“E’ chiaro che su quel che c’è di buono e su quel che c’è da migliorare e da correggere dovrà pronunciarsi seriamente il Parlamento”. Pier Luigi Bersani scrive su Twitter la sua posizione in merito alla riforma sul lavoro che in queste ore sta spaccando il Partito democratico. Al centro l’articolo 18 e il reintegro che il segretario chiede anche per i licenziamenti per motivi economici, perché “non ci possono essere discriminazioni tra disciplinare e economico”. In sostanza, per il leader Pd, deve decidere il giudice se disporre un indennizzo o il reintegro al lavoro.

Sui social network e le pagine ufficiali degli esponenti di centrosinistra intervengono anche gli elettori. La maggior parte si schiera contro la proposta del governo Monti e chiede l’allineamento alle posizioni della Cgil di Susanna Camusso. Pochi di loro dicono sì alla riforma, di cui evidenziano gli aspetti positivi sulla riduzione della precarietà e sulle partite Iva “fantasma”. Certamente chiedono che il partito esprima una posizione chiara.

Tra i commenti che compaiono in risposta al tweet di Bersani, tanti fanno muro intorno all’articolo 18. Ma si alza anche qualche voce contraria: “Spero che il PD non si faccia promotore delle solite conservative e corporative richieste della Cgil”, scrive Gianluca. Una posizione che, però, tra decine di messaggi, rimane isolata. Sulla sua pagina facebook, il segretario preferisce postare uno status sull’incontro con gli amministratori delle marche che nulla ha a che fare con il tema del giorno. Ma chi lo segue online parla di lavoro e Maurizio gli ricorda la gaffe: “Siete sempre sul pezzo. C’è il più grande sindacato italiano che ha indetto uno sciopero che è solo contro il governo di cui voi fate parte. Questa volta non ci saranno sconti. Qualcuno parla di Vietnam tanto noi non abbiamo più nulla da perdere. Ora potete perdere solo voi”. Prosegue Ilaria che si domanda “chissà quando vi deciderete a prendere una posizione condivisa!” e Francesco ricorda che la posta in gioco è alta: “Fate qualcosa contro la calamità della modifica all’art. 18, altrimenti il pd sparirà”.

Critiche anche sulla pagina del Pd dove prevale la linea conservatrice. “La Cgil non è isolata nel Paese – puntualizza Ignazio-, i lavoratori difenderanno l’art. 18 dello statuto dei lavoratori”, altri minacciano di non votare più Pd (“provate ad avallare la porcata di Monti e vederete quanti voti perderete”) ma fa capolino anche qualche commento sulle innovazioni positive della proposta di Fornero: “La riforma non è solo l’articolo 18 – nota Cristian-. Contiene norme contro la precarietà importantissime per salvare intere generazioni. Le leggi che hanno creato abusi sull’utilizzo dei contratti a tempo determinato, sugli stage e sui co.co.pro. sono passati nel silenzio totale dei sindacati. Dov’era la Cgil quando milioni di giovani venivano sfruttati e sottopagati? Mi auguro che il Pd faccia solo emendamenti lievemente correttivi ma lasci così com’è il senso di questa manovra”.

Difficile per gli esponenti di centrosinistra trovare al momento una posizione condivisa. Sull’account twitter di Enrico Letta qualche follower chiede addirittura al vicesegretario del Pd di convincere l’amico “conservatore” Stefano Fassina che sulla sua pagina facebook raccoglie il sostegno di chi lo segue online.

Alla luce delle spaccature interne, commenti degli elettori a parte, la considerazione di Pina Picierno non può che essere condivisibile. “E cmq – twitta la deputata- mi sa che la direzione del #Pd di lunedì sarà molto interessante #lavoro #articolo18”.