di Gloria Origgi | 24 gennaio 2012
Primavera araba senza facebook
Io traducevo per Micromega il blog del mio amico Aalam Wassef, artista, web designer, genio delle nuove tecnologie, cittadino globale multilingue, grande cantante (ascoltate la sua voce calda nel video di YouTube dove spiega quel che è successo un anno fa). Aalam sapeva bene che la rivoluzione non era iniziata quel giorno e che non sarebbe finita con la caduta di Moubarak.
Aalam Wassef è un simbolo e un sintomo di questa rivoluzione, ancora oggi in corso, oppressa dai militari, soffocata tra le bugie locali e le ipocrisie ed eccessive cautele internazionali. Lui, come migliaia di altri cairoti, è su Facebook perché è già un nuovo cittadino. Chi va su Facebook? Chi non ha paura di dichiarare chi è, chi non è oppresso dal papà, dalla mamma, dal datore di lavoro che potrebbe usare le informazioni online contro di lui, chi parla le lingue (perché un Facebook solo in arabo, o in italiano, o in urdu, sarebbe molto limitato!).
Facebook, Internet e i network sociali che hanno permesso a me e Aalam di lavorare per anni insieme sentendoci tre volte al giorno, mentre io ero sotto la tempesta di neve a New York e lui mi mostrava con Skype le piramidi che si vedono dal giardino della casa di sua madre, hanno bisogno di gente già nuova per esistere.
Internet non cambia il mondo: Internet è fatto e usato da chi, nel mondo, è già cambiato




