottoposti durante le riprese. Il film destinato alla Mostra di Venezia comprende materiale girato tra il 2008 e il 2011 insieme a nuove riprese.

“Il progetto – sostiene l’ambasciata ucraina – è stato finanziato dall’imprenditore russo Sergei Adoniev, sottoposto a sanzioni da parte degli Stati Uniti e dell’Ucraina e con legami comprovati con il regime di Vladimir Putin“. Khrzhanovsky “ha diretto un progetto culturale finanziato da oligarchi russi legati al Cremlino, che ha ricevuto ampie critiche da parte di intellettuali ucraini e internazionali. L’interprete del ruolo principale nel film, Teodor Currentzis, ha accettato la cittadinanza russa conferitagli da Vladimir Putin e ha sviluppato la propria carriera musicale grazie a finanziamenti provenienti da banche statali russe sottoposte a sanzioni e da istituzioni culturali statali”.

Il regista è già stato al centro di controversie in Ucraina. Nel 2020 la sua nomina a direttore artistico del Babyn Yar Holocaust Memorial Center di Kiev aveva provocato forti reazioni. Il ministero degli Esteri ucraino ha inoltre ricordato il ritorno fortemente contestato della Russia alla Biennale d’arte di Venezia nella primavera di quest’anno, con un padiglione affidato a una commissaria nominata dal Cremlino e un programma comprendente artisti noti per il loro sostegno alla guerra russa contro l’Ucraina.

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