Operazione facile quella di Fabio Fazio nel momento in cui intervista il Direttore di Equitalia, Attilio Befera. Facile perché Fazio si è ben guardato dal fare l’unica domanda che forse avrebbe messo in crisi lo stesso Befera sul tasso di sistematica evasione da parte del suo datore di lavoro: lo Stato e la pubblica amministrazione.

Come si è più volte scritto, se Befera fosse un inglese e operasse in Inghilterra il suo ragionamento sarebbe inattaccabile. Ma, purtroppo per lui, opera in Italia dove il tasso di sistematica violazione dei contratti stipulati da parte della pubblica amministrazione, lo sappiamo, ne fa un contraente gaglioffo che si spera di non incontrare mai nel corso della vita.

Lo Stato ragiona così: mi hai reso un servizio e lo hai fatturato? Aspetta. Alla peggio rivolgiti ad un legale e, prima di arrivare in tribunale vedrai che ci mettiamo d’accordo; ti pago tutto, senza interessi e spese legali. Lo stato fa questo perché, dalla sua, ha un’altra parte di stato ( la giustizia ) che per tempi e capacità decisionale è ancora più lenta dei pagamenti di cui sopra.

Rovesciamo la situazione: cittadino ( o azienda ), devi soldi allo stato? Bene pagherai lo stesso tributo addizionato da interessi, sanzioni, agi e more che fan sì che lo possa ricordare a lungo. Procedure speciali, iter giudiziari esclusivi, rendono molto efficace questa minaccia.

Questa era la domanda che Fazio avrebbe dovuto porre a Befera. Magari chiedendo perché non si promuovesse, all’interno del “ do ut des”, stato/cittadino, la regola della compensazione.

Ma Fazio è, e rimane, un curato di campagna. Benedice e nulla più.