Sono passati quattro giorni dal naufragio e ammutinamento della Costa Concordia. Quattro giorni di ricerche affannose, ma alla cieca: i soccorritori non sanno ancora con esattezza quante persone vanno a recuperare, dieci, venti, quaranta. Un numero che varia, di giorno in giorno. Sabato erano 60, domenica 41, lunedì 17, oggi, fino alle nove di sera erano 24, adesso sono 28, dice infine la prefettura di Grosseto. “Numero tuttora in corso di aggiornamento”, specificano sul sito.

Il motivo di tanta incertezza? Esiste una lista passeggeri, ma non è aggiornata. Né una lista passeggeri e nemmeno quella di una parte dell’equipaggio composto da stranieri, filippini, cinesi, peruviani, addetti alle mansioni di terza classe. Circostanza che in parte il presidente e amministratore delegato di Costa Crociere Pierluigi Foschi non riesce a smentire.

La sua conferenza stampa improvvisata all’isola del Giglio è servita soprattutto a ribadire l’immagine della società che amministra. Senza però rispondere ai numeri, ai familiari di quelle che oggi, al quarto giorno di ricerche, sono potenziali vittime del naufragio e dell’ammutinamento del comandante Francesco Schettino al quale il dottor Foschi aveva affidato la sua nave ammiraglia. “Anche un morto solo è un morto di troppo, ma dobbiamo affrontare, purtroppo, questa realtà”. E il numero di dispersi che varia ogni giorno, cresce e decresce in maniera inusuale? “Stiamo lavorando in una situazione di emergenza – ha risposto l’ad di Costa al fattoquotidiano.it – e non vogliamo nascondere niente a nessuno”. A chi gli chiedeva se c’è ancora la speranza di trovare qualcuno in vita Foschi ha risposto: “La speranza è sempre con noi”.


(video di Giulia Zaccariello)

Ma il dato è che la prefettura fa riferimento a una lista passeggeri approssimativa, fondata soprattutto sui nomi “rivendicati”, cioè di cui sono state chieste notizie dai familiari o dai consolati. Solo nelle ultime ore sembra prendere piede l’ipotesi più credibile fino a oggi, quella delle 28 persone, ma fino a questo momento è stato il buio più assoluto.

Il capo dipartimento della Protezione Civile nazionale, Franco Gabrielli, lo ha spiegato nella sua rapida apparizione all’isola del Giglio nel pomeriggio. “Noi non abbiamo la lista ufficiale dei passeggeri che sarebbe a bordo della nave e deve essere recuperata”, ha detto. Un paradosso, ma è così: la compagnia Costa, e neppure le autorità di polizia, chiedono una lista precisa prima della partenza, come invece avviene sugli aerei. Solo in serata, dopo che Foschi e la Costa sono stati messi alle strette sul tema, dai giornalisti, certo, ma soprattutto dai soccorritori, è stata aggiornato un numero che potrebbe essere definitivo.

Fonti della capitaneria di porto spiegano comunque di non sapere se il numero 28 sia definitivo. “L’incognita”, spiegano al fatto.it, è quanti realmente siano i lavoratori a bordo di cui nessuno ha denunciato la scomparsa. Nomi che potrebbero essere sfuggiti anche alla compagnia stessa, non ci meraviglierebbe un’ipotesi del genere”.

Gabrielli, intanto, ha anche parlato delle operazioni di soccorso, che stanno avvenendo “in condizioni molto complicate, si tratta di una nave che è letteralmente capovolta, e perlustrarla è molto difficile e pericoloso, noi non vogliamo soccorritori kamikaze”. La ricerca di eventuali sopravvissuti “è prioritaria, poi penseremo all’emergenza di carattere ambientale”. Un intervento per il quale “ci vorranno giorni, a seconda delle condizioni meteo marine”.

Condizioni meteo, ma soprattutto verbi al condizionale. L’unica certezza è che al Giglio, a pochi metri dall’imboccatura del porto, c’è una nave che potrebbe nascondere cadaveri. E nessuno sa ancora quanti. Resta un’anomalia con pochi precedenti. Nel 1991, quando il Moby Prince finì contro la petroliera Agip Abruzzo, la lista dei passeggeri venne divulgata attorno all’una del mattino, quando ancora la nave era in mare aperto. Nomi, cognomi, città d’origine: 140 dispersi e un superstite. Il dato non cambiò mai.