La Germania proiettata al futuro deve fare i conti col passato: “l’esercito più forte d’Europa” fermo in officina per riparazioni e mancanza di pezzi di ricambio
L’arretrato delle riparazioni compromette apparentemente la prontezza operativa dell’esercito tedesco. Mentre la Germania vuole rafforzare le proprie truppe, fino a portarle ad essere le più forti d’Europa quantomeno con equipaggiamento convenzionale entro il 2029, ricambi mancanti e responsabilità poco chiare in seno al fornitore di servizi Heeresinstandsetzungslogistik GmbH (HIL) di Bonn, responsabile della messa a punto di importanti sistemi d’arma, pongono a rischio gli stessi obblighi in seno all’Alleanza Atlantica. Il ministro della difesa Boris Pistorius (SPD) nella Commissione parlamentare difesa poche settimane fa aveva sottolineato che “negli ultimi anni sono stati effettuati così tanti acquisti, come in realtà mai prima”, ma solo il comperare mezzi non garantisce la prontezza operativa delle forze armate, devono essere assicurati anche sufficienti pezzi di ricambio per le attrezzature. Un rapporto interno di HIL, il cui contenuto è stato diffuso da WDR, NDR e SZ, denuncia che soprattutto per quanto riguarda i veicoli corazzati dell’esercito c’è un enorme e pericoloso arretrato nelle riparazioni.
La società di proprietà federale HIL è responsabile della manutenzione dei principali equipaggiamenti militari; l’acquisto dei pezzi di ricambio è invece demandato all’Ufficio per l’equipaggiamento delle Forze armate. Secondo quanto emerge dal rapporto HIL e riporta la ARD, mancano strutture contrattuali a lungo termine con l’industria; perciò, sussistono difficoltà nella reperibilità dei pezzi di ricambio in quantità adeguate e molti sistemi non sono operativi o lo sono solo in misura limitata. L’Ufficio per l’equipaggiamento dell’Esercito non ha cioè compiuto sforzi sufficienti per garantire catene di fornitura affidabili e componenti critici – quali pulegge di rinvio, unità di controllo o gruppi elettrogeni per veicoli corazzati – non sono stati reperiti in quantità adeguate. La situazione sarebbe talmente grave da far prevedere una limitazione permanente della prontezza di impiego di mezzi chiave.
Secondo il sito web di HIL (alla voce Untenehmen/Aufgaben) la sua missione è garantire la costante disponibilità di almeno il 70% dei sistemi di cui cura la manutenzione, assicurandone l’impiego in caso di guerra. Per contro, in seguito a intense esercitazioni dell’Esercito, la disponibilità di alcuni veicoli scenderebbe fino al 30%. Secondo le valutazioni interne di HIL, raccolte dai media tedeschi, nel mese di maggio solo la metà della flotta complessiva di obici semoventi “Panzerhaubitze 2000” risultava operativa. Analogamente, nello stesso mese, quasi la metà dei veicoli da combattimento “Marder” e dei veicoli corazzati su ruote “Boxer” risultava impegnata in cicli di manutenzione e riparazione. Il ministero della Difesa, per ragioni di riservatezza, non ha rilasciato commenti alla ARD. HIL conta 3.337 dipendenti, con una rete di 84 sedi in tutta la Germania, circa 842 milioni di euro di fatturato e dal giugno 2013 è una controllata al 100% del dicastero della Difesa. Nonostante la supervisione ministeriale, la direzione di HIL dovrebbe gestire le attività quotidiane in autonomia, così da poter impiegare le risorse in modo efficace. Peraltro, nei fatti, indica il rapporto interno, funzionari ministeriali si recano costantemente presso le sedi operative di HIL assegnando nuovi compiti ai lavoratori, scavalcando i loro diretti supervisori aziendali, erodendo così l’attività amministrativa del management.
Il rapporto interno di HIL rivela tuttavia solo il sintomo di un problema più ampio legato alla “svolta storica” impressa già dal Governo Scholz: l’esecutivo sta spingendo per l’acquisizione su larga scala di nuovi sistemi d’arma, ma l’attuale infrastruttura logistica delle forze armate non è stata concepita per gestirla. Insufficienti persino le strutture di rimessaggio idonee per i nuovi mezzi pesanti, con molti veicoli parcheggiati all’aperto col rischio che le condizioni meteorologiche – oltre al crescente numero di esercitazioni e alla normale usura – aggravino ulteriormente la situazione. L’esecutivo, dopo la perdita di immagine per il definitivo tramonto del progetto FCAS, di cui peraltro spera di salvare il cuore dell’integrazione digitale, sul fronte del rilancio delle forze armate può concretamente fregiarsi dell’andamento finora senza intoppi delle esercitazioni previste fino a venerdì dei Tornado nell’aeroporto di Amburgo. Decolli e rifornimenti a fianco dei voli di linea in previsione che in un conflitto le sedi dell’aeronautica possano essere colpite e la flotta debba essere in grado di usare la logistica civile.